CyberWYX 4½ / 10 02/08/2026 13:48:50 » Rispondi Sono un grande appassionato dei Masters of the Universe. Lo sono stato innanzitutto da bambino, quando adoravo quei giocattoli, dei quali conservo ancora oggi un ricordo vivissimo (e qualche personaggio negli scatoloni in cantina); e sono persino un estimatore della prima serie animata, che possiedo in DVD nella versione originale. Nel tempo ho anche recuperato alcune revisioni e repliche dei personaggi, che attualmente tengo in una vetrina dedicata proprio ai simboli della mia giovinezza. Questo per chiarire quanto sia forte il legame affettivo che mi unisce a quell'universo e quanto valore continui ad attribuirgli.
È certamente un valore nostalgico, che mi riporta direttamente agli anni Ottanta, ma non soltanto. Quei semplici giocattoli e quelle storie dalla morale immancabilmente positiva - per quanto costruite intorno a guerre tra uomini ipertrofici, mostri e improbabili veicoli d'assalto - riuscivano comunque a lasciarmi qualcosa di piacevole. Era un ricordo che desideravo conservare così, senza l'ennesima operazione contemporanea pronta a riesumarlo, rimasticarlo e inevitabilmente deformarlo.
Proprio per questo avevo deciso di non vedere al cinema Masters of the Universe del 2026. Quando poi il film si è rivelato un colossale flop, la cosa non mi ha stupito minimamente: semmai mi ha confermato di aver fatto bene a tenermi lontano dalla sala.
Il tonfo, però, deve essere stato talmente fragoroso che il film è approdato quasi subito su Prime Video. A quel punto mi sono detto: «Diamo un'occhiata a questa roba. Tanto non mi costa nulla. Al massimo ci perdo una serata».
Forse il pubblico cinematografico lo aveva interpretato male; forse, più semplicemente, non era un film da sala. Dopotutto, oggi i Masters of the Universe appartengono soprattutto ai ricordi di noi quarantenni e cinquantenni. Magari avrei trovato qualcosa capace di parlare proprio a me, qualcosa che gli altri non avevano compreso o che non era nemmeno rivolto a loro.
Così ho iniziato a guardarlo.
La prima parte, almeno fino all'arrivo di Adam sulla Terra, mi ha inizialmente sorpreso. Il film, tutto sommato, parte discretamente. Certo, ci presenta fin da subito un Adam fin troppo ironico, tanto da sfiorare il demenziale ancora prima che siano terminati i titoli di testa. Già lì cominciano a sorgere alcune domande. Si può però pensare che il personaggio debba partire in quel modo per poi acquisire spessore, serietà e maturità successivamente; che gli autori vogliano, insomma, mostrarne l'evoluzione.
Con questo dubbio, ma anche con una certa disponibilità, sono andato avanti.
Si arriva quindi alla prevedibile invasione di Eternos, capitale di Eternia, da parte di Skeletor. Ed è proprio qui che il film riesce, almeno momentaneamente, a sorprendermi in positivo. Le figure che conoscevo attraverso i giocattoli corrispondono abbastanza bene a ciò che avrei potuto immaginare in una trasposizione dal vivo. I personaggi sono riconoscibili e visivamente funzionano, tanto sul fronte degli eroi quanto, soprattutto, su quello dei nemici.
Pensavo, trattandosi dell'inizio, che se ne sarebbero aggiunti molti altri. Invece quelli che vediamo resteranno sostanzialmente gli stessi per tutta la durata. Troppo pochi, inevitabilmente, per chi ricorda i Masters come un universo popolato da decine e decine di personaggi. Qui ci ritroviamo con tre o quattro buoni e altrettanti cattivi.
Arriva Skeletor, interpretato da Jared Leto, e inizialmente mi fa un'ottima impressione: è forte, inquietante, spietato, dotato di presenza scenica. Chiude bene la sequenza e possiede il carisma che ci si poteva aspettare dal personaggio. Anche in seguito ci saranno alcuni aspetti di Skeletor sui quali il film continuerà a lavorare discretamente.
Quello che non riesco a comprendere - e forse sarà un mio limite - è perché questo genere di produzione americana debba partire in maniera almeno dignitosa e poi sentirsi obbligata a distruggere tutto attraverso una superflua ironia o demenzialità.
Sembra che non sia più possibile mantenere un minimo di serietà per più di qualche minuto. Prima o poi bisogna necessariamente spezzarla. Non con una buona ironia, non con battute capaci di alleggerire naturalmente una scena, ma con gag che sfiorano apertamente il demenziale.
