caratteri piccoli caratteri medi caratteri grandi Chiudi finestra

SFIDA INFERNALE regia di John Ford

Nascondi tutte le risposte
Visualizza tutte le risposte
stratoZ     9 / 10  02/07/2026 13:39:56 » Rispondi
ATTENZIONE POSSIBILI SPOILER

Altra perla di Ford che regala un altro dei western più belli del cinema classico, prendendo spunto dalla storia di Wyatt Earp e Doc Holliday e la sparatoria all'O.K. Corral, uno degli episodi più celebri del far west, ed adattandola al suo cinema, colmo di lirismo e riflessioni, con una sceneggiatura parecchio avanti per il tempo, come si vede nel lungo approfondimento del rapporto tra Wyatt e Doc, fondamentalmente facenti parte di due schieramenti opposti ma legati da un sincero sentimento di rispetto ed infine di amicizia nonostante i contrasti, e da questo rapporto Ford sviluppa le sue care tematiche, il rapporto tra la legge, quella che inizialmente vige in città, dettata da Doc, considerabile illegittima, e quella che vuole imporre Wyatt, che inizia come un puro sentimento di vendetta per stanare l'omicida del fratello ma che col passare del minutaggio prende motivazione nel rendere la cittadina un posto giusto e vivibile per tutti, rapporto che in fondo rappresenta il passaggio della cittadina di frontiera di Tombstone da posto selvaggio, in cui vige la legge del più forte, a luogo civile, nella quale viene applicata una legge democratica come dovrebbe essere quella dello stato americano, e questo si vede anche nel progressivo sviluppo della società dopo l'arrivo di Wyatt, episodio più emblematico è ovviamente la costruzione ed inaugurazione della chiesa, la prima della cittadina, dove in una lunga sequenza di musica e ballo sembra instillarsi per la prima volta una tradizione da seguire, la nascita di una cultura, ma anche lo stesso elemento dell'attore teatrale, che nella cifra stilistica del film sembra quasi una spalla comica per la sua esuberanza e la sua totale estraneità al contesto del duro far west, rappresenta l'arrivo di uno spiraglio di cultura in un posto fino ad allora privo.

Ma la narrazione riesce anche ad occuparsi di caratterizzare i personaggi in un ambito più privato, più intimo, lo stesso Doc, personaggio inizialmente imperscrutabile, temuto e rispettato, viene pian piano reso più umano dall'approfondimento di un passato che inizia a riemergere con i sintomi di questa malattia, che sembra averlo portato lontano dalla sua vecchia città e dalla comparsa del personaggio di Clementina, sua vecchia fidanzata che è stata abbandonata senza preavviso per via del suo cambio radicale di vita, portandolo verso l'autodistruzione che pratica a suon di alcool e comportamenti pericolosi, creando un vero e proprio antieroe - o forse è il caso di parlare di demitizzazione dell'eroe, anticipando le tendenze crepuscolari dei decenni successivi - che tuttavia nelle battute finali avrà il suo ultimo sussulto d'orgoglio, probabilmente morendo nella maniera considerata più eroica, e probabilmente, non è un caso l'indugiare sul suo primo piano mentre l'attore di teatro recita il celebre soliloquio di Amleto.

Ford con la sua regia straordinaria riesce ad aumentare costantemente il pathos, andando verso una escalation di tensione nella parte finale, una volta che iniziano a scoprirsi tutte le carte e viene fuori la famiglia Clayton, antagonista degli Earp per via dell'omicidio iniziale che ha dato il via a tutto, l'impennata di suspense finale, con la lunga fuga di uno dei membri della famiglia e l'appuntamento ad O.K. Corral per la resa dei conti è gestita benissimo e scaturisce in una lunga sparatoria diretta divinamente, con delle splendide trovate per impallare la visuale, come la polvere scossa nell'aria od i cavalli che passano davanti.

Tecnicamente mostruoso, con uno splendido uso della profondità di campo, tipico dell'opera del regista, la Monument Valley sempre sullo sfondo, che per Ford andava bene ovunque, probabilmente l'avrebbe messa anche se avesse diretto il remake di Nanook l'eschimese, delle inquadrature stupende, qualsiasi banalissimo momento sotto i portici mostra un bellissimo uso della prospettiva, riservando anche delle splendide simmetrie, ed una fotografia di assoluto livello, con un bianco e nero molto contrastato che spesso e volentieri nelle scene notturne regala dei bellissimi chiaroscuri, si aggiunge a tutto questo una gran bella colonna sonora che include anche diversi pezzi della tradizione, da, ovviamente, "My darling clementine" che da il titolo al film a "Susanna".

Stupendo.