L'ultimo film di Kubrick è un affascinante viaggio dallo stile ipnotico nella contemporaneità, mi è sempre piaciuto il mood spesso in bilico tra sogno e realtà che il film vuole trasmettere, uno dei classici late night movie pieno di splendide sequenze, dallo stile dilatato e lievemente straniante, con una colonna sonora stupenda che aumenta l'immersività del film, andando a toccare efficacemente le tematiche correlate all'erotismo, al potere, al desiderio, alle convenzioni medio borghesi, tramite una narrazione che riesce a scandire benissimo i tempi, passando da momenti di stampo introspettivo nei quali il protagonista rimane solo con la propria coscienza in una New York notturna ad altri di lieve tensione con una componente paranoica notevole.
Partendo da una celebre novella di inizio novecento Kubrick adatta il racconto all'America di fine anni novanta, il film narra di questa coppia borghese, con lui medico affermato che tutto sommato se la passa bene economicamente, avendo un discreto appartamentino vicino Central Park, una bella moglie ed una figlia, è nel periodo natalizio che vengono invitati da questo facoltoso cliente ad una grande festa, nella quale entrambi vengono presto tentati da altre persone verso le quali traspare una certa tensione sessuale, è qui che il protagonista viene a contatto con il primo dei tanti retroscena del film, col proprietario che avrà bisogno del suoi aiuto da medico per rianimare una ragazza con la quale stava facendo giochetti erotici ed è andata in overdose, nelle sequenze successive la regia propone un'immersione all'interno del desiderio sessuale nella quotidianità, indugiando su nudi e momenti di tentazione, che possono essere coniugali come quelli tra la Kidman e Cruise, o extraconiugali, come accade con qualche avvenente paziente, per esempio, è durante una serata in intimità, tra una cannetta e l'altra che la coppia affronta un discorso scottante nel quale la moglie, fino a quel momento considerata un'icona di fedeltà per il marito, narra il suo straripante desiderio sessuale per un marinaio incontrato l'anno prima in vacanza, è qui che cadono tutte le certezze del protagonista, che nelle sequenze successive, complice la morte di un cliente che l'ha costretto ad uscire di casa, si ritrova a vagare per la città, passando attraverso diversi incontri che diventano emblematici per descrivere il contesto di una contemporaneità nella quale il sesso sembra diventato la principale moneta di scambio, ancora pervasa da un certo perbenismo ma ardente di desiderio appena non si è più sotto i riflettori, passando dalla prostituta che lo abborda, verso la quale fa un pensierino ma si pente poco dopo, al proprietario del negozio di costumi, prima arrabbiatissimo per aver trovato la figlia imboscata, ma che sarà ben felice più avanti di guadagnare sopra la mercificazione della stessa, è tramite questi elementi che Kubrick crea questo racconto decadente, nero, allucinato, nel quale tutti i valori ostentati dalla società contemporanea sembrano essersi dissolti nel nulla.
Ma probabilmente il cuore del film è la sua paranoica riflessione sul potere, che avviene in quelle che sono le sequenze principali, dalla scoperta della famosa festa in poi, nel quale viene splendidamente trasmesso un senso di solenne intangibilità di queste persone così in alto che si divertono a praticare riti sessuali in una lussuosa villa, ovviamente le scene all'interno sono una gioia per gli occhi ed i sensi, una clamorosa regia che con una camera mobile si intrufola in questo covo di potenti alle prese con giochi sessuali con modelle dal corpo perfetto, tutti in incognito, perché ovviamente, non bisogna sporcare l'immagine dell'alto borghese o aristocratico medio, ma è addirittura nelle sequenze successive, quelle dove il protagonista continua ad indagare, che la componente paranoica impenna, tra le scabrose vicende come la morte della modella e la scomparsa del suo amico pianista, la sensazione di un potere mistico, con tentacoli ovunque, impossibile da tracciare, si fa sempre più asfissiante, poi Kubrick è il solito genio a scegliere dei pezzi praticamente perfetti, ed il gioco è fatto, ecco personalmente, l'unica parte per cui non vado matto è il confronto prima del finale col personaggio di Pollack, il riccone di inizio film, anch'esso invischiato nella vicenda del festino, nel quale vengono chiarite fin troppe dinamiche, togliendo un po' quell'affascinante mistero che pervade il film, ma riesce comunque a far rimanere una buona componente di dubbio sulle parole dello stesso personaggio.
Che dire, film splendido, ipnotico, decadente, riflessivo, paranoico, una meravigliosa riflessione sulla contemporaneità, sulle convenzioni - e convinzioni - sociali e l'apparenza delle classi medio alte, che cozzano con l'ardente ed atavico desiderio sessuale, in una grande città dove chi ha potere diventa ormai non solo intoccabile, quanto addirittura intracciabile, quasi invisibile, tecnicamente superbo, con la solita regia del maestro che regala sequenze di altissimo valore, poco da fare, potrei stare qui a fare l'elenco ma praticamente ogni momento c'è qualche scena bellissima, la fotografia notturna, con un blu notte molto pop che si scontra con le luci a led di una Manhattan totalmente straniante, la camera che regala diversi pianosequenza elegantissimi assieme alle tanto care simmetrie nelle inquadrature statiche, una scelta di pezzi classici straordinaria, dal bellissimo Waltz n.2 di Shostakovich ai meravigliosi balletti di Jocelyn Pook, specie quello della scena dell'orgia ragazzi, così arabeggiante, così misterioso, così affascinante.