Filman 7 / 10 03/01/2026 12:43:33 » Rispondi Chiariamolo subito: se The Way of Water era il capitolo numero 2 della saga, questo, più che assomigliare ad un capitolo 3, assomiglia ad un capitolo 2,1 o 2,2.
Il distacco tra il primo e il secondo, per novità messe su schermo, è di fatto sproporzionato rispetto al passaggio tra il secondo e il terzo. Un effetto collaterale di una saga a cinque capitoli, che può raccontare quello che vuole, ma che finisce con lo schiacciare i singoli film. In AVATAR: FIRE AND ASH le uniche novità rilevanti e rilevabili sono i mercanti del vento con le loro navi (una sequenza limitata ad un quarto d'ora di film nel primo atto, ad ogni modo) e la parte all'interno della città che appare come una ammasso surreale di serbatoi, grate e tubi: letteralmente un'industria.
Ci sarebbe anche la tribù del fuoco, come novità, la quale però è più problematica che altro, non solo perché la loro "regione" è mostrata pochissimo e quel poco che si vede non rimane negli occhi, ma anche perché tutti gli auspici di vedere dei parallelismi politici-sociali in questa storia fatta di colonizzatori e colonizzati passavano da questa tribù "mediorientale". Tale parallelismo rimane veramente troppo sottotraccia e quello che poteva essere un megablockbuster dal gusto politico rimane, invece, una guerra tra alieni buoni e alieni cattivi: ok le intenzioni c'erano, ma alzi la mano chi vedendo il film ha pensato "è proprio vero, gli americani armano alcune popolazioni del terzo mondo per combattere un nemico comune". Ormai tutto il mondo è armato e questo racconto appartiene storicamente, al massimo, alla prima metà del 1900. Insomma, è divertente la carica erotica e folle dei due villain, ma questo film ci insegna poco sul terrorismo e sui temi attorno alle invasioni occidentali. Un male? Non necessariamente, ma non prendiamoci in giro: i propositi di James Cameron erano anche quelli. E per l'appunto, nessuna tribù del mondo attacca le altre perché geograficamente sfortunate e perché provano risentimento: anche le popolazioni più in difficoltà si rifugiano sotto il nome di un dio. Ma tutto questo è dovuto ad un semplice fatto: Avatar è una saga epica ma non particolarmente adulta.
Chiusa questa enorme parentesi tantissimi avvenimenti, in questo terzo capitolo, ripetono i fatti e le logiche narrative del secondo, creando un "effetto reboot".
Quaritch, che ormai è uno dei top villain della storia del cinema, rimane fermo al capitolo precedente. O meglio, fa qualche passo indietro e qualcuno di lato e ormai non si capisce neanche più se le sue azioni sono spinte dall'odio o da altro. Il fatto che appaia sempre più buono non aiuta il suo sviluppo.
Le immagini più affascinanti sono quelle che citano probabilmente "2001" e che riguardano Eywa, perché spiccano per coraggio e per effettiva trascendenza, distaccandosi da tutto il resto del film.
Anche qua, però, se il secondo film aveva un'anima naturalista, questo terzo ha un'anima spirituale. Si può dire senza troppi fronzoli: anche questo, è poco interessante.