jack_torrence 8 / 10 16/10/2012 12:34:27 » Rispondi Film dopo film Audiard alza l'asticella. Questo magnifico "Di ruggine e d'ossa" è almeno al livello del "Profeta" (di cui continuo a pensare che il finale sia il più grande limite, perché riconduce a uno "Scarface" qualsiasi un film che sino a quel punto era stato quasi un "Gomorra". Mi sono spiegato?). Anche il finale "Di ruggine e d'ossa" sterza verso il sentimentalismo classico, depotenziando il valore del film, che sta principalmente in uno stile di regia tra i migliori in circolazione. Pochi sanno, come Audiard, rapirti e sconvolgerti e portarti dentro la pelle e gli umori dei suoi personaggi. Qui poi ci sono sequenze memorabili: una fra tutte, quella in cui Stéphanie inizia a danzare sulla sua sedia a rotelle al ritmo della musica che ha in testa; e quindi torna all'acquario e dirige/accarezza (al di là di un vetro) le sue orche, su quella musica interiore (...Rhianna!).
Oltre allo stile, ciò che fa grande il cinema di Audiard è il suo essere sempre (almeno sino ai finali) non banale. Sono pochi i registi che tengono ben nascosti i significati entro le pieghe del racconto e sotto l'epidermide delle immagini. Parla anzitutto e principalmente al cuore e alle viscere: non è facile, anzi incongruente come di rado, cercare di tradurre in parole razionali le molteplici sfumature di senso che questo film trasmette, su ogni cosa e circostanza tocchi o sfiori. Leggo che il cinema di Audiard si iscriverebbe anzitutto nel segno di forme alternative e più profonde di comunicazione: è senz'altro uno dei suoi temi, ma è anzitutto la natura del contatto che riesce a instaurare con lo spettatore a confermare l'interesse quasi sperimentale che il regista coltiva per questo argomento. Parlare anzitutto attraverso i sensi: prima ancora che suscitare direttamente emozioni o, meno che mai, confezionare concetti. E, proseguendo su questa strada, ho la sensazione che Audiard debba ancora filmare il suo capolavoro.