Erano gli anni di punta del western revisionista, ed Aldrich, dopo aver anticipato i tempi con "Apache", quasi vent'anni prima, dirige quest'opera ben più cruenta e senza compromessi, con un nichilismo di fondo che mi ha colpito, il film a differenza di altre opere del periodo non condanna la singola parte, ma è un vero e proprio trattato sulla violenza, sulla reazione a catena che si viene a creare, sulla vendetta che inevitabilmente finisce per distruggere tutti quelli coinvolti, il soggetto, mostra come le pessime condizioni di vita nella riserva dove gli Apache hanno accettato di vivere, abbiano scatenato una ribellione, con Ulzana a capo, che fuggirà assieme ad altri guerrieri della tribù per cercare vendetta, scatenando il panico nella popolazione, è qui che un plotone dell'esercito, assieme ad una guida apache ed un esperto scout, vanno alla ricerca di questi apache per porre fine alle violenze.
Buona parte del film è un vero e proprio inseguimento a distanza, con il montaggio che alterna le cruentissime sequenze in cui gli apache compiono violenze sui civili parallelamente alle vicende del plotone sulle loro tracce, con diversi momenti che riescono ad essere shockanti, da quella scena in cui un uomo, per evitare che una donna venga violentata, la uccide prima che cada in mano agli apache, e poi si suicida, alla terribile scena dell'anziano in casa che viene seviziato assieme al suo cane, facendolo trovare morto con la coda del cane in bocca, momenti agghiaccianti che tuttavia sono replicati dagli stessi membri dell'esercito, che per vendetta hanno inflitto torture e tolto scalpi ai nativi, allo stesso tempo, le sequenze riguardanti il plotone, si dedicano ad approfondire il pensiero dei tre principali personaggi, dal giovane tenente, di animo buono ma che viene investito dall'odio dopo aver visto le atrocità commesse dai nativi, al nativo stesso, ora civilizzato, che spiega le fondamenta di questo comportamento, fino al saggio McIntosh, intepretato da Burt Lancaster, che nella sua esperienza comprende come la violenza faccia parte della natura, non soltanto di una singola tribù, quanto intrinseca nell'uomo, ed il film esprime questo aspetto senza fronzoli, in un battaglia all'ultimo sangue tra le due fazioni, la parte centrale diventa una vera e propria sfida psicologica, tra la furbizia di alcune trovate della tribù per portare il plotone fuori strada, alle contromisure tattiche degli stessi, con una tensione che va in crescendo fino ad arrivare allo scontro finale, violento ed autodistruttivo, che porta con sé un'intrinseca riflessione sulla natura di questi gesti.
Aldrich, cinico e spietato, dirige un grandissimo western, con numerose sequenze che si fanno ricordare per la cattiveria con cui sono messe in scena, andando a denunciare la violenza a livello universale, senza ipocrisia, senza rinunciare al suo spirito nichilista, molto bello.