Un buonissimo film di Petzold che ho apprezzato particolarmente per lo stile minimale, l'estrema semplicità applicata ad una tematica complessa che anche grazie alla breve durata riporta gli elementi essenziali senza lasciare nulla fuori posto, la sceneggiatura tratta efficacemente quella che è una turbolenta elaborazione del lutto, con una bizzarra coincidenza, avvenuta in circostanze drammatiche, nella quale questa ragazza in seguito ad un bruttissimo incidente, nel quale perderà la vita il fidanzato, si ritroverà in convalescenza in questa casa di campagna dove abita questa signora di mezza età.
Il cuore del film mostra il progressivo adattamento della ragazza nella quieta vita di campagna, accudita benevolmente dalla donna, che sembra prendersene cura in ogni aspetto, donandole una stanza, aggiustando il pianoforte per farla continuare a studiare musica, facendola integrare nella famiglia, a contatto con marito e figlio, da qui il film nell'approfondimento dei personaggi inizia progressivamente a scoprire gli scheletri nell'armadio, fino alla scoperta del secondo fine che nasconde la grave perdita della donna, che sembra aver trovato nella ragazza una sorta di palliativo che sostituisce la figlia venuta a mancare. Allo stesso tempo vi è questa componente pseudo onirica della morte, presente ma non esplicitata, nella quale la ragazza sembra avere una posizione ambigua, il miracolo, così chiamato dai medici, di essere uscita illesa dall'incidente, lascia più di qualche dubbio sulla realtà degli avvenimenti, la sua sostituzione ad un'anima andata via da tempo, mette all'erta lo spettatore sulla dimensione in cui opera, grazie anche all'ambientazione, considerabile sospesa, di questa campagna inerme, lontana dai cambiamenti e dalla frenesia della vita contemporanea, lontana dalla stessa università che frequenta la ragazza, sembra diventare una bolla in cui il tempo si è rimasto in sospeso.
Ma ciò che colpisce di più è lo stile che Petzold riesce ad imporre, l'accurato realismo che evita ogni clamore, lo stesso colpo di scena è trattato con una semplicità incredibile, evitando di caricarlo di pathos ma mostrandolo come un avvenimento quotidiano nonostante la delicatezza, lo stesso personaggio della donna non presenta una componente inquietante, come spesso può accadere nel cinema occidentale, quanto è una madre amorevole, con le dovute difficoltà che ha affrontato che l'hanno portata ad una particolare fragilità psicologica verso la quale lo spettatore riesce a provare una benevola empatia, gli stessi contrasti che si vengono a creare, che siano tra le due donne, che coinvolgano gli uomini, presentano un peculiare minimalismo, lontano da ogni estremismo, da ogni tentativo di narrare una vicenda straordinaria o scabrosa, quanto si avvicinano a quella che potrebbe essere la più realistica quotidianità, ed in questo spazio lo spettatore ha una totale indipendenza, Petzold mette in scena e lascia volutamente delle aree di ambiguità nelle quali si sviluppa il pensiero dello spettatore in base alla sensibilità, in base alla propria etica, senza demagogia, senza sensazioni di pancia a tutti i costi.