Commedia di successo che ho piacevolmente rivisto dopo dieci anni, uno dei rari casi in cui il soggetto non è stato copiato da noi italiani da qualche produzione estera, ma il contrario, avendo ispirato numerosi remake in giro per il mondo, Genovese tira fuori un asso nella manica niente male e propone questo efficace what if in cui quattro amici da una vita, di cui tre in coppia, si ritrovano per una cena, nella quale dopo diverse riflessioni sulla tecnologia e la natura dei rapporti che ormai gira intorno al telefono, propongono questo pericoloso gioco nel quale tutti mettono i cellulari al centro del tavolo ed ogni messaggio, ogni mail, ogni chiamata, per la durata della cena, diventerà pubblico.
Il film inizialmente si dedica ad una veloce introduzione dei personaggi, rispettando le apparenze, quello che vogliono far trasparire, senza scendere nei dettagli o senza mostrare gli scheletri nell'armadio, tra la coppietta di sposini apparentemente felice che sta provando ad avere un figlio e quelle più consolidate in cui la passione non scoppia più come ai primi tempi, fino allo stesso amico che si è appena fidanzato ma non ha portato la ragazza alla cena perché stava male, una volta iniziato il gioco la regia valorizza la tensione, iniziando piano, con elementi di poco conto, salvo poi infittire i particolari col procedere della narrazione, dalla scelta dei due amici di scambiarsi il telefono per nascondere un amante, con conseguenze abbastanza drammatiche, fino alla scoperta di diverse amanti da parte di un altro, intrecciando le stesse storie di ognuno dei personaggi, giocando con dettagli e cose non dette, l'insieme forma un interessante quadro sull'incomunicabilità di coppia, e non importa se il finale con un twist fa finta di nascondere tutto sotto il tappeto, la doppia vita di ogni personaggio è ormai emersa, mostrando delle persone che hanno rinunciato a parlare anche con chi gli è più vicino come il partner, che hanno difficoltà a relazionarsi con i figli, che vivono in un'eterna insoddisfazione nonostante le idilliache apparenze.
L'unico difetto imputabile al film è forse l'ingenuità dei personaggi nella seconda parte, in cui ogni elemento scabroso sembra arrivare nel momento giusto per creare scandalo, più qualche frasetta melensa di troppo qua e là, come quando Giallini prende la parola e parte la musichetta e dice la roba profonda, vabè, preferisco quando si urlano addosso e si sparano m3rda a vicenda, ma in ogni caso è una visione gradevole, con una regia che gestisce bene i tempi, dei dialoghi acuti che intrattengono bene e caratterizzano una serie di personaggi coi quali è facile empatizzare, complici anche le buone interpretazioni.