caratteri piccoli caratteri medi caratteri grandi Chiudi finestra

CLIMAX (2018) regia di Gaspar Noé

Nascondi tutte le risposte
Visualizza tutte le risposte
Invia una mail all'autore del commento williamdollace     5 / 10  02/06/2026 18:55:53 » Rispondi
Esperienza limite, racchiusa in poche stanze e in una sala da s(ballo), luogo chiuso e branco aperto, coreografia come promessa di estasi e poi di decomposizione, LSD che si manifesta nella solitudine come nel gruppo, nell'occhio spalancato come nella mandibola che cede, nei dialoghi inutili da centimetri di *****, nei corpi che prima danzano e poi si cercano, si annusano, si accusano, si vomitano addosso. Gaspar Noé dalla metà del minutaggio in poi scatena la sua macchina da presa, che sappiamo già di cosa sia capace, capovolgimenti, torsioni, zigzag fra vomito, urina, urla scomposte, corridoi come budella, corpi imbalsamati, corpi che non ne hanno mai abbastanza, stanze come trappole, teste rovesciate, madri impossibili & bambini chiusi elettri-cisti, desideri che diventano spasmi, una storia vera di ***** e d'altra sinfonia organica, discesa senza redenzione dentro la materia umana quando smette di raccontarsi le favole del controllo. La feccia umana ha bisogno dell'umano per manifestarsi, noto fra estimatori e detrattori, e allora Noé non lavora sulla scoperta ma sull'insistenza, sulla nausea, sul sequestro del corpo, sui fluidi scomposti, sugli abbracci da ultimo respiro prima del vomito, sulla sangria rappresa come rappresaglia rossa, sangue zuccherato, veleno da festa, battesimo acido che immerge il campo di battaglia e allora la musica non libera, possiede, sevizia, spinge, pesta, macchina senza sequestro di pensiero e proprio per questo sequestro totale, ritmo volatile, inutile, esercizio da presa al collo, cinema che non apre finestre ma le svernicia dall'interno lasciando i corpi a girare finché la danza è residuo nervoso, ultimo scarto, tremito prima del buio.