Recensione closer regia di Mike Nichols USA 2004
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Recensione closer (2004)

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locandina del film CLOSER

Immagine tratta dal film CLOSER

Immagine tratta dal film CLOSER

Immagine tratta dal film CLOSER

Immagine tratta dal film CLOSER

Immagine tratta dal film CLOSER

Immagine tratta dal film CLOSER

Immagine tratta dal film CLOSER
 

Mike Nichols, famoso e apprezzato per film come "Chi ha paura di Virginia Woolf" (1966), "Il laureato" (1967), "Conoscenza carnale" (1971), alle soglie della vecchiaia firma un film molto discusso e controverso, tratto da una commedia teatrale di Patrick Marber.

"Closer" lascia stupiti per la volgarità del linguaggio e l'audacia sperimentale della narrazione, costringendo i critici e vecchi ammiratori a dure prese di posizione sul film, come quella dello scomparso Tullio Kezich, considerato nel mondo del cinema e della stampa uno dei migliori critici cinematografici dal '60 ad oggi, che in una recensione ha fatto notare come non gli sembrasse riuscito nel film il trasferimento in esterni e in luoghi precisi di un'opera teatrale basata su "una certa drammaturgia post pinteriana privilegiante le strategie verbali rispetto al disegno dei caratteri".

In effetti, osservando la pellicola da un punto di vista più legato ai modi espressivi teatrali, ciò è vero ma i risultati del lavoro fotografico di "Closer" sono eccellenti e compensano in gran parte quelle fratture stilistiche sottolineate da Kezich.
Le scene iniziali con le riprese in mezzo alla folla, in cui scorrono davanti alla cinepresa gli innumerevoli sguardi dei passanti tra cui quelli dei due protagonisti Dan e Alice che finiscono per incrociarsi e fissarsi a lungo fino all'incidente della donna è notevole per montaggio e realismo e sembra preannunciare nel film un modo di procedere per immagini ricco di una classe visuale particolare, con tante invenzioni sceniche di varie forme estetiche che accompagnano con stile un raffinato erotismo per immagini.

E' una recensione critica quella di Kezich che fa discutere, in buona parte non condivisibile, perché sottovaluta nel cinema la portata fotografica delle scene, cioè il linguaggio per immagini inteso come principale valore artistico fondativo del film, che con le sue logiche metonimiche e metaforiche è in grado di sostituire gran parte del linguaggio verbale.
Come molti critici Kezich giudica i film in un'ottica troppo vicina ai metodi narrativi del libro, letterari, o del teatro finendo in un certo senso per considerare il cinema un'arte minore, un puro gioco di intrattenimento, oppure qualcosa che vive all'ombra di altre arti narrative scopiazzandone i contenuti. Ciò probabilmente accade proprio per la scarsa cultura fotografica di molti critici che trascurano per ragioni commerciali ciò che è assolutamente specifico nel cinema: l'estetica visuale.

Questo film ci riporta ad interrogare il cinema su più fronti, proprio perché è stato giudicato dai critici in modo controverso, polemico, obbligandoci ad analisi di maggior profondità, con nuovi interrogativi e domande sulla teoria cinematografica, e costringendoci in un certo senso a considerare meglio l'aspetto delle possibilità narrative del cinema rispetto alle altre arti, nella speranza di contribuire a togliere di dosso al cinema il complesso di una sua presunta inferiorità artistica.
La riuscita comunicativa del linguaggio fotografico dei film è il parametro principale con cui criticare la pellicola, cosa che esclude ogni possibile parallelo immaginifico con il teatro.

"Closer" è un film sperimentale ma ben riuscito, nel senso che la trasposizione narrativa negli esterni e in ambienti chiusi è ben costruita, con una fotografia altamente ispirata che traduce la difficile opera teatrale post pinteriana di Marber in modo originale e interessante, soprattutto per quanto riguarda l'invenzione della psicologia dei personaggi, costretti dai tagli verbali, necessari nel cinema, a esibirsi con un maggiore aiuto linguistico della fotografica e del montaggio.

