Grandissimo film bellico di Petersen, probabilmente la sua opera migliore, registicamente divino per il senso di umanità e claustrofobia che riesce a trasmettere, partendo da una coraggiosa scelta, quella di mostrare il punto di vista di questi soldati tedeschi durante la Seconda Guerra Mondiale, il collegamento al nazismo è inevitabile, eppure, la narrazione non si concentra sugli aspetti ideologici, sull'identità dello stesso gruppo, sulle implicazioni politiche, quanto sul singolo come essere umano, andando a scandagliare psicologicamente questi uomini non per forza aderenti all'ideologia quanto delle persone con degli affetti, dei ricordi, dei sentimenti e soprattutto, l'istinto di sopravvivenza, perché alla fine, il punto centrale del film diventa proprio questo, la rappresentazione realistica di queste condizioni estreme, e sotto il punto di vista della messa in scena, è stato fatto un lavoro lodevole, gli strettissimi spazi del sottomarino, fin dall'introduzione, così soffocanti, nei quali gli alloggi vanno divisi in molti e si sta a contatto con gli odori altrui, nei quali le pareti sembrano quasi schiacciare gli uomini, avendo a disposizione un numero esiguo di stanze, per un plotone così corposo, con la regia di Petersen che riesce a ben dosare la tensione, nelle sue oltre tre ore di durata, alternando con grande sapienza momenti considerabili di svago, come una semplice partita a carte, qualche bevuta con gli altri soldati che diventerà momento di confessione, a sequenze in cui la tensione si taglia a fettine, e quando accade, riesce a sviluppare una componente ansiogena clamorosa.
Numerose scene belliche, con un sonoro di altissima fattura, nel quale l'impatto con le onde e le bombe lanciate dalla marina britannica stordiscono i personaggi e lo spettatore, una camera che vaga all'interno degli stretti abitacoli del sottomarino, con anche una componente dinamica molto marcata che può ricordare la soggettiva di uno dei soldati, immergendo totalmente lo spettatore in questo orrore claustrofobico, le varie tattiche per sfuggire al nemico, che si sublimano in quella lunga scena in cui attraversano lo stretto di Gibilterra, in una missione quasi suicida, andando a profondità proibite per il modello del sottomarino, perdendo il controllo, affidandosi soltanto alla sorte, con l'acqua che viene progressivamente imbarcata, la pressione che danneggia i bulloni ed i componenti, senza avere più certezze che il motore possa tornare a funzionare, un momento di smarrimento che lascia i personaggi in balia di una speranza che va man mano ad affievolirsi, ed è incredibile la gestione dei tempi, il lento incedere del dispositivo che segna la profondità, a cui si aggrappa la speranza di ogni soldato di non morire soffocato in quello spazio angusto, portando anche a grosse conseguenze psicofisiche, con un forte distacco dalla realtà, un'alienazione che si vede nello sguardo perso nel vuoto di diversi di loro, le conseguenze di una guerra logorante portate all'estremo.
Film bellissimo per il realismo con cui è messo in scena, per l'empatia che si prova per i personaggi e per la tensione che si respira per praticamente tutta la durata, asfissiante e claustrofobico.