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PASTORAL: TO DIE IN THE COUNTRY regia di Shuji Terayama

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CyberWYX     9 / 10  16/08/2026 16:49:34 » Rispondi
Tra gli apici della produzione di Shuji Terayama, Pastoral: To Die in the Country è una sorta di Amarcord allucinato e profondamente personale, in cui il regista ripensa alla propria infanzia rurale ad Aomori non tanto per raccontarla quanto per interrogarsi sulla realtà ricordata.

Il villaggio diventa così un paesaggio onirico, un dreamscape popolato da memorie, desideri, paure e simboli che sembrano riaffiorare dall'oblio senza mai ricomporsi del tutto. Terayama sembra chiedersi continuamente quanto di ciò che ricorda sia realmente accaduto e quanto, invece, sia stato riscritto dal tempo, dalla fantasia e dal bisogno stesso di dare una forma al proprio passato. Ne nasce quindi un collage di memorie costruito secondo la logica del sogno: rimangono immagini, persone, colori, ossessioni, frammenti che la mente tenta inutilmente di ricondurre a un'unica realtà.

Teatro d'avanguardia, simbolismo ed ermetismo finiscono dentro lo stesso frullatore, ma senza trasformare il film in un semplice esercizio intellettuale. C'è qualcosa di sorprendentemente umano sotto tutta questa stravaganza, soprattutto nel rapporto con la madre, nel conflitto tra appartenenza e desiderio di fuga e nel continuo confronto tra il ragazzo che Terayama era e l'uomo che tenta di ricordarlo.

Registicamente e visivamente è meraviglioso. La libertà espressiva è spinta quasi agli estremi e produce scene e immagini di una potenza tale che molte potrebbero vivere autonomamente come dipinti, fotografie o installazioni. È un film del 1974 che, paradossalmente, trovo ancora modernissimo: fresco, imprevedibile, lontanissimo dalla sensazione di stare osservando un'opera ingabbiata nel proprio periodo storico.

Mi ha ricordato moltissimo Jodorowsky, forse appena meno criptico, appena più interpretabile, ma con una componente autobiografica che rende il suo surrealismo più intimo e, proprio per questo, paradossalmente ancora più difficile da afferrare completamente.

Un film che non mi ha mai annoiato, che continua a stupire mentre lo si guarda e che sembra interrogarsi continuamente sulla propria natura. Un vero capolavoro, grottesco, magico e affascinante, che rivedrei molto volentieri proprio perché dà l'impressione che una seconda visione potrebbe restituire significati completamente diversi dalla prima.