Eppure stiamo parlando della rappresentazione fantastica di uno scontro su un altro pianeta, di valori contrapposti, di una possibile morale e di una mitologia che potrebbe persino avere qualcosa di interessante da raccontare, come era appunto nelle storie degli anni 80. Non capisco perché tutto questo debba essere continuamente funestato da battute fuori luogo, soprattutto quando vengono imposte a personaggi che dovrebbero possedere un simile carisma.
Un personaggio può anche essere folle o sopra le righe; non è questo il problema, anzi. Il problema sono quelle cadute di tono inserite immediatamente dopo sequenze che erano riuscite persino a risultare avvincenti. L'inizio, per esempio, avrebbe potuto chiudersi benissimo mantenendo quella tensione. Invece no: il film deve subito ricordarti che non è davvero ciò che, per qualche minuto, aveva lasciato credere di poter essere.
Da lì in avanti la storia procede lungo binari che chiunque può facilmente immaginare. Non vale nemmeno la pena raccontarla nel dettaglio, perché c'è ben poco da dire e tutti sappiamo già, più o meno, come andrà.
Provo allora a mettere in ordine i principali difetti. Sono osservazioni personali e non pretendo che siano condivise; ma, per quanto mi riguarda, sono proprio questi aspetti a rendere l'operazione tanto deludente.
Innanzitutto, Eternia. È rappresentata in maniera fin troppo eterea, artificiale, completamente soffocata da una CGI che sembra aver festeggiato senza alcun limite nel colorare ogni superficie e nel rendere quel mondo ancora più inverosimile di quanto non sarebbe già per sua natura. La fotografia è funzionale, certamente, ma anche correttiva, industriale, ingiustificata, piena di faretti che usano il solito contrasto cromatico arancio a sinistra/blu a destra, tanto per "fare cinema attuale". Bah...
Non si ha mai la sensazione di trovarsi davanti a un luogo reale, per quanto fantastico: sembra tutto finto, fintissimo, quasi una scenografia digitale provvisoria che nessuno si sia ricordato di rifinire.
La recitazione sarebbe anche discreta, se non fosse continuamente appesantita da sequenze inutili. Penso soprattutto a quelle legate a Man-At-Arms, interpretato da Idris Elba, personaggio fondamentale e necessario ma insulso per come è stato inserito. Già fisicamente - baffi a parte - ha ben poco in comune con il personaggio che ricordavo ma si potrebbe anche sorvolare sull'aspetto estetico. Il problema vero è che molte delle sue scene sono poco significative, sempliciotte, prive di peso narrativo. Sequenze che avrei rivisto senza esitazione, perché così inserite non aggiungono nulla e rallentano un film che avrebbe invece avuto bisogno di essere più asciutto.
Un altro difetto evidente è l'utilizzo delle musiche. Molto spesso mi sono chiesto che cosa avessero a che fare determinati accompagnamenti musicali con la scena, con il dialogo o con il tono del momento. La risposta, nella maggior parte dei casi, era: assolutamente nulla.
La musica finisce così per demolire quella poca efficacia che alcune sequenze erano riuscite a costruire. Sembra quasi una correzione effettuata in un secondo momento, ma una correzione sbagliata: come se, dopo aver montato il film, qualcuno avesse temuto che certe scene potessero risultare eccessivamente serie o avvincenti e avesse deciso di alleggerirle a ogni costo, per non disturbare lo spettatore che desiderava il prodotto più innocuo e spensierato possibile.
Il risultato è una colonna sonora che sembra spesso applicata casualmente, come se si stesse guardando un film mentre, in sottofondo, qualcuno faceva partire una playlist senza alcun rapporto con ciò che accadeva sullo schermo. Il contrasto tra immagini e musica è talmente forte da diventare, almeno per me, uno dei maggiori difetti dell'intera operazione.
Lo stile musicale, in teoria, avrebbe anche potuto funzionare, perché tentava forse di richiamare la semplicità sonora della serie animata degli anni Ottanta. Il problema è che quelle musiche, pur essendo semplici, erano molto più incisive. Avevano una componente orchestrale, epica, immediatamente riconoscibile. Sapevano accompagnare l'azione senza ridicolizzarla ma, anzi, valorizzandola.
Qui, invece, ci troviamo spesso davanti a una musichetta di sottofondo che sembra avere il compito preciso di non permettere alla scena di diventare troppo drammatica. Appena si crea un minimo di tensione, la musica interviene per spezzarla, ridimensionarla, neutralizzarla, e lo fa pure con i ritmi sbagliati.
