Il solito filmetto mediocre di Milani, una delle innumerevoli commedie italiane che si diverte a prendere in giro il malcostume della nostra politica senza riuscire mai ad affondare il colpo, lasciando quella critica superficiale che fa lievemente riflettere, ma non risulta troppo sovversiva, una sorta di commedia impegnata per i sessantenni che bazzicano Rai 1 e dopo il film si guardano Porta a porta.
Partendo da un soggetto iperbolico ma interessante, il film narra le vicende di questo tale Giuseppe Garibaldi, uomo un po' vecchio stampo che proviene da un paesino di montagna che viene per sbaglio nominato Presidente della repubblica, in seguito ad uno scherzo dei parlamentari, dopo aver ricevuto pressioni per le immediate dimissioni, il protagonista deciderà di continuare il mandato che gli è stato affidato, cercando di fare giustizia e migliorare il più possibile la vita dei cittadini, da qui il film butta nel calderone un'infinità di argomenti, spaziando tra populismo e benaltrismo, col protagonista che ha una sorta di bacchetta magica che velocemente risolve tutti i problemi dell'Italia facendosi nemica l'intera classe politica, passando dalla critica agli stipendi ed ai privilegi dei politici, all'ascolto attivo dei cittadini, precedentemente mai preso in considerazione, fino a diverse imbarazzanti sequenze di incontri con i capi di stato degli altri paesi che decidono di regalarci miliardi su miliardi solo perché Claudio Bisio è gioviale nell'accoglienza, vabbè.
L'elemento lievemente interessante è il contrasto tra i formalismi tipici della carica e la umile estrazione del protagonista, che tuttavia riporta ad un concept stra abusato che critica il rigido protocollo e l'estremo cerimonialismo, mettendo in risalto quanto l'eleganza e la formalità non coincidano per forza col valore e la bontà della persona.
Per il resto, ci sono altri ingredienti da buttare nel calderone, come la banalissima storia d'amore con la sua assistente, inizialmente estremamente rigida che poi si scioglierà di fronte alla spontaneità del protagonista, il losco infangatore che si occupa di trovare gli scheletri nell'armadio dei politici, fino ad un finale che ho trovato abbastanza imbarazzante, quel monologo al parlamento in cui decide di non procedere con le denunce per tutte le infamate che i politici hanno fatto - dopo aver fatto tutto quel casino, vabbè - cercando la tipica roba motivazionale nei confronti del popolo.
Film dalle intenzioni sulla carta interessanti, ma è il classico caso nel quale si tira il sasso e si nasconde la mano, dimenticabilissimo.