Recensione affliction regia di Paul Schrader USA 1997
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Recensione affliction (1997)

Voto Visitatori:   7,70 / 10 (25 voti)7,70Grafico
Miglior attore non protagonista (James Coburn)
VINCITORE DI 1 PREMIO OSCAR:
Miglior attore non protagonista (James Coburn)
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locandina del film AFFLICTION

Immagine tratta dal film AFFLICTION

Immagine tratta dal film AFFLICTION

Immagine tratta dal film AFFLICTION

Immagine tratta dal film AFFLICTION

Immagine tratta dal film AFFLICTION
 

- A volte mi sento come un cane bastonato pronto a mordere il primo che gli capiti a tiro
- L'hai già fatto
- No, non l'ho mai fatto. Qualche volta ho ringhiato, ma non ho mai morso.

"La promessa", "L'assassinio del presidente Nixon", "Mystic River", "Insomnia", sono solo alcuni recenti titoli che, a ricordarli, hanno attinto (forse involontariamente) al capolavoro di Schrader. E' come un percorso apologista sull'ossessione dell'Uomo, dove Nick Nolte esaspera ed enfatizza il suo personaggio de "Il principe delle maree", privandolo solo apparentemente del suo disarmante alone romantico.
La lettura Calvinista e Mitologica di Schrader è sostenuta dalla splendida fotografia di Paul Sarossy, che immortala una cittadina del New Hampshire in un locus di neve e malinconia. Non a caso si apre con la festa di Halloween, una delle piu' affascinanti contraddizioni tra credenza popolare, tradizione e i fantasmi esorcizzati dalla paura.

Sono gli stessi fantasmi, vecchi e nuovi, che il poliziotto Wade Whitehouse non riesce a rimuovere, gli stessi che portano l'uomo ad aggrapparsi alle migliori intenzioni per difendere l'unico affetto per cui valga la pena combattere (la figlia), ma al tempo stesso retrocedendo pericolosamente nell'abisso di un'incosciente ossessione: l'ambiguo dovere giustizialista di "cercare il delitto dove non c'è".

Lo spettatore è messo nelle condizioni di dubitare persino di ciò che probabilmente ha già visto, è chiamato a testimoniare quando il caso dell'incidente di caccia sembra essere definitivamente chiuso. Probabilmente noi stessi ci vedremmo un incipit sociale contro le coercizioni del capitalismo, (il potente di città che decide di comprare l'intera città a scopo di lucro).
Ma ciò che interessa Schrader è ben altro: in fondo, è la classica storia di un uomo che non è messo nelle condizioni di mostrare un lato migliore di sé. Wade è ambivalenza, perché mentre lo osserviamo disperato, debole e provato, poco dopo l'irrazionalità dei suoi comportamenti sfocia nella violenza e nella prevaricazione; i pessimi insegnamenti del padre (un feroce Coburn, impellente maschera di brutalità e gigionismo amorale) hanno portato la sua vita a distruggere ogni affetto, sia esso quello dell'ex moglie, dell'amico, o della donna coraggiosa che tenta invano di vivere al suo fianco (Sissy Spacek).

E' una tragedia moderna di stampo Sofocliano, quella di "Affliction", libero adattamento in chiave quasi religiosa/dogmatica del romanzo "Tormenta" di Russell Banks: un dramma di grande respiro che a poco a poco toglie il fiato, sia nella drammatica imprevedibilità di un lutto annunciato (la madre di Wade morta nella sua umile dimora), sia nel confronto con una natura selvaggia ma statica, animata da inseguimenti in macchina, pestaggi, e soprattutto dal confronto drammatico tra la Rabbia implosiva di Wade e quella, meditata matura e disillusa del fratello Rolf (Defoe).

Ma nella sua natura invadente e lancinante, "Affliction" è un film di una crudeltà sconvolgente, capace di annientare proprio nella sua imprevedibile casualità. I durissimi confronti tra padre e figlio - che mettono nello stesso piano il prossimo spirito-guida e il suo degno erede, Coburn e Nolte - implicano una giostra di sentimenti impossibili e inconciliabili: la compassione verso quegli uomini che hanno cercato solo di ferire e umiliare il prossimo, la pena per quelli che lo fanno continuando ad odiare se stessi per le loro gesta, e l'odio verso i vincoli superati dalla brutalità del Male, allegoria del Demone che serpeggia in ognuno di noi.

Per quanto Schrader non enfatizzi troppo questa natura, è nella splendida follia di Nolte/Wade e, peggio, nella lucida ma dolorosa prepotenza del vecchio padre Glen/Coburn - indimenticabile la rabbia agnostica verso il requiem per i funerali della moglie - che noi (ri)troviamo l'apologia dei losers più radicali, e la forza implosiva, terribile e affascinante, delle loro gesta sciagurate.
In Wade appare ancora quel vago bisogno di normalità che il regista tende sempre più a dilaniare, costringendo la nostra coscienza a restare sopraffatti, a desistere da un atto di tardiva pietà.

In "Affliction" noi vediamo almeno tre diverse tipologie di donna, che potrebbero portare a una trilogia allegorica di un certo interesse: la resistenza (la madre), il coraggio (l'amante), la rinuncia (la moglie, di Wade). Simbolo forse della Madre di tutte le madri (Maria), mentre il Cristo caduto (Wade) cerca solo il modo piu' rapido di raggiungere definitivamente la sua croce. Tutto ciò che svanisce egli porta con sé.

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Recensione a cura di kowalsky - aggiornata al 10/10/2005

Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell'autore e non necessariamente rappresenta Filmscoop.it

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