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IL FILO NASCOSTO regia di Paul Thomas Anderson

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stratoZ     9 / 10  20/04/2026 17:48:14 » Rispondi
ATTENZIONE POSSIBILI SPOILER

Uno dei miei film preferiti del nuovo millennio, uno dei miei preferiti di PTA, non ho problemi a definirlo un capolavoro, personalmente lo trovo una delle più belle storie d'amore mai trasposte, un film cinico, quasi sadico, spietato, che mostra il rapporto di dipendenza tra due amanti con un carattere che definire peculiare è un eufemismo, è un film che tramite un efficacissimo uso della semantica mette a nudo una natura umana egoista e di convenienza, torbida e senza speranza, un amore disilluso e lontano dagli idealismi tipici dei media occidentali, la splendida messa in scena, così formale, così equilibrata, così elegante, così colorata, è la perfetta rappresentazione di quella che è l'apparenza che i personaggi si creano attorno ed agisce tramite un contrasto atto a scavare nei posti più bui della loro psiche.

Daniel Day Lewis interpreta Woodcock, un talentuosissimo stilista che nell'Inghilterra del dopoguerra disegna vestiti di assoluta qualità per clienti importanti, tutti appartenente all'alto ceto, tra aristocrazia e borghesia, con estrema dedizione al lavoro ed un attaccamento alla routine patologico, vivendo quasi in simbiosi con la sorella, sua fidatissima assistente, che gestisce buona parte della sua vita, dando poca importanza alla vita privata, frequentando donne per un breve periodo salvo poi abbandonarle per non sottrarre troppo tempo all'attività lavorativa, il punto di svolta avviene quando incontra Alma, una modesta cameriera, taciturna e timida, dalla quale è subito attratto, iniziando una relazione ambigua che si muove in bilico tra la sfera lavorativa e quella sentimentale, emblematico è il primo appuntamento tra i due che in fondo consiste in una cena che si evolve in una sessione di lavoro col protagonista che inizia a prendere le misure sulla donna per il prossimo vestito, chiara ossessione nei confronti di una routine che non riesce a scalfire, trasformando un momento sulla carta di svago in qualcosa di impegnato, è così che inizia la convivenza tra Woodcock, Alma e la sorella Cyril, con quest'ultima che è una presenza ingombrante nella vita di coppia dei due, che ai fan di Hitchcock può ricordare la Signora Danvers di Rebecca, con la narrazione che pian piano costringe il personaggio di Alma ad uscire dal suo guscio di timidezza, determinata a cambiare una situazione tossica quanto paradossale, cercando in ogni modo di attirare le attenzioni di Woodcock, provando a restare sola con lui, passare qualche serata in intimità, ma l'insieme dei tentativi sembra essere velleitario, visto l'estremo attaccamento alla routine del personaggio che arriva a rovinarsi la giornata per qualche rumore in più a colazione, ma ben presto i meccanismi iniziano a cambiare.

La bellissima sceneggiatura si occupa di descrivere minuziosamente le personalità dei due, Woodcock in particolare, uomo con diversi traumi alle spalle, la mancanza di una figura femminile di riferimento come la madre, a cui era legatissimo, ed il rapporto con la sorella, confluiscono in una psiche che vuole mostrarsi forte a tutti i costi e non vuole lasciare trasparire la minima debolezza, Alma in questo senso è una figura dolce, dai tratti materni, che tuttavia non riesce a penetrare la corazza del personaggio fin quando non si trova in una situazione in cui ha un bisogno fisico di assistenza, l'avvelenamento causato a Woodcock diventa una sorta di trucco per finalmente vedere un riconoscimento ed apprezzamento della propria persona, elemento che tuttavia col passare del tempo e con la ripresa dell'uomo sembra nuovamente svanire, basti vedere le sequenze riguardanti la festa di capodanno, è così che tra i due si instaura un rapporto che sembra aver abbattuto i filtri del buonsenso e dell'etica, andando a lasciare scoperta la parte della psiche più tormentata, il finale è una chicca assoluta, che mostra il paradosso di un personaggio che accetta di stare malissimo fisicamente pur di sentirsi legittimato ad essere coccolato dalla moglie, regredendo ad uno stato infantile in cui il lavoro e le preoccupazioni della vita adulta per una volta, sembrano sparire, un compromesso agghiacciante quanto brutalmente onesto riguardo la natura umana.

Ovviamente, nemmeno a dirlo, PTA impone una regia stupenda, con una camera spesso in movimento, tra qualche bel carrello ed i suoi eleganti movimenti ad avanzare lentamente, bellissime composizioni del quadro, alcune di natura pittorica, come le diverse nelle stanze delle prove mentre viene cucito il vestito addosso alle modelle, o ancora lo stupendo frame post festa di capodanno con tutti i palloncini, una fotografia satura, dai colori pop, adattissima per la tematica del mondo rappresentato ma in aperto contrasto con le peculiarità dei personaggi, ed ovviamente è impossibile non parlare di Daniel Day Lewis, nell'ennesima interpretazione leggendaria, il suo personaggio così tormentato, estremamente stratificato, che riesce a trasmettere la sensazione di disagio che si porta dentro e che a tutti i costi vuole nascondere, attore incredibile, ma tutto il cast di contorno è altrettanto bravo , così come la colonna sonora al piano di Johnny Greenwood, un accompagnamento continuo che sfrutta i silenzi per creare una fortissima enfasi che valorizza enormemente la tensione emotiva.

Capolavoro.