diario di un ladro regia di Robert Bresson Francia 1959
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diario di un ladro (1959)

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locandina del film DIARIO DI UN LADRO

Titolo Originale: PICKPOCKET

RegiaRobert Bresson

InterpretiMartin LaSalle, Marika Green, Jean Pélégri, Dolly Scal, Pierre Leymarie, Pierre Étaix

Durata: h 1.15
NazionalitàFrancia 1959
Generedrammatico
Al cinema nel Novembre 1959

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Trama del film Diario di un ladro

Sorpreso in un tentativo di scippo, dopo una lunga "carriera" di furtarelli vissuti come trasgressione, Michel finisce in carcere. Quando esce diventa ladro professionista. Un nuovo arresto e la relazione con una ragazza-madre saranno veicolo di una ritrovata pace con se stesso. Al centro della parabola dostoevskiana, asciutta e anti-narrativa, un personaggio intrappolato tra gli opposti automatismi dell'integrazione sociale e della rivolta.

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Voto Visitatori:   8,40 / 10 (20 voti)8,40Grafico
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Voti e commenti su Diario di un ladro, 20 opinioni inserite

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  Pagina di 1  

bulldog  @  04/04/2010 23:25:56
   8½ / 10
Pickpocket è un film di un rigore stilistico ineccepibile, minimalista, scarnissimo, asciutto, essenziale e volutamente impalpabile.
Tra continue dissolvenze, silenzi e rumori ci si ritrova di fronte ad una svigorita frammentazione di gesti, corpi e spazi.
Recitazioni esili e prive di enfasi e dialoghi, kafkianamente parlando, pornografici.

Magistrale parabola di redenzione Dostojevskiana .

1 risposta al commento
Ultima risposta 05/04/2010 10.26.00
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Gruppo COLLABORATORI SENIOR Invia una mail all'autore del commento kowalsky  @  30/11/2009 13:48:15
   8½ / 10
Voglio dedicare i miei prossimi mesi a conoscere interamente l'opera di Bresson.
Uno stile essenziale e scarno, pochi dialoghi ma determinanti - l'io narrante anche qui è predominante - e un fortissimo senso laico davanti al "contagio" dell'immaginario religioso. Quale reato? Quale peccato? Le buone intenzioni svaniscono davanti all'evanescenza della colpa, come nel caso del protagonista.
E il borsaiolo Michel non fa niente per difendersi, perchè non sente ragioni per essere accusato. Sembra anzi cercare la strada più breve per espiare una colpa al posto della propria "libera" coscienza.
Un diario segreto, da scrittore in erba, serve a descrivere i suoi furti.
Il finale si affida tutto allo sguardo tra Michel e Jeanne, alle rivelazioni celate nei gesti (spoiler)

Nascondi/Visualizza lo SPOILER SPOILER

3 risposte al commento
Ultima risposta 30/11/2009 19.39.07
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Gruppo COLLABORATORI SENIOR Ciumi  @  26/07/2009 09:37:35
   9 / 10
Anche attraverso il peccato è possibile raggiungere la pace dell’animo.
Ma la vicenda è narrata con distacco, mediante (come altrove nell’opera del regista) la voce fuoricampo del protagonista che legge un diario; acquistando qui un valore diverso, quasi Bresson avesse voluto in qualche modo dissociarsene.
In una rappresentazione (mistica molto prima che sociale) dove le mani, i gesti, gli oggetti e gli sguardi, contano più delle parole; nel misterioso silenzio, cadenzato dal fievole lirismo dei rumori; e dove l’atto del rubare diventa pura vocazione; l’ascetismo si mescola con l’apatia di fondo.
C’è anche un significativo contrasto di luoghi: da una parte la stanza misera e spoglia di Michel, e dall’altra i luoghi affollati del borseggio, dove in un mirabile lavoro di montaggio nelle scene degli scippi, il regista s’abbandona a un certo virtuosismo.
E alla fine ecco riaprirsi la luce, la musica si sprigiona, i corpi dolcemente s’avvicinano, e attraverso le sbarre della prigione, attraverso l’amore illibato per una ragazza (spesso i film di Bresson si chiudono nel segno luminoso della pace, raggiunta diversamente mediante l’abnegazione, per esempio, in “Un condannato a morte è fuggito”, e con l’umiltà in “Au hasard Balthazar”) Michel ha finalmente conquistato la propria redenzione.

5 risposte al commento
Ultima risposta 04/04/2010 23.28.44
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Invia una mail all'autore del commento wega  @  29/04/2008 11:04:04
   10 / 10
Pickpocket di Bresson è un piccolo grande capolavoro, piccolo perchè la narrazione non supera i 68 minuti, una narrazione semplice dal taglio documentaristico quasi neorealista, con l'unica peculiarità di essere raccontata tramite un diario.
Perchè questo film può essere considerato un capolavoro, innanzitutto per l'assoluta perfezione della caratterizzazione del personaggio protagonista, le dinamiche, i meccanismi psicologici sugli eventi di un ragazzo che vuol fare il ladro sebbene non sia la sua strada è raccontata con una precisione e fedeltà introspettiva che non mi stupirebbe lo sceneggiatore, o l'aiuto sceneggiatore, fosse dedito al taccheggio prima di darsi al cinema.
Inoltre il regista getta uno sguardo sociale ed esistenziale, "sarò il migliore?", "ha senso vivere?", "ha senso lavorare, a che serve?", "non è inutile la vita, non è meglio morire?", "è forse l'amore l'unica possibilità di redenzione?"..in questo caso, come parabola drammaturgica ideale, sarà proprio l'amore la svolta definitiva e necessaria.
Per qualcuno, può essere impossibile non rimanere secchi d'innanzi a questa pellicola.

1 risposta al commento
Ultima risposta 16/11/2008 19.19.47
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Gruppo COLLABORATORI antoniuccio  @  20/02/2006 17:05:28
   7½ / 10
Ho iniziato per curiosità a vedere qualche film francese e sto continuando a vederne per verificare la loro comunanza, che in effetti c'è: non sono soltanto film, ma messaggi quasi subliminali di crisi esistenziali o comunque di situazioni profonde celate dietro la storia di facciata.
Michel è un ragazzo che non ha una sua dimensione se non sgraffignando soldi e portafogli dalle tasche della gente. Vive in un tugurio di camera (bellissimo il fatto che non deve neppure chiudere la porta del buco dove vive), ha una madre in pena per lui, ma che non va mai a trovare quasi per partito preso.
Il furto riempie la sua esistenza quasi più dell'amore, che trova alla fine, nella maniera più faticosa possibile.
Il film stranamente ha pochi momenti di lentezza, poiché i momenti dei furti sono davvero sorprendenti e quasi d'azione. Non è il film francese standard per lentezza, anche se addirittura è in lingua originale con sottotitoli, tra l'altro facili da seguire poiché le parole in tutto il film sono 56 o poco più.
Complessivamente buono.

2 risposte al commento
Ultima risposta 20/09/2006 13.17.10
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