CyberWYX 7 / 10 05/07/2026 16:29:51 » Rispondi Stefano Quantestorie è un film brillante e curioso, forse uno dei lavori più narrativamente ambiziosi di Maurizio Nichetti. La sceneggiatura inizialmente è complessa ma poco a poco il meccanismo diventa più chiaro e rivela il suo gioco centrale: il classico dilemma del "what if", delle vite alternative, delle possibilità mancate, di ciò che saremmo potuti diventare scegliendo una strada invece di un'altra.
Nichetti, qui anche interprete principale, moltiplica se stesso in diverse versioni del protagonista, offrendo molte variazioni sullo stesso uomo e sulle sue possibili esistenze, con tanto di intersezioni invisibili tra le stesse. È questo l'aspetto più interessante del film: l'idea che l'identità non sia una linea unica e compatta, ma un intreccio di deviazioni, rimpianti, occasioni, scarti minimi capaci di cambiare un'intera vita e di cambiare quelle degli altri.
Il risultato è un buon film italiano: intelligente, simpatico, abbastanza divertente, ben scritto. Personalmente, però, continuo a preferire il Nichetti più fisico, più vicino alla gag da cinema muto, alla comicità surreale e teatrale. Qui mi sembra un autore più controllato, più narrativo, forse anche più accessibile: un film più "per tutti", meno folle e iconico rispetto ad altri suoi lavori.
Anche il finale, pur coerente con il tono generale, l'ho trovato un po' troppo smielato, quasi eccessivamente addolcito. Le 3 interpreti femminili sono discrete e accompagnano bene il gioco del film, anche se il centro resta inevitabilmente Nichetti e la sua capacità di trasformarsi in più versioni alternative dello stesso personaggio.
Alla fine Stefano Quantestorie mi è piaciuto abbastanza: forse è uno dei film di Nichetti più rifiniti nella costruzione, ma non tra quelli che sento più vicini al mio gusto. Meno teatrale, meno anarchico, meno memorabile sul piano comico, ma comunque intelligente e piacevole.