tylerdurden73 8 / 10 11/09/2014 13:59:30 » Rispondi Terzo capitolo della cosiddetta "glaciazione". Un altro film di livello straordinario con evidenziato il malessere esistenziale che ci attornia. Una coppia infelice, un'altra alle prese con una figlia adottiva problematica, un anziano abbandonato a se stesso, un giovanissimo clandestino rumeno, uno studente fissato con i rompicapo : tante vite, tanti spezzoni (frammenti, appunto) di gesti quotidiani estratti da un tran-tran uniforme, monotono, apparentemente senza alcuna eccezionalità. Sullo sfondo c'è una Vienna grigia ed anonima e nel frattempo le televisioni blaterano: notiziari in cui alla tragedia, all'ennesima guerra o massacro fanno seguito notizie più leggere, se non stucchevoli. Un rituale in cui l'indifferenza del giornalista va a braccetto con quella degli spettatori. Non vi è indignazione, tanto meno coinvolgimento. Ci si illude sempre che il male non ci riguardi, che non possa ghermirci. Haneke presenta la violenza nelle nostre case, del modo in cui è stata accolta senza alcun timore o remora, come faccia parte di noi e come sia facile e consueto ricorrere ad essa. In questo caso il regista austriaco parte da un fatto di cronaca -uno studente uccide tre persone all'interno di una banca senza alcun preciso movente- e dimostra questa sua teoria riguardo il declino di cui siamo vittime passive. Lo stile glaciale, distaccato, come un quello di un entomologo che osserva i suoi insetti divorarsi a vicenda è tipico del regista, tanto da essere affinato splendidamente in alcune pellicole successive; i tanti segmenti convergenti nel finale offrono una narrazione destrutturata, magari non originalissima eppure intrigante, con i vari personaggi uniti da un epilogo collettivo in cui il destino deciderà a chi sono destinati i fatali proiettili. Haneke suscita interesse mostrando scene di normalità assoluta, non cerca il clamore per attirare l'attenzione dello spettatore. Imposta un rapporto algido con l'argomento trovando aderenza ad una realtà possibile, dalla quale poi scaturiscono i mostri. Non si cercano risposte, si giunge direttamente al dato di fatto, all'assodato, al mondo impazzito ormai lanciato in un rapporto sempre più oscenamente intimo con il male.