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IL BAMBINO CON IL PIGIAMA A RIGHE regia di Mark Herman

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Marco Iafrate     8 / 10  27/12/2008 14:54:34 » Rispondi
Quanti più sono i film che hanno trattato la triste realtà dell'olocausto, tanto è più difficile oggi realizzarne uno che sia in grado di colpire al cuore lo spettatore; tanto è stato già scritto, filmato, documentato, romanzato.
L'umanità ha un bisogno macroscopico di riconciliarsi con il passato, un passato che chiunque abbia un barlume di coscienza vorrebbe non ci fosse mai stato: quello dei campi di sterminio.
Quando pensiamo alle deportazioni, alla (non)vita all'interno dei campi di concentramento, ai poveri reclusi, ci viene da pensare ad un'enorme massa omogenea di carne umana che si muove e vive all'interno di un universo ristretto, circoscritto; ci è difficile pensare al singolo essere umano che respira, soffre, piange. In blocchi li immaginiamo compressi dentro i vagoni dei treni, in blocchi mentre svolgono il lavoro all'interno dei campi, in blocchi stipati nelle sudicie camerate, in blocchi mentre aspettano la morte dentro le camere a gas.
La pellicola ha il merito di penetrare questo enorme ammasso e di estrapolarne il cuore, consentendo a noi spettatori di abbandonarci dentro gli occhi dei due bambini protagonisti lasciando sullo sfondo la bestiale crudeltà del lager materializzata soltanto in brevi apparizioni.
Il piccolo Bruno si sforza di capire ma i confini della conoscenza gli evitano forse il male peggiore, quello della consapevolezza, nei discorsi e nei comportamenti del padre non riesce a distinguere la verità dalla menzogna, a capire quello che è il bene e quello che è il male, pur indottrinato da un maestro nazista che gli impone lo studio di libri di quell'atroce attualità il piccolo si rifugia nella fantasia, sogna l'avventura, si improvvisa esploratore nel giardino della sua casa/caserma.
Un recinto con il filo spinato divide due giovani vite, due piccoli cuori che si incontrano, ignari di quello che realmente sta accadendo intorno a loro, l'ingenuità dei loro otto anni non gli fa comprendere le conseguenze di un gioco innocente che li conduce al drammatico epilogo.
Un cielo che si fa improvvisamente pumbleo, lo spacco di un tuono, fanno da prologo agli ultimi 10 minuti del film, tra i più struggenti che io ricordi, la scena mi è parso di viverla, mancava soltanto il suo odore soffocante.