Kit Carson 6½ / 10 04/05/2026 23:09:39 » Rispondi Un'esperienza sonora affascinante, ma il finale non regge del tutto.
Ian Tuason esordisce nel lungometraggio con un'idea coraggiosa e minimalista: una ragazza, sola, in una casa quasi vuota accanto alla madre morente, ascolta registrazioni inquietanti per il suo podcast sul paranormale.
Il punto di forza del film è il sound design, davvero notevole. Tuason usa il silenzio, i rumori ambientali e le voci fuori campo per creare un senso costante di minaccia, trasformando l'ascolto nel vero motore della tensione. La scelta di tenere tutti gli altri personaggi fuori scena - presenti solo al telefono - genera una claustrofobia originale ed efficace.
Nina Kiri regge quasi da sola il film, con un'interpretazione fisica e intensa: stanchezza, colpa e paura passano soprattutto attraverso il volto e il corpo.
Il limite è che un'idea così forte funziona benissimo all'inizio, ma fatica a sostenere tutta la durata. Dopo circa 50 minuti la ripetizione inizia a farsi sentire, e il climax finale, dopo una costruzione lenta e intelligente, risulta più frettoloso del previsto e meno soddisfacente.
Resta comunque un esordio promettente, firmato da un autore con sensibilità e personalità. Più un ottimo esercizio di stile che un film pienamente compiuto, ma abbastanza riuscito da far venire curiosità per il seguito della sua carriera.