Recensione eragon regia di Stefen Fangmeier USA 2006
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Recensione eragon (2006)

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locandina del film ERAGON

Immagine tratta dal film ERAGON

Immagine tratta dal film ERAGON

Immagine tratta dal film ERAGON

Immagine tratta dal film ERAGON

Immagine tratta dal film ERAGON
 

C'era una volta un bambino originario del Montana di nome Christopher Paolini, la cui indomita passione era il fantasy; con gli anni il bambino divenne un giovane nerd, ed all'età di 15 anni decise di dare corpo alla propria passione scrivendo un libro, "Eragon".
Il risultato fu un romanzo di rara inconsistenza, che miscelava assieme suggestioni ed atmosfere tratte dalle opere che tanto lo affascinavano: si andava dal Signore degli Anelli ad Harry Potter, passando per Star Wars e perfino Dragonheart; i genitori del ragazzo decisero comunque di autofinanziarsi la pubblicazione e distribuzione locale di cotanto libercolo, ignorando che di lì a pochi anni lo sguardo delle grandi case editrici si sarebbe posato sul libro, facendone un best-seller per palati poco esigenti.
Inevitabile che il caso editoriale in questione, abile nello sfruttare il rinato interesse nei confronti del fantasy a causa del successo di autori di ben altro spessore (leggasi J.K. Rowling), attirasse l'attenzione delle major hollywoodiane: ecco dunque che la Fox acquistò i diritti del libro per lanciarlo come film di Natale 2007.

"Eragon" altri non è che un ragazzino orfano che durante una battuta di caccia trova un uovo di drago; apprenderà di essere stato scelto dal drago per diventare il suo cavaliere e sconfiggere il perfido re Galbatorix, cavaliere rinnegato che grazie al suo oscuro potere domina le terre dell'Alagaesia con spietata ferocia. Eragon sarà accompagnato nella sua avventura da un mentore, il vecchio saggio Brom, da una banda di ribelli arroccati sulle montagne, da un'elfa di nome Arya e da un giovane dal passato misterioso chiamato Murtagh.

Se la scarsa originalità dell'intreccio è imputabile unicamente all'infantilismo che caratterizza il "capolavoro" di Paolini, unico imputato dell'inadeguatezza e amatorialità di cui il film è permeato è il team che ha scritto e diretto il suo adattamento per il grande schermo: "Eragon" è infatti un'opera confusa, raffazzonata, talmente imbarazzate in alcuni passaggi da scontentare sia le schiere di fedelissimi paoliniani sia gli spettatori più sprovveduti.
L'anonimo regista Fangmeier cerca infatti di districarsi con una sceneggiatura contorta saccheggiando a piene mani da "Il signore degli anelli" e da altri classici del genere, seguendo l'esempio del giovane Paolini: ecco quindi che assistiamo a lunghe cavalcate su irti crinali, a fughe nella foresta inseguiti da Urgali - pallida copia degli Uruk-hai tolkeniani - e che assistiamo alla presa della fortezza dei ribelli Varden da parte dei medesimi Urgali come se ci si trovasse dinanzi ad un revival del fosso di Helm.
Il trucchetto sarebbe anche potuto funzionare, se solo Fangmeier avesse un quinto del talento visivo di Peter Jackson; inutile peraltro scomodare il periodo ipotetico dell'irrealtà, dal momento che il risultato fattuale è totalmente fallimentare. Stupisce soprattutto la scarsità dei mezzi messi a disposizione dalla Fox per allestire quello che era stato preannunciato come il film di punta della programmazione natalizia: le scenografie paiono di cartapesta, i costumi sembrano provenire da "Xena principessa guerriera" e gli effetti speciali si riducono all'animazione in computer grafic di Saphyra, peraltro di infimo livello se paragonata anche solo a quella di Draco in Dragonheart, di dieci anni più vecchio. Altra notazione piuttosto sorprendente è la scarsa attenzione ai particolari più banali: l'elfa Arya non ha le orecchie a punta, i nani sono presentati come dei vecchietti alti poco meno di Eragon e la spada che questi riceve in dotazione da Brom è poco più che una replica di plastica: inaccettabile per una pellicola con un simile budget.

Un'ineluttabile mestizia riempie poi l'animo nel vedere attori come Jeremy Irons, John Malkovich e Robert Carlyle sprecare il proprio mestiere con dialoghi da asilo nido quali: "Una parte di prodezza e tre di stoltezza" o addirittura "Ho visto cose che tu non puoi neanche immaginare (sic)". A fare le spese della squisita simpatia dello sceneggiatore è soprattutto il povero Jeremy Irons, ormai abbonato ai fantasy di infimo livello, mentre il pur sempre valido Carlyle subisce soprattutto le angherie di truccatrice e costumista col gusto dell'orrido.
Eragon ha invece il volto del giovane Edward Speleers, sul cui futuro non mi sentirei propriamente di scommettere grandi cifre: riesce nella titanica impresa di rendere il personaggio di Eragon persino più antipatico di quanto già non sia nel libro.

Un discorso a parte merita lo scellerato doppiaggio italiano. Pietra dello scandalo è essenzialmente la voce di Ilaria D'Amico prestata al drago Saphyra, imbarazzante al punto di far rimpiangere il buon Omar Sharif alle prese con il leone Aslan ne "Le cronache di Narnia".

Dato il discreto successo di pubblico negli U.S.A., pare che sia inevitabile attendersi il seguito, tratto dal secondo romanzo di Paolini "Eldest".

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Recensione a cura di Jellybelly - aggiornata al 04/01/2007

Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell'autore e non necessariamente rappresenta Filmscoop.it

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