Film atipico nell'opera di Minnelli, che da un lato è apprezzabile per il tentativo di andare oltre il suo stile colorato e radioso, dall'altro, a mio parere, mostra una certa goffagine nella realizzazione, l'ho trovato un film fin troppo verboso, ingiustificatamente lungo, una messa in scena sulla carta buona, anche per via degli ottimi attori a disposizione, che però si annacqua via via nei meandri di una sceneggiatura logorroica che toglie ogni tipo di evocatività al film, lasciando soltanto numerose sequenze di dialogo verso le quali è abbastanza facile perdere interesse.
Eppure era partito bene, con la sequenza iniziale in Argentina, col capofamiglia, ambientata anni prima, durante l'ascesa del nazismo e con l'infausta previsione, con la visione dei quattro cavalieri a presagire la tragedia, ecco forse questa, assieme al finale con la riproposizione identica, sono i momenti che riescono a restare impressi, il resto è un film che non riesce mai a spiccare il volo, che narra di intrecci familiari correlati alla guerra, con la famiglia spaccata tra le due fazioni, invasori e resistenza, senza tuttavia mai riuscire a creare un pathos emotivo che spicchi, risultando interessante, seppur non particolarmente originale, nella sua aspra critica agli alti ranghi dei belligeranti, descrivendo i loro vizi e le loro ipocrisie, mostrando chiaramente come non siano disposti a sacrificare i loro privilegi per la causa quanto soltanto mandare al macello chi sta più sotto.
Nelle parti finali il film ricerca una forte enfasi ed epicità, riuscendoci in parte, venendo minata da una parte centrale che personalmente ha fatto scemare l'interesse, detto questo, apprezzabili le interpretazioni, da Glenn Ford alla Thulin, da Cobb a Henreid, meno l'impianto scenografico che ho trovato fin troppo invadente, con quei colori saturi, un rosso a tratti fastidioso per gli occhi.