Recensione fuga da los angeles regia di John Carpenter USA 1996
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Recensione fuga da los angeles (1996)

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locandina del film FUGA DA LOS ANGELES

Immagine tratta dal film FUGA DA LOS ANGELES

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Immagine tratta dal film FUGA DA LOS ANGELES

Immagine tratta dal film FUGA DA LOS ANGELES
 

Circa quindici anni dopo "Escape from New York", film cult assoluto, gli artefici di quella pellicola, John Carpenter, Debra Hill e Kurt Russell, su forte interessamento della Paramount, che mette sul piatto la bellezza di 50 milioni di dollari, concepiscono quello che può essere considerato un sequel di "Escape from New York".
Per John Carpenter molta acqua è passata sotto i ponti in questo lasso di tempo. "Escape from New York" ha segnato l'apice del suo successo commerciale, ma dopo sono iniziati i problemi: il disastroso flop di "The Thing", il risultato poco soddisfacente di "Big trouble in Little China", inframezzati a dire il vero dal lusinghiero successo di "Starman" ed in parte da "Christine", aveva portato il regista ad allontanarsi dalle grandi major hollywoodiane per produzioni e lavori indipendenti.
Basso budget, è vero, ma con il completo controllo sull'opera e nessuna intromissione a qualsiasi livello.
L'occasione di rispolverare il personaggio di Snake Plissken, diventato una vera e propria icona e fino ad allora passato indenne dal fenomeno della serialità cinematografica, è comunque troppo ghiotta, considerando ovviamente la cospicua entità del budget in gioco.

Anno 2013, il prigioniero Snake Plissken (Kurt Russell) é obbligato dal governo USA a penetrare nella città di Los Angeles, divenuta un'isola dopo un catastrofico terremoto, per recuperare un telecomando in grado di annullare l'energia in ogni angolo del mondo trafugato dalla ribelle Utopia, la figlia del presidente. Se Snake non porta a termine la missione, un virus iniettatogli nel sangue provocherà la morte istantanea. Il temerario fuorilegge giunge in una terra divenuta il rifugio di criminali e reietti in cui spadroneggia il leader Cuervo Jones forte del suo esercito personale.

"Fuga da Los Angeles" a livello temporale si presenta ovviamente come un sequel. L'azione si è spostata in avanti nel tempo di sedici anni successivi all'avventura di Snake in quel di New York, ma ben presto ci si rende conto di varie anomalie che presenta questo cosidetto "sequel".
Il campo di azione, come da titolo, non è più New York bensì Los Angeles. Già dal titolo si può intuire una certa complementarietà speculare che caratterizza questa pellicola. Los Angeles non offre il fascino della città di New York, ma in quel periodo la città californiana si presta a certi spunti di tipo politico cui Carpenter ha tenuto debitamente conto.
E' tempo per Carpenter per fare un bilancio dell'evoluzione politica degli Stati Uniti nel periodo tra le due fughe, caratterizzate per la nascita, il consolidamento e la fine (con l'elezione del democratico Clinton) dell'era Reagan, con l'appendice di Bush padre fino al 1992. Un'analisi che si era dimostrata molto acuta e spietata già in "Essi vivono" e ripresa con maggiore visceralità in "Fuga da Los Angeles".
Carpenter utilizza lo stesso procedimento usato in precedenza in "Escape from New York", cioè quello di proiettare una situazione attuale in uno scenario fantascientifico, estremizzando alcune peculiarietà degli attori in gioco: il Vietnam, lo Scandalo Watergate, riduzione drastica della spesa pubblica era l'humus di cui si era nutrito Carpenter per creare la prima fuga. Il decennio (e passa) di reaganismo, soprattutto a livello economico con la rapida erosione della classe media americana, aveva visto accrescere forti disequilibri reddituali tra le varie classi sociali: i ricchi diventavano più ricchi e molti strati della popolazione si ritrovavano improvvisamente ad essere marginalizzati.
Una situazione di forte malcontento si era creata negli strati più bassi della popolazione, evidenziata per molti aspetti in "Essi vivono", pronta ad esplodere anche in maniera inaspettata, come purtroppo avvenne.
Un tassista nero viene fermato dalla polizia per eccesso di velocità e fu selvaggiamente pestato da diversi poliziotti, ripresi da una telecamera di un videoamatore. Il video fece praticamente il giro del mondo e fu la miccia che scatenò una rivolta di vaste proporzioni che devastò un'intera città. Non solo tale rivolta scoppiò ovviamente per motivi razziali (i poliziotti erano tutti bianchi), ma anche una serie di regolamenti di conti fra le varie gang locali che provocò numerosi morti. Il tassista nero si chiamava Rodney King ed il teatro degli avvenimenti era la città di Los Angeles.

