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MEPHISTO regia di István Szabó

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stratoZ     8 / 10  15/05/2026 13:04:45 » Rispondi
ATTENZIONE POSSIBILI SPOILER

Bellissimo film di Ivan Stazbo, ambientato nella Germania durante l'ascesa del nazismo, è un film che mette al centro di tutto la figura dell'attore, con un Klaus Maria Brandauer che catalizza l'attenzione su di sé, fin dalle prime battute, nelle quali viene attentamente tratteggiato il personaggio, artista e pensatore di sinistra che mostra un'attitudine particolarmente opportunista, la sua scalata al successo in campo professionale coincide con lo sviluppo di relazioni in campo sentimentale, dividendosi tra moglie e amante, questa sua infedeltà coniugale presto diventerà specchio dell'infedeltà ideologica, in fondo entrambe derivano da bisogni atavici, l'iniziale etica della fedeltà verso la moglie viene annientata dall'impeto sessuale, ma anche dallo stesso ego del personaggio, discorso molto simile col suo idealismo, tanto sbandierato nella prima parte di film che ma andrà ad adattarsi al contesto del periodo, facendo emergere il bisogno di riconoscimento e successo ben sopra i principi del personaggio, ed è tutto qui il contrasto del film, che ho trovato efficace nel descrivere questo eterno contrasto, la volontà di opporsi del personaggio che ben presto viene levigata da un potere che fa gola allo stesso, viene annientata dalla comodità di stare dalla parte del più forte e raggiungere tutto subito, viene sommersa dalle buone maniere del primo ministro che esattamente come Mephisto, tenta il personaggio, creando un indissolubile filo conduttore tra la finzione e la realtà.

E l'altro argomento splendidamente trattato è proprio questo, il rapporto dell'arte col potere, l'ascesa del nazionalsocialismo trattata dal punto di vista dei teatranti, che vedrà un esilio degli artisti contrari alla dittatura ed il fiorire di quelli che vanno dalla parte di quest'ultima, d'altronde i totalitarismi l'avevano capito bene, la propaganda è tutto, e l'arte qui si fa pian piano mezzo di propaganda, piegandosi ed accettando i valori imposti dall'alto, la valorizzazione delle opere nazionali, un vincolo artistico che si ripercuote sul teatro, la seconda parte è un efficace contrasto tra le barbarie, in questo caso ideologiche, del regime e la pazienza del protagonista, in un tira e molla tra la sua coscienza e la sua pazienza, per resistere il più a lungo ed ottenere dei vantaggi, pur dovendo sopportare avvenimenti terribili.

Diverse belle sequenze d'impatto, quasi del tutto girato negli ambienti teatrali, rimangono impressi l'incontro col Primo Ministro, in cui la regia crea uno splendido lavoro tramite il paraverbale ed il linguaggio del corpo, ribaltando i ruoli di potere, addomesticando velocemente l'artista ribelle ma anche le varie rappresentazioni del Faust, con una splendida fotografia che predilige il rosso, tra tendoni, sedili e via dicendo, colore qui collegato alla brama di potere, al fascino del male, mefistofelico esattamente come dovrebbe essere il protagonista, ma che finisce in trappola di un male ben più grande di quello rappresentato.

Bellissimo.