Partiamo dal presupposto che per uno a cui piace tanto quel periodo e quel tipo di arte, questo film è una carezza, considerate tutte le chicche che contiene - si sono quel tipo di persona che ad un museo vorrebbe skippare tutte le sale con le pale medievali dorate strapiene di soggetti sacri ed andare subito a vedere l'arte moderna/contemporanea, e gli impressionisti sono tra i miei preferiti - ma devo dire ha anche dei pregi interessanti a livello narrativo, trattando efficacemente la tematica della memoria, delle origini, la riscoperta della famiglia in un mondo estremamente frenetico come quello contemporaneo, la narrazione alternata con i diversi piani temporali funziona molto bene, riesce a mantenere il pathos alto e scoprire efficacemente le carte, pian piano, fino ad un quadro ben chiaro, lo spettatore è trasportato in questo viaggio tra la Parigi contemporanea e quella della Belle epoque, dove degli eredi, ormai tantissimi, vengono contattati per dare l'autorizzazione ad abbattere la casa di una loro trisavola, ormai disabitata dai tempi della guerra, per costruire un centro commerciale, quattro di loro, incaricati dal resto della famiglia, andranno sul campo a vedere cosa è rimasto, eventuali beni di valore e memorie, è qui che ai quattro si apre un mondo, che attraverso ogni oggetto, ogni fotografia, ogni manufatto, sembra portarli alla riscoperta delle proprie origini, oggi seppellite dagli impegni quotidiani, emblematica è la stessa relazione tra i quattro, nel primo viaggio totalmente disinteressati ed assorbiti dai loro mille impegni, alla fine molto più empatici e gioviali, divenendo genuinamente interessati e cercando di mantenere quei rapporti a tutti i costi, come un legame che si riaccende, un bisogno, quello della presenza familiare, che sembrava essersi affievolito, e che torna a valorizzare la vita dei quattro.
Allo stesso tempo, il film mostra le sequenze di questa giovane donna, la proprietaria della casa, più di cento anni prima, narrando il suo viaggio verso Parigi, le avventura in una città culla dell'arte e della creatività, nella quale si avvicendavano personaggi di spicco e giovani alla ricerca di un riconoscimento del loro talento, la donna non avrà vita facile, venendo a contatto con spiacevoli scoperte, come la professione della madre che non aveva mai visto, ma anche con un percorso formativo che la farà crescere sotto tanti punti di vista, data la realtà totalmente diversa da ciò che aveva vissuto nei primi anni della sua vita in campagna, imparando anche a leggere e scrivere e venendo a contatto con alcune delle figure più note del tempo, fino ad alcuni colpi di scena finali che obiettivamente sono delle chicche per gli amanti dell'arte, il tutto crea un vero e proprio filo conduttore tra le vicende dei parenti al giorno d'oggi ed il passato della famiglia, è un film che porta a riflettere sulle avventure dei nostri avi, che stimola la fantasia sui contesti di un tempo, anche giocando con un po' di nostalgia e rompendo qualche preconcetto - come la scena alla mostra impressionista, dove vengono scherniti da alcuni critici del tempo che non avevano compreso il valore delle opere -
Visivamente molto carino, ovviamente la parte storica è quella più affascinante, con gli splendidi costumi della Bella Epoque, una Parigi suggestiva con le lampade ad olio, i vicoletti di Montmartre con i manifesti ispirati a Tolouse-Lautrec, ed ovviamente le varie chicche su Monet, dall'incontro a casa sua, posto letteralmente fiabesco, a quella scena in albergo mentre realizza una delle opere più importanti di sempre.