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SISTEMO L'AMERICA E TORNO regia di Nanni Loy

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stratoZ     6 / 10  10/06/2026 11:56:46 » Rispondi
ATTENZIONE POSSIBILI SPOILER

Una commedia all'italiana che assomiglia tanto ad un film neohollywoodiano, per ovvi motivi, ovvero l'ambientazione in quell'America degli anni settanta con ancora diverse ferite aperte, Nanni Loy inizia in maniera particolarmente comica ma progressivamente intinge la pellicola di un dramma inesorabile, con un Paolo Villaggio mandato in America per affari che dovrà portare in Italia un giocatore di basket di colore appena acquistato dal suo datore di lavoro, è qui che inizia un'avventura che ricorda tanto quelle opere disilluse della New Hollywood, quell'America colorata, piena di luci, grattacieli, benessere, grandi catene, che dietro quella patina dorata nasconde una realtà ben più drammatica e discriminatoria, il film ha il grosso problema narrativo di proporsi quasi come una carrellata di questi problemi, mostrandone una mole insostenibile per la breve durata e le effettive ambizioni, restando in un limbo di superficialità che non giova alla narrazione, negli svariati spostamenti dietro al campione di basket viene mostrato di tutto, dai moti anti razziali, ancora in corso, alle percosse della polizia, dall'alienazione degli ultimi, come si vede in quel povero barbone che si mette a parlare con Villaggio, venendo inizialmente schernito, ai problemi di una sanità totalmente privatizzata e che lascia un essere umano agonizzante fuori dalla clinica, dalle dipendenze psicotrope, mostrate come uno dei pochi elementi di svago di questa generazione appena uscita dal sessantotto più disillusa di prima, al gioco d'azzardo, ultima spiaggia degli speranzosi di un sogno americano che sembra non avverarsi mai, il tutto visto dal punto di vista di un protagonista sempliciotto, che ha sempre vissuto nella sua bolla in nord Italia fatta di stereotipi e propaganda occidentale, nel quale dell'America arrivano soltanto le luci abbaglianti dei grattacieli di Manhattan, è grazie a questo contrasto che si crea l'amaro umorismo del film, che a mio parere funziona ad intermittenza, col comprimario, il giocatore di basket, attivista e sovversivo, che funge quasi da mentore e che propone uno spiegone per ogni aspetto, che a mio parere risulta di troppo.

Il finale è un impennata di dramma che riesce a valorizzare il messaggio del film, riservando una sorte crudele e senza speranza, ho apprezzato questo aspetto che dona alla pellicola un certo taglio nichilista, nel complesso non è male, la comicità è molto blanda, il dramma dietro quest'ultima invece si sente parecchio.