Kit Carson 4½ / 10 09/06/2026 23:41:56 » Rispondi C'è un filone estremo del cinema giapponese che dalla Erotismo violento di Ōshima arriva ai tormenti organici di Tsukamoto. Poi c'è Shiraishi, che qui abbandona il falso documentario di Noroi per un torture porn da manuale di cattive maniere. La trama è essenziale: un tizio in camice da laboratorio (probabilmente un chirurgo radiato per eccesso di entusiasmo) rapisce una coppietta, se li porta a casa e li tortura entrambi. Il film ha lo stesso ritmo di un modulo fiscale compilato a mano, e la stessa tensione di un ascensore rotto. La violenza è così esagerata e meccanica che alla terza recisione di tendine inizi a tifare per lo psicopatico – almeno lui si diverte. Tecnicamente elementare (luce piatta, camera a spalla, nessuna ellissi) e narrativamente zero, il film punta tutto sulla durata reale delle torture, quasi un test di resistenza per lo spettatore. Il problema non è la violenza – che può avere dignità artistica – ma la sua assoluta gratuità. Se cercate l'inutilità resa noiosa, questo è il vostro gioiellino. Per tutti gli altri, un'ora di noiosa autopsia senza un'idea-regia.