tylerdurden73 6½ / 10 11/12/2006 15:42:54 » Rispondi Tratto liberamente dal romanzo di Ermanno Rea “La dismissione”, il nuovo lavoro di Gianni Amelio appare ancora una volta come un’opera di tutto rispetto ma decisamente incompleta e non sempre particolarmente coinvolgente. Il problema del regista,gia’ denotabile nel precedente “Le chiavi di casa”, è la poca empatia che riesce a creare tra i protagonisti della pellicola e lo spettatore. Amelio gira in maniera encomiabile,rappresenta la Cina come un paese triste,grigio,spesso piovoso,non cadendo nella trappola dei fin troppo abusati paesaggi da cartolina... è bravissimo a mettere in luce i problemi di questo paese, che nonostante il grandioso sviluppo economico attuale, convive ancora con leggi dittatoriali e con un’estrema poverta’ che coinvolge la maggior parte della popolazione. Buona l’interpretazione di Castellitto e della debuttante Tai Ling,non sempre lo sviluppo del loro rapporto è ben spiegato, ma questo favorisce la possibilita’ di evitare situazioni retoriche e troppo melense. Purtroppo pero’ lo sviluppo narrativo è a tratti troppo ripetitivo e poco credibile. Abbastanza banale anche l’idea di affidarsi ad un road movie per spiegare metaforicamente il percorso di crescita interiore da parte del protagonista,inoltre appare poco convincente nella spiegazione delle motivazioni che lo spingono alla volta di un viaggio estenuante e durissimo. “La stella che non c’è” nonostante i difetti rimane comunque un film affascinante, al quale manca quello spunto che ne avrebbe potuto fare un lavoro abbondantemente sopra la media,Amelio rimane tra i pochi registi italiani che abbiano veramente qualcosa da dire ,anche se in questo caso l’esposizione non è esattamente perfetta,pare infatti che l'autore abbia voluto dirci tante cose ma non tutte raggiungono l'obiettivo con efficacia.