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DOGVILLE regia di Lars Von Trier

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Invia una mail all'autore del commento panizzi     7 / 10  08/12/2003 21:55:32 » Rispondi
Grace è un’idealista divenuta tale per sfuggire a ciò che della sua vita non le piace: il padre gangster.
Una sorta di romantico e coraggioso distacco da un’etica che non accetta e che ha, come gli farà notare paradossalmente il padre, l’arroganza di rifiutare, di giudicare.
In quel di Dogville ci sono quindici brave persone finché non gli è data occasione di esser e più forti e di avere la possibilità di giocare la loro “convenienza”. Quando si sentono più forti di Grace la usano, la umiliano, scaricano su di lei la brutale loro inanità morale: quella del genere umano.
La debolezza di Grace diventa il loro mitra: è un mitra che non spara pallottole come quello di suo padre, ma uccide allo stesso modo, anzi in modo più subdolo e vergognoso. Gli esseri umani sparano, uccidono ogni giorno. Il tuo vicino di casa che così gentilmente ti saluta ogni mattina, in un altro perimetro di vita ti sbranerebbe. C’è solo lei, Grace, che per fuggire da ciò che non accetta tenta di giustificare i cittadini di Dogville. Purifica se stessa con un esercizio stoico che le fa sopportare la loro vigliacca natura usando una pietas oltre i limiti.
L’uomo dovrebbe essere forse la via di mezzo tra l’animale cattivo e spietato che deve appagare molti appetititi oltre alla fame, e la pietà di taluni per gli altri che te li fa sopportare. Grace si attacca disperatamente alla pietà per trovare ragione a se stessa, poi capisce che quelli non sono meritevoli di pietà. Capisce che sono peggiori di suo padre gangster armato.
Forse ha un po’ di ragione, in effetti la cattiveria del padre è decisamente più onesta, meno meschina e ipocrita. Alla fine sceglie di trovare se stessa nella vendetta piuttosto che nella pietà. In medio stat virus, verrebbe da pensare e insieme viene da capire che la virtù non appartiene alla media degli uomini. A Dogville se ci pensiamo bene, ci siamo già stati tutti.