Gran bel western di Sergio Sollima, con nientedimenoche due mostri sacri del cinema italiano, Volonté e Milian, qui in dei ruoli legati da un filo, il film narra le vicende di questo timido e pavido professore, Brad, che per curare la tubercolosi si sposta dalle umide città dell'America orientale al Texas, in cui vi è un clima più arido, qui incontrerà in maniera abbastanza rocambolesca Beauregard, un criminale ricercatissimo che sta venendo trasportato in prigione, e riuscirà a liberarsi e fuggire, portando con sé il professore come ostaggio, in seguito a numerose vicissitudini i due finiranno per stringere un buon rapporto, al punto che nel momento in cui Beauregard decide di liberare Brad, lui si unisce alla banda, diventando un criminale a sua volta, ed il cuore del film è proprio nel rapporto tra loro due, l'evoluzione del personaggio di Volonté è abbastanza singolare, il suo passare dall'essere un topo di biblioteca impaurito, totalmente contro la violenza, a diventarne quasi dipendente, addirittura trasformandosi in una sorta di despota nelle ultime battute del film, è un approfondimento che mette in risalto l'animalesco istinto che riemerge in un uomo abituato a vivere tra i libri, che per tutta la vita ha fatto prevalere ragione e razionalità, un'adrenalina data dall'uccidere che non riesce a farlo fermare, una sete di sangue atavica che viene sprigionata dal contesto, un ego nutrito dalla sensazione di onnipotenza una volta che arriva al comando di questo gruppo, tuttavia la sua formazione, il suo essere comunque un intellettuale, lo colloca in una dimensione ben più colta del suo principale alleato, che risulta rozzo, istintivo, poco riguardevole, e raramente incline al ragionamento, eppure, la sceneggiatura mischia abilmente le carte facendo avere un percorso etico opposto ai due protagonisti, se il criminale inizia la sua avventura come uno spietato assassino, nella seconda parte mostra che dietro quel rozzo istinto di sopravvivenza si nasconde un cuore e dei principi di lealtà indissolubili, il professore invece sviluppa un cinismo che lo porta a reprimere l'umanità in favore di un tornaconto personale, in fondo, il sentitissimo confronto finale mostra proprio questo, l'empatia che sgorga da Beauregard, che si mette nei panni di Siringo, infiltrato nella banda, e la cieca vendetta a tutti i costi di Brad, evidenziando quanto in fondo non sia la cultura l'elemento che eleva l'uomo in senso etico e morale.
Sollima crea un film ritmato, estremamente coinvolgente, con una descrizione del contesto straordinaria, lanciando anche diversi messaggi politicamente forti, la seconda parte al riguardo è emotivamente devastante, il tradimento di Zackary in fondo mostra quanto ogni idealismo diventi superfluo una volta che il soggetto si trova spalle al muro, annullando ogni differenza tra i criminali e gli uomini di legge, con qualche riferimento anche al massacro dei nativi americani, in quella terribile scena dell'assalto all'accampamento, con conseguente fuga dei pochi superstiti, la convenienza personale che supera di valore la stessa vita del popolo che prima proteggeva, l'unico che sembra rimanere fedele ai suoi principi è proprio Beauregard, quello considerato disumano all'inizio del film.
Sollima dirige un film intelligente, dai numerosi spunti di riflessione, in cui bene e male si mischiano al punto di annullarsi aumentando pian piano il pathos fino ad un finale stupendo, inutile specificare che anche qui le musiche di Morricone sono grandiose.