Big One = 11 settembre

Il grande terremoto che colpisce Los Angeles nell'anno 2000 (il tanto temuto/atteso Big One) separa la città dal resto del continente, diventando luogo di deportazione per tutti i reietti del Nuovo Corso politico dell'America, quindi non è un vero e proprio carcere per criminali quanto un luogo anche per persone ed individui ritenuti indesiderabili.
John Carpenter non è certo un preveggente. Chiaramente per il discorso fatto sopra, lo scenario di devastazione di Los Angeles è la proiezione dei giorni di rivolta successi dopo l'aggressione a Rodney King che avevano messo a ferro e fuoco la città.
Nondimeno però occorre fare una serie di considerazioni che fanno di questo film sinistramente profetico sotto certi aspetti ed evidenziare uno spirito di osservazione molto perspicace del regista americano su ciò che cova sotto la cenere della politica statunitense, o almeno la capacità di intuire certe aberrazioni puntualmente accadute dopo l'11 settembre.
In "Escape from New York" era visibile un certo cambio di rotta del governo americano in senso autoritario. In "Fuga da Los Angeles" questa tendenza è molto più marcata, si può affermare che gli Stati Uniti sono uno stato fascista sotto la maschera di democrazia. Il Big One di Los Angeles è l'occasione per operare una svolta ancora più autoritaria: la Costituzione viene emendata, il Presidente (interpretato da Cliff Robertson) ha un incarico a vita, vengono ridefiniti i canoni del politicamente corretto in senso più restrittivo ("Niente droghe, niente linguaggio scurrile, niente carne rossa, niente donne, a meno che non sia tua moglie"). Un nuovo sistema di valori sotto il totale controllo dell'esecutivo e vigilato oppressivamente dalla polizia. L'11 settembre nella realtà non ha portato a modifiche di questo livello questo è certo, ma leggi come il Patriot Act vanno certo in questa direzione.
La figura del Presidente è resa volutamente in senso caricaturale da Robertson e modellata da Carpenter sulla figura di Jerry Falwell, pastore protestante, esponente di quella destra religiosa cristiana, importante per l'elezione di Ronald Reagan e grande serbatoio di voti per Bush Jr.
Non a caso la città natale del Presidente e, con la costituzione emendata, anche capitale degli Stati Uniti, è Lynchburg (Virginia) che è anche la città natale dello stesso Falwell. Quindi Carpenter nella avanzata della estrema destra religiosa vede un reale pericolo per la politica americana, germi di quel protofascismo cui dissemina "Fuga da Los Angeles", dimostrando inoltre la fragilità di un sistema democratico che può repentinamente trasformarsi in dittatura.

Alternativa a questo autoritarismo nutrito dal fanatismo religioso per Utopia, la figlia del presidente, è Cuervo Jones, leader del popolo di Los Angeles che Carpenter modella sull'iconografia di Che Guevara, simbolo stesso dell'ideologia. Purtroppo per Utopia tale scelta si rivelerà amara nella sua ingannevolezza nel mostrare immagini suadenti di colombe per la pace e proclami retorici da quattro soldi. Utopia rappresenta in maniera efficace le nuove generazioni, smarrite e alla ricerca di un qualcosa cui identificarsi, ma senza costrutto. Facili da ingannare e da manipolare con facili esche e facili promesse.
Cuervo Jones non è meglio del suo stesso padre, è spietato e sanguinario allo stesso livello.

Carpenter quindi per questo aspetto va anche oltre "Escape From New York". Mette di fronte uno contro l'altro non solo due uomini rappresentanti di due diversi sistemi, ma li carica di una forte valenza simbolica nel suo raffigurarli: Fede da una parte ed Ideologia dall'altra, ma sono solo dei falsi simulacri per ingannare le persone.
Sono solo strumenti dell'ambizione di Potere di due uomini che in fondo rappresentano solo se stessi ed il loro egoismo. Fede e Ideologia per Carpenter hanno ceduto il passo, non esistono più o almeno esistono solo per svolgere il compito di lavare il cervello alla stessa stregua della televisione o i messaggi subliminali in "Essi vivono".
Tutto "Fuga da Los Angeles" è costellato da personaggi, edifici o qualsiasi altro simbolo che hanno perduto il loro valore e sono la pallida rappresentazione di ciò che furono. L'unico elemento che si è mantenuto costante nel lasso di tempo tra le due fughe è proprio Snake Plissken, uomo del passato e, ironicamente, dal disprezzato fascino retrò ("Ma come è vestito?...Fa tanto ventesimo secolo").

