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QUO VADO? regia di Gennaro Nunziante

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stratoZ     4 / 10  04/06/2026 12:02:49 » Rispondi
ATTENZIONE POSSIBILI SPOILER

Peggiorato rispetto alle primissime uscite, Zalone qui sulla carta affronta un argomento con un discreto potenziale, ma a mio parere fallisce miseramente, poco da fare, il problema principale trovo sia il suo umorismo puerile, di immediato impatto sullo spettatore - ed il risultato al box office ne da la conferma - che tuttavia risulta poco acuto, quasi mai tagliente, estremamente superficiale, la storia vuole mettere in risalto la mentalità dell'italiano medio, tanto legato al posto fisso ed ai suoi vantaggi che lo fanno cullare nei meandri di svariati incentivi, ferie, indennità e via dicendo, riproponendo degli stereotipi ampiamente inflazionati, sia che si parli dei media tradizionali - in fondo la commedia all'italiana si è dedicata per anni a descrivere sardonicamente questo malcostume, con risultati decisamente migliori - che attuali, come si può vedere in qualsiasi pagina tra facebook ed instagram che tratta argomenti simili.

Dopo una partenza tutto sommato accettabile, con qualche momento anche diventato di culto nell'immaginario collettivo "ma è del mestiere questa?!", il film a mio parere si impantana in una parte centrale totalmente impalpabile, caratterizzata da continui viaggi, adattamenti, il contatto con una nuova civiltà, quella norvegese, dagli esiti scontati, che danno vita ad una montagna russa di cambiamenti e ripensamenti che alla fine sembra girare a vuoto, francamente tutto l'ambientamento di Checco in Norvegia con successiva nostalgia di casa, l'ho trovato di una noia mortale, immediatamente dimenticabile se non fosse per quell'altra famosa gag del ristorante italiani all'estero, nel quale il comico sguazza in un certo campanilismo di pancia, restando spesso in bilico tra la critica che vorrebbe fare e qualche coccola all'italiano medio per non farlo sentire troppo in colpa, ma questa ignavia a livello artistico si paga, e lo paga tanto il film che dalla seconda parte in poi non sa che direzione prendere, una sceneggiatura senza un vero scopo che sprofonda nella mediocrità.

Personaggi estremamente macchiettistici, che passano dai genitori di Checco, così legati al posto fisso, col padre che si è fatto riconoscere la sindrome del tunnel carpale per aver timbrato troppi documenti, alla scienziata emigrata in Norvegia con tre figli di tre padri ed etnie diverse, passando per la funzionaria che vuole a tutti i costi far dimettere Checco - imbarazzante la scenetta quando lo seduce - fino a Lino Banfi nel ruolo del senatore e consigliere del protagonista che ne sa una più del diavolo pur di spremere lo stato.

Francamente, parecchio brutto.