Alle musiche strumentali si aggiungono poi le inevitabili canzoni popolari inserite per strizzare l'occhio al pubblico. A un certo punto compare perfino What's Up? dei 4 Non Blondes, canzone che molti associano ormai al celebre video-meme di He-Man.
Quel video è bellissimo nel suo genere: folle, simpatico, diventato giustamente parte della cultura di Internet. Ma che cosa c'entra con questo film? Perché richiamarlo durante una scena d'azione che non ha alcun rapporto né con il significato della canzone né con quello del meme?
Più che un omaggio, sembra una presa in giro dell'intero mondo dei Masters of the Universe. Prendiamo il cartone animato, i giocattoli, i meme, le canzoni, la nostalgia, gli effetti speciali e mettiamo tutto nello stesso calderone. Poi mescoliamo. Se il risultato fa ridere, bene; se non fa ridere, aggiungiamo altra demenzialità.
La storia, naturalmente, richiede una certa sospensione dell'incredulità. È un film fantasy, e nessuno pretende realismo da un'opera popolata da guerrieri muscolosi, castelli magici, armi cosmiche e scheletri parlanti. Ma proprio non capisco perché quella sospensione dell'incredulità debba essere continuamente interrotta da battute e momenti che sembrano invitare apertamente lo spettatore a spegnere il cervello.
Il problema non è che il film sia fantastico. Il problema è che non vuole credere nella propria fantasia, deridendola e appiattendola quando possibile.
Alla fine non aggiunge nulla al passato e non lascia nulla al presente, e soprattutto non rende giustizia a ciò che i Masters of the Universe hanno rappresentato per milioni di persone. Ancora oggi esistono appassionati che acquistano giocattoli, edizioni, ristampe e materiale legato a quel fenomeno degli anni Ottanta, perché per molti non si trattava soltanto di una linea commerciale: era un immaginario che aveva segnato un'epoca.
Questo film non rende giustizia a quel passato, ma non riesce nemmeno a costruire un vero passaggio di testimone verso le nuove generazioni. Al contrario, sembra mostrare tutto quell'universo come una burletta: ricco di colori, personaggi, effetti speciali e mitologia, ma in fondo irrimediabilmente stupido, da trattare con sufficienza e ironia permanente.
È quasi il contrario di ciò che dovrebbe fare un film simile. Anche volendolo considerare soltanto come un veicolo commerciale, avrebbe dovuto rilanciare il marchio, riaccendere l'interesse per i giocattoli e restituire vitalità al suo immaginario. Non riesce nemmeno in questo. Il suo insuccesso, da questo punto di vista, non è un incidente incomprensibile: è la manifestazione evidente del fatto che una simile formula non funziona.
E non funziona perché è cambiato il modo di costruire questi film. Un tempo si realizzavano adattamenti spesso maldestri - basti pensare a Super Mario Bros. o allo stesso Masters of the Universe del 1987 - ma, pur con tutti i loro limiti, quei film tentavano almeno di esistere come opere autonome. Potevano essere brutti, ma rimanevano film.
Oggi, invece, si investono enormi quantità di denaro, effetti visivi e lavoro produttivo per dare l'impressione di valorizzare questi mondi, ma il risultato è spesso ancora più povero. Un prodotto tecnicamente sovraccarico, ma artisticamente vuoto. Non lascia un'immagine, non sviluppa un'idea, non lancia un messaggio e, nel caso dei Masters, non riesce neppure a rilanciare ciò che dovrebbe vendere.
Per onestà intellettuale devo ammettere che alcuni aspetti positivi esistono. La rappresentazione di determinati veicoli funziona e alcune ambientazioni richiamano abbastanza fedelmente quelle concepite originariamente. Lo stesso vale per i pochi eroi e nemici che il film decide di mostrare: sono pochi, troppo pochi, ma almeno risultano immediatamente riconoscibili.
Alcune scene d'azione sono valide e dimostrano che il film, quando vuole limitarsi a mettere in scena il proprio universo senza commentarlo, deriderlo o sabotarlo, potrebbe persino funzionare.
Ma credo che l'elenco dei pregi possa fermarsi qui.
Qualche design riuscito, alcuni veicoli, una manciata di personaggi riconoscibili e poche sequenze d'azione efficaci, di cui molte concentrate nella parte iniziale. Il resto si potrebbe anche non vedere, perché proseguire serve soprattutto ad assistere al progressivo smantellamento di quel poco di buono che il film era riuscito a promettere.
I difetti sono tutto il resto.
Anzi, a voler essere precisi, il difetto principale è proprio il film.