williamdollace 7 / 10 26/07/2026 13:27:48 » Rispondi Culto, confessione, credo di credenza mitologica e ancestrale, canti e balli estatici in preda alla visione e regia che segue con fermento i corpi in mezzo alla natura, agli alberi, alle concessioni divine, alle coreografie degli Shakers (setta quacchera). Ann Lee, madre naturale interrotta quattro volte e poi madre di tutti, madre mitologica, dall'inghilterra di metà Settecento e oltre, si sposa nella Nuova Inghilerra, disprezzata come strega, amata come santa, purificata dal suo incrollabile credo totalmente utopico, fino alla fine. Cinema sabba(tico) figlio di Reygadas e Malick, ma senza i portenti magici di entrambi, cinema femminocentrico di coesione e simmetria vocale e corporale, cinema di credo assoluto e secondo avvento di racconto, dei corpi dei loro movimenti e delle voci, scritto da Mona Fastvold insieme al compagno Brady Corbet che restituisce il favore dopo The Brutalist, diretto dalla stessa Fastvold in 35 millimetri e girato a Budapest. Cinema in costume, musical diverso, coreografato da Celia Rowlson-Hall (Vox Lux), cinema d'oltreoceano che si immerge nella materia di un credo, negli alberi che si stagliano nel cielo e nel loro legno delle sue costruzioni di fede, nel cotone della produzione dei suoi abiti liturgici da lavoro, cinema di sangue e privazioni, cosciente che si fa piccolo e grande a seconda delle possibilità infinite di un credo senza senno, con il sonoro che sembra "più quello di una donna in ginocchio", tra l'infinita grazia e la privazione