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AGORA' regia di Alejandro Amenabar

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Pasionaria     8 / 10  11/05/2010 15:19:37 » Rispondi
Condivido il bel commento di LP , è vero il film può risultare didascalico ( pericolo in cui facilmente scivolano i biopic e i film storici in genere), ma ciò che passa è il forte messaggio, che pervicacementwe con una lucidità e coerenza ragguardevoli, ci dice che ogni dogmatismo, sia esso religioso o ideologico, è costretto ad uccidere il libero pensiero per imporsi, alimentandosi del suo stesso fanatismo.
Un messaggio del genere, oggi, è importante. Può risultare retorico, d’accordo, ma è bene urlarlo e mostrarlo se può fare riflettere un’umanità sempre più omologata ed intellettualmente pigra, che assiste inerte al rigurgito oscurantista degli ultimi tempi.
Ipazia allora diventa il simbolo di questa libertà di pensiero che ( guarda un po’) coincide con la ricerca filosofica e scientifica, rientrando perfettamente nell’eterno contrasto religione/scienza. Una donna, dunque, è la protagonista; una donna che, proprio in quanto tale, è stata dimenticata persino dalla Storia. L’interpretazione della Weisz è viscerale, calata perfettamente nel ruolo, sa emozionarci come forse non ci si aspettava.
Amenabàr dirige in modo sicuro con una ricostruzione scenografica eccellente: la barbara sequenza dell’invasione e distruzione della biblioteca di Alessandria lascia per un momento senza fiato così come l’originale trovata della città trasformata in un formicaio impazzito.
Il regista ha voluto riportare alla luce un piccolo episodio dell’ancora oscura origine del Cristianesimo, il film ci ha messo un anno ad uscire in Italia, solo questo è già indizio sufficiente a farci riflettere per giorni.
“Voi non potete mettere in discussione quello in cui credete, io devo”.