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IL MONDO DI HORTEN regia di Bent Hamer

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LoSpaccone     6½ / 10  12/01/2010 20:38:45 » Rispondi
Da anni ci stiamo assuefacendo ad un tipo di cinema che introietta i ritmi frenetici e convulsivi della modernità, e per rendersene conto basterebbe vedere quali sono i film che negli ultimi anni più di tutti hanno catturato l’immaginario collettivo, soprattutto delle nuove generazioni. “Il mondo di Horten” è uno dei rarissimi esempi (odierni) di un cinema che va nel senso opposto, un film che avrebbe tutte le carte in regola per richiamare quell’odiosa categoria, la “lentezza”, che molti adoperano. In realtà ciò che lo contraddistingue è la serenità, la calma propria non solo del protagonista, un ferroviere che si accinge ad andare in pensione e che sa di aver vissuto la maggior parte dei suoi anni, ma anche di un regista che vuole abbozzare, seppur con la sua consueta e leggera cifra grottesca, uno squarcio di una realtà che il giorno dopo sarà ancora uguale a se stessa, senza l’ossessione di riuscire a coglierne la fugacità. Con toni fiabeschi, che più che il frutto di un artificio narrativo sembrano sprigionarsi naturalmente dai paesaggi (urbani e non) norvegesi, e allo stesso tempo con un approccio che ha qualcosa di neorealista, Hamer fa l’elogio della normalità, della semplicità, della routine apparentemente alienante di una vita umile e ordinaria. Alla fine si ha l’impressione che manchi qualcosa, un guizzo che renda più avvincenti gli incontri del protagonista, però in compenso ci si è cullati soavemente per quasi 90 minuti in un ozio riflessivo e creativo che riconcilia lo spettatore con la parte più genuina di sé stesso e che indirettamente ricrea alcune delle sfumature della cultura nord-europea.