CyberWYX 8 / 10 17/05/2026 20:45:41 » Rispondi Onibaba è un'opera che colpisce soprattutto per la sua atmosfera: pochi ambienti, pochi personaggi, ma una forza visiva notevole. La scenografia naturale, dominata da quel mare d'erba alta che sembra inghiottire tutto, diventa quasi un personaggio a sé: uno spazio chiuso pur essendo aperto, primitivo, soffocante, dove la sopravvivenza sembra aver cancellato ogni forma di morale.
Il film si regge molto sull'interpretazione dei pochi attori in scena, efficaci nel trasmettere fame, paura, desiderio, rancore. Non annoia ma cattura, e pur avendo alcuni passaggi forse un po' lenti, mantiene viva la curiosità su dove possa andare la storia. La sua forza non sta tanto nel colpo di scena o nell'orrore esplicito, quanto nel clima di tensione continua, nella sensazione che qualcosa di oscuro stia covando sotto la superficie.
Mi ha interessato anche perché mostra una prospettiva diversa rispetto ai soliti racconti ambientati nel Giappone della guerra e della decadenza samuraica. Qui non siamo con i guerrieri, gli eroi o i signori feudali, ma con chi la guerra la subisce ai margini: donne rimaste sole, persone che vivono di espedienti, che trasformano la morte altrui in mezzo di sostentamento. È un Giappone povero, sporco, carnale, dove la guerra non ha nulla di nobile e lascia dietro di sé solo corpi, assenze, mancanze e prime necessità.
Catalogato come horror, sinceramente lo sento più vicino al dramma: l'elemento orrorifico c'è ma non è un horror nel senso moderno del termine. È piuttosto un film sull'istinto di sopravvivenza e sul degrado che sorge quando la vita umana viene ridotta alla pura necessità.
Nel complesso, un'opera molto forte, visivamente memorabile e diretta con grande controllo.