Snake si ritrova a percorrere lo stesso canovaccio di New York con qualche variante: catturato dalla polizia, costretto ad eseguire una missione per il governo, la corsa contro il tempo, inoculazione di un virus letale, l'arrivo a Los Angeles tramite un piccolo sottomarino invece dell'aliante per atterrare sui grattacieli di New York.
Al suo arrivo in città segue un tracciatore per trovare il contatto di una precedente missione che possa indirizzarlo verso Cuervo Jones, ma la persona in questione è già morta ed usata come tiro al bersaglio dagli avventori del locale (a New York invece di trovare il Presidente, scopre che il tracciatore era al polso di un barbone).
Carpenter rielabora i personaggi di Los Angeles modellandoli però sulle caratteristiche di quelli di New York, così Steve Buscemi nel ruolo di Eddie è un incrocio tra il Cabbie di Borgnine con i caratteri infidi del Brain di Dean Stanton, come Hershe (Pam Grier) è una versione narcisistica e kitsch dello stesso Brain. Malloy (Stacey Keach) non ha sostanziali modifiche rispetto all'Hauk di Lee Van Cleef.
Anche personaggi più marginali come Pipeline il surfista offrono reminescenze del Cabbie di New York, oltre a rappresentare un'epoca ormai scomparsa. La stessa Taslima di Valeria Golino non è dissimile dalla ragazza del bar ingoiata dai crazies a New York. La sua apparizione certamente è meno istantanea di Season Hubley, ma il suo personaggio è funzionale per espandere quella parte di universo carpenteriano poco battuto sulle strade newyorkesi. La clinica di bellezza di Los Angeles è una versione bizzarra e grottesca dei crazies, dove Snake e Taslima vengono catturati per essere sezionati per trapianti agli ottuagenari clienti in un continuo riciclo del corpo umano. Inoltre Taslima serve a Carpenter per ribadire il suo pensiero politico sul carattere della destra religiosa statunitense ("Ero musulmana in Sud Dakota. All'improvviso è diventato un reato").
Una volta esaurita la sua funzione, viene immediatamente eliminata, uccidendo sul nascere qualsiasi ipotesi di storia d'amore con Snake e ribadendo per l'ennesima volta quei tratti da eroe solitario del personaggio intepretato ancora una volta in maniera ottimale da Kurt Russell.

Tali caratteristiche non si sposano certo con i dettami del sequel, ma piuttosto con quelli del remake. Carpenter modifica totalmente alcuni aspetti rispetto a "Escape from New York", a cominciare dalle scenografie che si allontanano sensibilmente da quelle molto realistiche del precedente film. In "Fuga da Los Angeles" sono palesemente finte e fittizie come se ci si trovasse dentro un luna park o un videogioco e la sequenza dell'arrivo a Los Angeles con il sottomarino, la corsa con il surf o l'attacco dai deltaplani ne sono un esempio.
Tutto sembra riportare ad una sorta di realtà virtuale dalle regole predefinite difficili se non impossibili da sovvertire per chiunque. Ma Snake Plissken ci riesce.
Il percorso che Snake effettua all'interno del film può essere visto come l'esatto opposto del John Trent del Seme della follia. John Trent inizia il film nella piena convinzione di essere un personaggio reale dotato di piena razionalità. Tutta la pellicola mostra lo sgretolarsi delle sue certezze, fino a condurlo alla pazzia e soprattutto alla consapevolezza di essere un personaggio fittizio creato dalla mente di Sutter Cane. Una semplice pedina. Il fittizio che si crede reale.
Snake invece inizia all'esatto opposto, da semplice pedina manovrabile costretta a subire il susseguirsi di diverse prove come un vero supplizio e incapacitato di qualsiasi tipo di controllo, anche a subire sottili battute più o meno dette in senso ironico ("Ti credevo più alto" al posto di "Ti credevo morto"). Sono riprodotte le medesime situazioni, persino particolari come la stessa gamba ferita a New York.
Snake lentamente però comincia a infrangere le regole (il duello con il barattolo stile "Bangkok") fino alla scena culminante della gara a basket, il giro di boa, la prova che nessuno era mai riuscito a superare. L'icona Snake sovverte completamente la regola. Non è un semplice investigatore assicurativo come John Trent, Snake è un personaggio mitico, riesce ad infrangere i tabù, è un eroe e l'eroe "è amato dal pubblico" (cit. dal film) e "non può essere ucciso" (id.).
Questo concetto semplice e basilare nel cinema permette a Snake il raggiungimento di questa consapevolezza. Snake cominicia a giocare con le proprie regole fino a culminare nel controllo assoluto, una volta entrato in possesso del congegno in grado spegnere ogni energia del mondo. Da semplice pedina è diventato il manovratore, il Sutter Cane di "Fuga da Los Angeles". Non solo spegne l'intero mondo da qualsiasi fonte di elettricità, ma in uno dei finali/sberleffo più grandi della storia del cinema degli ultimi trent'anni, va ben oltre.
John Trent nell'epilogo del Seme della follia sprofondava ulteriormente nella pazzia vedendo se stesso nella pellicola proiettata al cinema, acquisendo totalmente il suo status di ruolo completamente passivo di fronte agli eventi. Invece Snake si accende una sigaretta, guarda dentro la macchina da presa verso il pubblico e spegne il fiammifero.
Buio.
La vittoria è totale.
Snake ha spento il film.

"Welcome to the human race"

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Recensione a cura di The Gaunt - aggiornata al 23/09/2010 17.41.00

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