Un Rossellini minore, nonostante le buone premesse - è tratto da un'opera di Eduardo De Filippo - è una commedia modesta nella quale vi è poca verve ed un'ironia che latita, la contestualizzazione, così come il soggetto, sulla carta sono molto interessanti, mostrando la realtà di questo paesino, in realtà quasi tutto girato ad Amalfi, nel quale questo umile fotografo incontra uno strano vecchietto che gli consegna questo potere, di poter, tramite la sua macchina fotografica, uccidere le persone, fotografandole una seconda volta, da qui il protagonista, intenzionato a fare del bene al paese inizierà la sua opera, una sorta di Death Note intriso del folklore del sud Italia, facendo fuori i peggiori elementi del paese, nel mentre avvengono diverse battaglie riguardanti il denaro, dai fondi stanziati dal governo, in ballo tra diversi interessi, e l'eredità di una vecchia ricchissima da destinare ai più poveri del paese, da qui nascono diverse sequenze, la maggior parte delle quali ho trovato molto blande, è un film particolarmente colmo di dialoghi e continui battibecchi tra i personaggi ma che raramente riescono a restare impressi nello spettatore, fa eccezione qualche scenetta carina, come quello che muore mentre stava facendo il saluto fascista e viene costruita una bara apposita per farlo stare col braccio ancora dritto.
Nella parte finale del film emerge il significato latente, quello che mostra quanto la differenza tra bene e male sia in realtà sottilissima e spesso soggetta ad una valutazione sommaria e soggettiva, è qui che presto il protagonista si pente delle sue azioni, allo stesso tempo mostrando quanto le apparenze contino sull'immagine di una persona vista dagli altri, quanto il denaro faccia gola e sposti l'etica e la morale di chiunque, ma il tutto è trattato con fin troppa sbrigatività, arrivando ad un finale frettoloso e poco approfondito.