CyberWYX 7½ / 10 19/07/2026 13:31:15 » Rispondi A Kite esce nel 1998, nella fase conclusiva ma ancora fertile della grande stagione degli OAV giapponesi, opere realizzate direttamente per il mercato home video, libere dai limiti della televisione e capaci, nei casi migliori, di avvicinarsi per ambizione visiva e narrativa ai film d'animazione. A differenza di molti OAV e serie tv giapponesi, non è tratto da un manga, ma si tratta di un lavoro originale di Yasuomi Umetsu, che cura un po' tutto: sceneggiatura, regia e character design.
Il film racconta la storia di Sawa, una giovane assassina cresciuta sotto il controllo di uomini corrotti che ne hanno trasformato corpo e mente instillandone la capacità di uccidere. Più che una killer realmente spietata, Sawa appare emotivamente anestetizzata: porta a termine i propri incarichi con una freddezza che non nasce dalla crudeltà, ma dalla progressiva cancellazione della sua volontà.
Rispetto a Mezzo Forte, altra sua opera molto simile, A Kite è meno azione corale ed più concentrato sulla dimensione personale e tragica della protagonista. L'azione rimane altrettanto cruenta, con sparatorie e uccisioni deliberatamente eccessive, ma il centro del racconto non è tanto lo spettacolo della violenza quanto la condizione di Sawa e l'evoluzione di questa vuota identità.
L'animazione risente talvolta della tipica economia produttiva degli OAV, dal budget più alto di una serie ma decisamente ridotto rispetto ad un film. Durante i dialoghi si ricorre spesso a immagini statiche, pose prolungate e movimenti ridotti anche se la cosa raramente da fastidio. Ma quando Umetsu passa all'azione, la regia acquista improvvisamente energia: gli scontri sono rapidi, brutali e costruiti con un notevole senso dello spazio, del peso dei corpi e dell'impatto dei colpi. Anche visivamente il film possiede una forte identità autoriale, grazie alle tipiche cromie cupe e innaturali, ai rossi accesi e ai blu notturni che trasformano la città in un ambiente corrotto e quasi senza vie d'uscita. Il character design dell'autore è inconfondibile e affascinante, capace di rende l'inespressività una tela vuota da riempire con le emozioni del momento.
Controversa la presenza delle sequenze sessualmente esplicite, che rischiano di spostare l'opera verso un genere diverso da quello a cui, per struttura e atmosfera, sembrerebbe appartenere. A Kite potrebbe funzionare perfettamente come un thriller animato destinato a un pubblico adulto ma alcune scene sembrano invece rispondere più alle logiche commerciali del circuito erotico "hentailike" che a una reale necessità narrativa. Allo stesso tempo, proprio perché mostrano l'abuso e il dominio esercitati su Sawa in modo funzionalmente tragico, risultano più disturbanti e meno facilmente separabili dal racconto rispetto alle parentesi esplicite di Mezzo Forte.
Il film scorre bene e mantiene una tensione costante, anche se alcuni dialoghi rallentano il ritmo e non sempre riescono ad approfondire quanto potrebbero la psicologia dei personaggi, risultando, anche se raramente, superflui. Viceversa, la durata contenuta, che da una parte garantisce compattezza, dall'altra lascia alcuni aspetti appena abbozzati e meritevoli di approfondimento.
Nel complesso, A Kite rimane un'opera interessante e visivamente riconoscibile: un thriller urbano crudele e malinconico, imperfetto ma dotato di una personalità che molta animazione più levigata non possiede. Non arriva all'eccellenza, ma rappresenta bene il talento e le contraddizioni del cinema di Umetsu.