Recensione 4 minuti regia di Chris Kraus Germania 2006
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Recensione 4 minuti (2006)

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locandina del film 4 MINUTI

Immagine tratta dal film 4 MINUTI

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Immagine tratta dal film 4 MINUTI

Immagine tratta dal film 4 MINUTI

Immagine tratta dal film 4 MINUTI
 

"Vier Minuten (tradotto letteralmente in "4 Minuti")", del giovane regista quasi esordiente Chris Kraus, è una riflessione sul valore che si può dare alle persone dotate di "genio"; ciò che le rende speciali, uniche, sublimi può giustificare altre parti della loro personalità sgradevoli, repellenti o criminali? Si può ammirare e favorire una persona eccezionale anche se è un elemento pericoloso per la società?
Viene poi toccato il tema, sempre dibattuto da Dostoevskij in poi, della personalità criminale estrema e se sia giusto permetterne l'inserimento sociale; tematica peraltro di scottante attualità anche In Italia, in un momento storico in cui si sta discutendo circa il problema del reinserimento nella società degli ex-terroristi.
Nel film le questioni però sono solo esposte senza voler dare un giudizio preventivo; sta allo spettatore prendere posizione, anche se sembra quasi che le simpatie del regista vadano tutte al criminale-genio.
In ogni caso si celebra il potere dell'arte di "nobilitare" qualsiasi persona, anche il peggior rifiuto della società.

Il film si richiama in parte al passato nazista della Germania; è infatti ambientato nel carcere femminile di Lickau, che in passato è stato anche un campo di prigionia nazista. Sembra quasi si voglia fare un parallelo fra gli orrori e le limitazioni alla libertà del passato con quelli del presente. Tra l'altro alcuni flashback sono ambientati in quel triste periodo.
Anche il tema del "genio" abbinato alla violenza richiama in parte l'esaltazione nazista della persona con doti superiori a quelle della massa, libera di esprimersi con ogni mezzo a sua disposizione senza impedimenti morali; questo va in parte a giustificare le paure e i timori delle autorità carcerarie a lasciare in giro persone instabili anche se dotate artisticamente.

La scarna trama del film ruota intorno allo scavo psicologico di due personaggi femminili. La tecnica è quella di farle apparire all'inizio nel loro aspetto esteriore antipatico e sgradevole e via via con lo scorrere della storia, fare in modo che lo spettatore approfondisca la conoscenza dei loro caratteri e arrivi a comprenderle, quasi a "giustificarle".
Jenny, una giovane carcerata, viene presentata come una figura negativa, egoista, abulica, agressiva e con manie autodistruttive. Si verrà poi a sapere che è stata una bimba pianista prodigio ma una serie di circostanze e il suo carattere instabile l'hanno portata forse ad assassinare brutalmente una persona.
Traude invece è una vecchia dura, fredda, rigida, chiusa nella propria solitudine; si occupa di insegnare musica alle carcerate ed a un secondino. La comune passione totale per la musica sarà la scintilla che unirà Jenny e Traude in un rapporto contorto e quasi morboso. Traude rimane affascinata dal talento di Jenny, qualcosa che la eleva dalla massa amorfa, e non le importa se è o è stata una criminale. Utilizza metodi quasi dittatoriali per imporre all'allieva il raggiungimento della perfezione. Jenny si adatta a subire questi metodi (abbastanza di malavoglia) perché sa che sono l'unico modo per entrare in contatto con il solo strumento con cui riesce a esprimersi: il pianoforte.

Il proposito autodifensivo di Traude di tenere separato l'interesse per il talento di Jenny dall'interesse per la sua personalità, è destinato però a fallire. Alla fine entrambe capiscono che l'esercizio continuo per raggiungere la vittoria al concorso musicale significa in realtà ottenere la vittoria sulle negatività e sugli ostacoli che reprimono la libera espressione della loro personalità. Traude subisce la forza sensuale di Jenny e finisce per svelarle i suoi sentimenti anticonformisti e il suo torbido passato, uscendo così dal proprio guscio; riesce però a instillare nella psiche instabile di Jenny il senso del dovere e della missione che la porterà a dare un senso alla propria esistenza anche se solo per quattro minuti.

tra i personaggi secondari del film ricordiamo il secondino appassionato in maniera superficiale di musica, che finisce per incattivirsi, roso dall'invidia; ve ne sono poi altri a simboleggiare la mediocrità e la burocrazia che gravita intorno al carcere. Un personaggio non molto chiaro è invece il padre di Jenny, forse il punto debole del film.

Essendo un film basato soprattutto sulle reazioni psicologiche si indugia spesso su primi piani o su inquadrature focalizzate sul personaggio; anche il montaggio aiuta a esprimere i collegamenti mentali e le sensazioni che avvengono nella mente delle due protagoniste.
Splendide poi le interpretazioni della Herzsprung (una esordiente) e della Bleibtreu e anche la scenografia riesce a creare bene con i suoi ambienti spogli e anonimi l'atmosfera di chiusura e isolamento in cui si svolge il film.

E' comprensibile che si possa giudicare la storia romanzata o forse un po' estrema; questi aspetti possono essere in parte giustificati considerando che è tradizione dei tedeschi dare molta importanza agli aspetti nascosti o eccezionali della psiche umana; non a caso il Romanticismo è nato in Germania, la loro filosofia ha prodotto Nietzsche ed anche il cinema ha cominciato a esplorare la parte scura dell'animo umano grazie all'espressionismo tedesco. Del resto anche nella storia la Germania (insieme all'Italia) ha prodotto persone "eccezionali" delle quali spesso si è diffidato.
Per un tedesco il tema del genio accompagnato dalla violenza suscita sempre brutti ricordi.

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Recensione a cura di amterme63 - aggiornata al 17/05/2007

Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell'autore e non necessariamente rappresenta Filmscoop.it

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