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MICHAEL (2026) regia di Antoine Fuqua

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Kit Carson     5½ / 10  09/05/2026 22:40:38Nuova risposta dalla tua ultima visita » Rispondi
Michael nasce già sconfitto. Fuqua mette in scena un biopic quasi privo di sottigliezza, che segue la parabola del giovane Re del Pop fino alla metà degli anni Ottanta, lasciando deliberatamente nell'ombra tutto ciò che ha reso la figura di Jackson così irrisolvibile: gli scandali, le accuse, la psicologia abissale di un eterno Peter Pan che non ha mai smesso di essere un bambino - nemmeno nei suoi lati più oscuri.

Il cast non manca di buone intenzioni. Colman Domingo offre l'unica presenza scenica autentica nei panni di un Joe Jackson caricaturale ma magnetico, mentre il giovane Juliano Krue Valdi ha grazia e naturalezza. Jaafar Jackson - scelto per ovvia somiglianza - ha carisma nei numeri musicali, ma recita le scene drammatiche con gli occhi da cerbiatto di chi non sa bene dove guardare. La sceneggiatura lo costringe in un ruolo messianico insostenibile: Michael che illumina i bambini negli ospedali, Michael che vuole fermare le guerre di strada con la danza. Il tutto senza mai una crepa, un dubbio, un'ombra credibile.

Il paradosso più clamoroso è che l'assenza delle accuse non le cancella: le rende più presenti. Ogni scena con un bambino piomba nella sala un silenzio di ghiaccio, il silenzio di chi sa e aspetta che il film affronti ciò che sistematicamente evita. Non lo fa. E così Michael produce l'effetto opposto a quello cercato: anziché riabilitare l'immagine del cantante, la rende più equivoca, più inquietante.

Va detto con chiarezza: giudicare questo film senza tenere conto di ciò che deliberatamente omette sarebbe un esercizio di buona fede mal riposto. Un ipotetico secondo capitolo sugli anni Novanta e i processi rimane una promessa sospesa nel nulla. Allo stato attuale, questo è il film che esiste, e allo stato attuale è profondamente insufficiente - un film musicale confezionato con mestiere, ma senza coraggio.

Ma Janet?