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TOY STORY 5 regia di Andrew Stanton, Kenna Harris

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floyd80     5 / 10  25/08/2026 09:38:25 » Rispondi
Bonnie è ormai cresciuta e i suoi giocattoli devono affrontare un nuovo nemico: la tecnologia. L'arrivo di Lilypad, un tablet interattivo a forma di rana, cattura infatti l'attenzione della bambina, mettendo in crisi Jessie, Buzz e gli altri. Per i giocattoli inizia così una nuova avventura per riconquistare Bonnie e riportarla al mondo della fantasia e del gioco.

Visto qualche mese fa al cinema, se non avessi riletto la trama non me lo sarei ricordato e questo, almeno per me, dice già molto sull'impatto che ha avuto il film Pixar. Eppure sulla carta gli spunti non mancano: la tecnologia che prende il posto dei giocattoli, l'isolamento dei bambini, la difficoltà di fare amicizia e il rapporto sempre più complicato tra fantasia e schermi. Temi attuali, che il film affronta senza demonizzare del tutto la tecnologia e cercando una sorta di equilibrio tra vecchio e nuovo.

Il problema è che, ancora una volta, Pixar sembra arrivare fuori tempo massimo. Ormai anche lei pare aver perso un po' di colpi, proprio come Disney: dopo l'acquisizione, del resto, è diventato difficile non vedere le due realtà come un'unica grande macchina. Si continua a ripescare, cambiando soltanto la confezione, e anche qui ritroviamo l'on the road, il nuovo personaggio che sembra cattivo ma non lo è e il solito percorso verso una convivenza pacifica tra due mondi apparentemente opposti. Due parole: che palle!

La cosa più curiosa è che il film sembra quasi parlare anche di se stesso: i giocattoli rischiano di diventare obsoleti, proprio come la saga che li ospita. Un'idea non affatto stupida, anzi probabilmente la più interessante di tutto il film, ma che secondo me non viene sfruttata fino in fondo.

Arrivato fuori tempo massimo, quindi, con una (finta) critica agli smartphone, ai tablet e ai social dati in pasto ai bambini, con relativa tristezza e depressione per un commento sbagliato o per la paura di essere esclusi. Tutto perfetto, tutto giusto, ma la morale diventa soprattutto un pretesto per far uscire l'ennesimo Toy Story. La critica non graffia, al massimo ti fa una carezza e ti porta con il pilota automatico fino al finale. Anche altre recensioni hanno sottolineato proprio questo limite: il film imposta un discorso piuttosto duro sulla tecnologia, salvo poi smussarlo fino a renderlo un monito molto più blando.

E il risultato, almeno nel mio caso, è quello che temevo: qualche risata, qualche momento tenero, la solita ottima confezione Pixar, ma pochissimo che resti davvero. E tu, dopo un mese, già non te lo ricordi più.