Personalmente lo adoro, è un film che riesce a toccare alcune corde di malinconia che ad ogni visione mi fanno venire i brividi, che riesce a trasmettere un mood nostalgico incredibile, tratto da una novella di King, ed a mio parere, tra le trasposizioni più riuscite dell'autore, il film racconta tramite flashback quel viaggio compiuto a fine estate del 59 dal protagonista, Gordie, assieme ai suoi tre migliori amici del tempo, ormai adulto e diventato scrittore, perso nei pensieri di quell'avventura vissuta in un momento che simboleggia la fine dell'infanzia e la perdita dell'innocenza.
Ambientato in un piccolo paesino dell'Oregon, Gordie ed i suoi tre amici sono dei ragazzini che si riuniscono per giocare nella casa sull'albero, fin quando un giorno, uno di loro, mentre era nascosto sotto la propria casa a cercare un tesoro che aveva perduto, sente il fratello discutere con un amico di questo cadavere che avevano ritrovato, di un ragazzo disperso, è così che i quattro amici partono per questo viaggio a piedi, seguendo il percorso della ferrovia, tra boschetti ed altri luoghi immersi nella natura, per ritrovare questo corpo e riportarlo indietro, in modo da passare da eroi.
Uno degli aspetti più interessanti del film è l'ottima caratterizzazione dei personaggi, i ragazzini protagonisti hanno delle sfaccettature molto umane, legati a particolari problemi, come il protagonista, che sta vivendo un grosso lutto in famiglia a causa della morte del fratello maggiore qualche mese prima, o Teddy col padre internato in manicomio in seguito ai traumi subiti durante la guerra, o Chris, che ormai ha la reputazione del teppistello, a cui vengono affibbiate accuse automaticamente, il viaggio, mostra diversi momenti dove queste caratteristiche vengono approfondite, anche a volte alleviate, dal tempo passato insieme agli amici, ci sono tanti momenti toccanti al riguardo, come le scene notturne, in cui i quattro davanti ad un falò si raccontano storie bizzarre, o i momenti successivi dove si ritrovano a parlare apertamente dei loro problemi, o ancora altri confronti tra Chris e Gordie, considerati quelli più legati, dove parlano già malinconicamente di un futuro in cui sarà difficoltoso passare del tempo assieme, vista la differenza di talento nello studio, che li porterà in classi separate, affrontando anticipatamente un distacco che mette lo spettatore in un mare di malinconia.
Ma Reiner è capace anche di regalare sequenze più movimentate, riuscendo a gestire bene anche tensione e pathos - sulla tensione, quattro anni dopo con "Misery" raggiungerà risultati altissimi - come si vede nella bellissima scena dell'attraversamento del ponte, con l'arrivo del treno, o i momenti in cui entrano clandestinamente nel territorio del carrozziere, venendo poi inseguiti dal cane, ed infine, la scena cardine, quella del ritrovamento del corpo, con annesso confronto con la banda dei ragazzi più grandi, che segna in maniera indelebile la vita dei quattro e funge come definitiva separazione dalla fanciullezza.
Ma aldilà degli aspetti narrativi, quella che eleva definitivamente il film è l'atmosfera, la calma delle giornate di fine estate in una piccolissima cittadina, le ambientazioni naturali, nelle quali passa ogni tanto quel vecchio treno arrugginito, valorizzate dai campi larghi e da una fotografia stupenda, vivida e colorata, proprio come i ricordi del protagonista, una sorta di filtro nostalgico che tende a dare una visione idealizzante delle immagini, i tempi, così ben gestiti, scanditi da silenzi nei quali si inseriscono le riflessioni che vengono spontanee sul futuro dei ragazzini, ora così coinvolti a godersi la vita tra discussioni su chi è più forte tra Superman e Braccio di ferro, in futuro destinati a non rivedersi, una colonna sonora stupenda che porta nei meandri dell'epoca, con pezzi di culto come "Lollipop", "Everyday" di Buddy Holly ed ovviamente la stessa "Stand by me" che da il titolo al film, ma è quel finalissimo, con le ultime parole di Gordie, ormai grande, col riassunto delle vite dei quattro, ormai andate avanti senza vedersi da anni, che mi lacera ogni volta, che mi devasta di malinconia.