Uno dei film fondamentali della commedia all'italiana, "Divorzio all'Italiana" è un'opera graffiante, cinica, che col suo umorismo rappresenta in fondo quella che era la società del tempo, con i suoi vizi, le sue ipocrisie, con una critica sociale spietatissima che mette alla mercè le contraddizioni del sistema, considerando che ai tempi dell'uscita del film non vi era la legge sul divorzio, ed inoltre, era ancora in vigore il delitto d'onore, questo rende il film una vera e propria opera di protesta, il personaggio di Mastroianni, uomo nobile così pieno di sé, che vive in questo paesino nel palermitano, è quell'elemento all'interno del sistema che va a cercare la falla per fare i propri interessi, trovando appunto un piano geniale quanto ironico per liberarsi della moglie, sposata in giovane età, che ormai non sopporta più e con la quale non intrattiene nemmeno rapporti sessuali, allo scopo di sposarsi con la cugina, ai tempi sedicenne, di cui è invaghito e che sembra ricambiare.
Una sceneggiatura ispiratissima che passo dopo passo si occupa di sfaccettare il contesto del paese, anche con le dovute frecciate politiche, come si vede nella figura del prete che praticamente fa continua propaganda a favore della Democrazia Cristiana, mostrando una realtà bigotta, molto tradizionalista, che tuttavia dietro a queste apparenze nasconde i suoi vizi, o gli stessi parenti del protagonista, come la coppietta di futuri sposi che ha promesso di non consumare prima del matrimonio per rispettare la tradizione e la pudicizia ma che viene trovata spesso inboscata da qualche parte, fino ad arrivare allo zio Ferdinando, un po' lo stereotipo del patriarca che impone le sue regole a tutta la famiglia, estremamente geloso della figlia al punto da morire di crepacuore quando scopre una tresca di quest'ultima e l'elemento della morte è molto presente all'interno della narrazione, quasi in veste iperbolica, permeando il film di una comicità nera dai tratti esasperati.
Nella seconda parte il geniale concept del film viene a galla, tutto il piano del protagonista per cercare di sbarazzarsi della moglie, non divorziando, quanto facendola fuori una volta che la trova assieme all'amante, cercando in tutti i modi di farla sedurre da qualcuno e trovando in Carmelo, un vecchio spasimante, la persona adatta, apparecchiando sempre la situazione per giungere allo scopo, riservando nel mezzo diverse sequenze, tra equivoci e grandi momenti come quello dell'appuntamento al cinema in cui proiettano "La dolce vita", in cui lo stesso Mastroianni era protagonista l'anno prima, con addirittura paternale del prete che denuncia il film di Fellini per i contenuti a detta sua espliciti, e che paradossalmente causerà l'interesse di tanti uomini del paese.
O ancora, le splendide scene surreali in cui il protagonista sogna di liberarsi dalla moglie, come quella in cui la manda su un razzo lontana dalla terra, i numerosi siparietti che si vengono a creare con la stessa, una Daniela Rocca esplosiva, dalla parlantina veloce e la voce squillante, al punto da tediare tantissimo il protagonista, i giochi di pettegolezzi che si vengono a creare in paese, che mostrano ancora meglio il contesto, arrivando a quella che è forse la scena più rappresentativa del film, quella alla sede del PCI, nella quale si parla del tradimento di Rosalia, definita con un termine parecchio colorito dai membri a cui era stato raccomandato di essere di mentalità aperta.
Un film semplicemente strepitoso, una commedia che come poche altre racconta il malcostume italiano, l'arretratezza ideologica di un paese ai tempi in costante crescita, erano gli anni del boom e Germi è stato un abilissimo narratore delle contraddizioni del periodo, una Sicilia ancorata a preconcetti vecchissimi e leggi desuete, con ovviamente, l'ennesima grandissima interpretazione di Mastroianni ed una Sandrelli appena sedicenne con un'ottima presenza scenica.