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BERSAGLI MOBILI regia di Peter Bogdanovich

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stratoZ     8½ / 10  01/09/2026 12:53:38 » Rispondi
ATTENZIONE POSSIBILI SPOILER

Boia che bell'esordio questo di Bogdanovich, un film che tramite una metafora semplice ed una scrittura intelligente - il buon Peter ci abituerà a delle grandi sceneggiature - descrive in maniera cinica e senza fronzoli l'America contemporanea, abbracciando il mondo del cinema, dando il punto di vista dell'autore, che inizia la sua carriera come critico e con questo film passa dietro la macchina da presa, prodotto da Corman, il film inizia con la proiezione di "The Terror", uno dei classici del regista, e mischiando finzione e realtà, col buon Boris Karloff che qui interpreta praticamente se stesso, col nome cambiato in Byron Orlok - probabile omaggio a "Nosferatu"? direi di sì - un attore ormai anziano ma ancora attivo, diventato un'icona del cinema di genere, specie l'horror, e che vive una sorta di crisi artistica, nella quale decide di rinunciare a tutto dagli eventi ai prossimi film da girare, con anche un certo risentimento dei produttori, interessanti i dialoghi che nascono da questo contrasto, con Orlok che si sente ormai anacronistico all'interno dell'industria cinematografica, ma anche nei confronti di una società che non trova più nei mostri del cinema il vero orrore, ma nei cruenti fatti di cronaca, ponendo una riflessione anche sul ruolo ormai affibbiato ed impossibile da scollarsi all'attore, venendo riconosciuto solo per quel genere, a tal punto da sentirsi incapace di interpretare personaggi diversi.

Poi c'è la storia parallela di Bobby, che converge all'inizio ed alla fine con quella di Orlok, Bobby è un giovane reduce del Vietnam, che vive in una di quelle famiglie perfette, con la moglie, i genitori ed il fratello, che si riuniscono per pranzare e fanno la preghierina, appassionato di armi, andando spesso a caccia col padre, un giorno Bobby inizia a dare di matto e con le sue decine di fucili e pistole ammazza tutti, è qui che viene mostrata un'America dilaniata dalla violenza, senza un particolare motivo, l'orrore mostrato da Orlok sullo schermo è diventato innocuo per una società che ha vissuto dei grossi cambiamenti ed è arrivata all'orlo, Bogdanovich non si sbilancia mai, non trova un colpevole per questo, anche se la descrizione della famiglia conservatrice, la facilità nel reperire queste armi e il passaggio dal Vietnam, danno dei forti indizi, ma preferisce proporre un confronto col mezzo cinematografico, ed in fondo, la splendida parte finale nel drive in con la proiezione di "The Terror", mostra questo, i castelli di carta del set del film, il trucco abominevole, l'aspetto tumefatto di Orlok, sono diventati innocui, è il fucile di Bobby che invece causa una strage, una sorta di superamento della finzione, che sfocia in una realtà peggiore, non pittoresca, non diluita in quel gusto tetro e kitch del film di Corman, quanto secca, come un proiettile che non lascia scampo.

Una regia grandiosa, una gestione della tensione incredibile, mi vengono in mente gli svariati momenti nella parte centrale, poco prima che Bobby esploda, in cui questo disagio è sintomatico, la scena in cui gioca col padre con le lattine, poi mirandolo, regalando una soggettiva da togliere il fiato, i momenti quando torna la fidanzata a tarda notte con quella luce spot che illumina solo la mano mentre fuma una sigaretta, la successiva esplosione di violenza dentro casa, un sapiente uso dei tempi che tiene lo spettatore con una tremenda inquietudine prima di travolgerlo ed ovviamente, quella lunga scena finale al drive in, un continuo alternarsi dei campi d'azione, con un montaggio serratissimo che narra parallelamente gli arrivi delle ignare vittime e la preparazione di Bobby, con anche qualche momento equivoco vista la difficoltà a realizzare un accadimento del genere.

Grandissimo esordio di Bogdanovich, un film fresco, originale, crudo e con numerosi spunti, tratto tra l'altro da un fatto di cronaca realmente avvenuto, tra le prime perle della New Hollywood.