Il film è stato severamente bocciato da numerosi critici per la cripticità della storia e la volgarità del linguaggio, ma è stato premiato dal pubblico al botteghino.
La chiave per capire Closer è l'erotismo - non l'amore come è stato detto da più parti - che per Nichols è sempre qualcosa di diverso dal sesso; i quattro personaggi del film Dan (Jude law), Alice (Natalie Portman), Anna (Julia Roberts), Larry (Clive Owen), dimostrano con il linguaggio e il comportamento che il loro inconscio, per motivi diversi, non cerca l'amore sentimentale, ma solamente l'ebbrezza della passione carnale, erotica, ingannando i rispettivi Io sulla natura del piacere provato, un piacere che erroneamente li portava a credere di essere innamorati.
Il quadrangolo erotico che vede Alice tradire Dan con Larry, e Anna tradire Larry con lo scrittore Dan, non è altro che l'esplicitarsi più ovvio di una nevrosi infantile la cui logica riguarda il mancato riconoscimento di ciascuno del proprio inappagato desiderio più profondo, quello legato a radici edipiche oscurate in gran parte dalla rimozione.
Ciò è testimoniato da un linguaggio estremamente diretto, per certi aspetti volgare, che va al cuore delle pratiche erotiche avvicinandole alla pornografia, senza che mai la raffinatezza di un sentimento emerga con la sua forza psichica tipicamente ricompositiva, unitaria.

Londra, Alice spogliarellista proveniente da New York, attraversando una strada della capitale viene investita da un taxi. Soccorsa da Dan, che l'aveva osservata a lungo passeggiando tra la folla, viene portata al pronto soccorso per delle ferite non gravi.
Tra i due nasce una passione erotica travolgente che li porterà a vivere insieme. Un giorno Dan, che ha scritto un libro di scarso successo intitolato "Acquario" ispirato alla vita di Alice, si reca nello studio di una fotografa professionista di nome Anna per fare la fotografia da mettere nella copertina del libro.
Tra i due nasce un desiderio erotico, soffocato da Anna per rispetto nei confronti di Alice, della quale era venuta a conoscenza attraverso il libro e che aveva anche fotografato per una sua mostra fotografica personale.

Dan indispettito dal rifiuto fa uno scherzo online ad un affermato dermatologo di nome Larry, fingendosi Anna e chattando a lungo con lui in un gioco da flirt erotico, vicino alla pornografia. Dan, dopo aver avvertito la reazione eccitata di Larry ai suoi messaggi online, gli combina un appuntamento all'acquario sapendo che quel giorno il dermatologo avrebbe incontrato Anna.
La burla riesce bene, Larry incontra Anna all'acquario, quest'ultima dopo alcune battute capisce tutto quello che è successo e porta a conoscenza dell'uomo le responsabilità di Dan sul fatto. Ma tra i due, che proseguono la conversazione per strada, scaturisce davvero un forte desiderio erotico che li porta a vivere insieme lasciando lo scrittore Dan di sasso.

Anna però continua a desiderare Dan e tra i due nasce una lunga relazione che si interromperà solo quando, alle soglie del divorzio, la donna accetterà il ricatto di Larry, desideroso di avere un ultimo incontro erotico con lei pena la non firma dell'atto del divorzio.
La donna confessa a Dan quanto accaduto con Larry suo marito, ma lo scrittore per orgoglio e perbenismo rompe la relazione. Nel frattempo Larry si reca nel locale dove si esibisce la spogliarellista Alice riuscendo a convincerla ad avere rapporti sessuali con lui, cosa di cui Dan verrà a conoscenza mettendo in crisi anche il proprio rapporto con Alice. Le due abili mosse di Larry ripristinano la sua felicità coniugale con Anna smascherando anche le debolezze moralistiche di Dan che alla fine rimarrà solo e depresso.

Alice delusa ritorna a New York dopo tre lunghi anni passati a Londra, e si riappropria pubblicamente del suo vero nome, Jane Rachel Jones, tenuto nascosto da spogliarellista per esigenze di privacy.

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Recensione a cura di Giordano Biagio - aggiornata al 07/05/2010

Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell'autore e non necessariamente rappresenta Filmscoop.it

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