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PREFERISCO L'ASCENSORE! regia di Fred C. Newmeyer, Sam Taylor

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stratoZ     9 / 10  15/08/2026 16:12:52 » Rispondi
ATTENZIONE POSSIBILI SPOILER

Il film più celebre con Harold Lloyd, grande attore del muto ad oggi molto meno ricordato dei ben più noti colleghi, "Safety last!" è un'opera da contestualizzare ai ruggenti anni venti, quelli di un dinamico progredire della società americana all'indomani della Grande Guerra, uno dei momenti cardine del novecento per sviluppo ed innovazione, in una società che correva sempre di più, il protagonista si ritrova a fare i conti con una vita sempre più frenetica nella Los Angeles del periodo, mostrando il suo tentativo di fare fortuna e carriera in questa azienda che vende vestiti, cruciale è l'elemento della fidanzata del protagonista, un po' quel punto di riferimento da non deludere che causerà diversi guai al personaggio, viste le sue menzogne sulla scalata lavorativa, per riuscire a fare bella figura, e questa scalata viene resa benissimo simbolicamente, dalla scena dell'effettiva scalata del grattacielo, che diventa il punto cardine dell'opera, nonché la sequenza più memorabile.

Stilisticamente molto variegato, un po' una commistione tra la commedia slapstick, molto vicina a Keaton, come si vede nella bellissima sequenza in cui il protagonista deve recarsi a lavoro ed ha diverse disavventure per strada, tra bus, treni, auto, finendo addirittura in ambulanza, con diversi momenti di stunt anche parecchio estremi, arrivando a toccare la commedia degli equivoci quando vi è la visita della fidanzata al negozio, col protagonista che deve a tutti i costi coprire la menzogna di essere diventato il direttore, portandola nell'ufficio ed evitando di farle scoprire la verità con diversi stratagemmi, da quello dei soldi messi nel cestino per uno dei colleghi, ad altri vari trucchi tra cui il finto malore che fa simulare alla donna.

Altre emblematiche sequenze sono quelle di lavoro all'interno del negozio, col protagonista che fondamentalmente darà di matto, qui il montaggio è efficacissimo nel descrivere la frenesia della giornata lavorativa, una pazienza messa alla prova dai clienti, spesso rudi, indecisi, arroganti, che nell'insieme causano un sacco di grane al personaggio, tra ammassi di vestiti sul bancone e code lunghissime.

E poi ovviamente vi è la sequenza cardine, quella della scalata al grattacielo, proposta dallo stesso protagonista come trovata di marketing ai suoi superiori, un po' della serie "cosa si fa per fare carriera", ed in fondo lo struggersi del personaggio rischiando di cadere costantemente nel vuoto, il trascinarsi pian piano in alto, è una grande metafora del lavoratore nella vita moderna, ma è una lunga sequenza che funziona straordinariamente sotto tutti gli aspetti, a partire dalla comicità con il ritorno ad uno stile slapstick, che quasi si divide in livelli, ad ogni piano il personaggio affronta un nuovo problema, passando attraverso le situazioni più bizzarre, dai piccioni che lo assaltano perché ha del cibo in testa al topolino che gli entra nei vestiti, fino al cane aggressivo che lo fa spaventare, dallo studio fotografico con le pistole, ai muratori che lo ostacolano, fino all'iconica scena dell'orologio, ormai entrata nell'immaginario collettivo come immagine rappresentativa del film, allo stesso tempo è ben enfatizzata anche la componente di tensione, qui il montaggio rallenta, viene lasciato più spazio allo spettatore per stare sulle spine per ogni piede messo male, per ogni oggetto che si stacca e sembra trascinare giù il personaggio, con anche la componente del suo amico inseguito dalla polizia che rimanda ogni volta quella sostituzione accordata.

Per quanto mi riguarda una commedia bellissima, divertentissima, fresca, con uno stile dinamico e senza momenti morti, anche le didascalie, presentano una certa verve, abbastanza inusuale per il periodo, a tutto questo si aggiunge una nota amara data dalla riflessione del cambiamento dei tempi, una società sempre più frenetica che schiaccia il soggetto, costringendolo alle più pericolose avventure per fare carriera, non è casuale lo sfondo di una Los Angeles corredata di cartelloni pubblicitari, in un modo che correva veloce verso il capitalismo e non tornerà più indietro, direi che ci ha azzeccato.