Recensione ghost dog - il codice del samurai regia di Jim Jarmusch Francia, Germania, USA 1999
al cinemain tvanteprimearchivioserie tvblogtrailerclassifichespecialiregistiattorirecensioniforumfeedmy
Skin Filmscoop in bianco Filmscoop nostalgia
HAL9000 novità NEWS 
Ricerca veloce:       ricerca avanzatabeta

Recensione ghost dog - il codice del samurai (1999)

Voto Visitatori:   7,14 / 10 (66 voti)7,14Grafico
Voto Recensore:   7,50 / 10  7,50
Dimensione testo: caratteri piccoli caratteri medi caratteri grandi

locandina del film GHOST DOG - IL CODICE DEL SAMURAI

Immagine tratta dal film GHOST DOG - IL CODICE DEL SAMURAI

Immagine tratta dal film GHOST DOG - IL CODICE DEL SAMURAI

Immagine tratta dal film GHOST DOG - IL CODICE DEL SAMURAI

Immagine tratta dal film GHOST DOG - IL CODICE DEL SAMURAI

Immagine tratta dal film GHOST DOG - IL CODICE DEL SAMURAI
 

"Si dice che ciò che siamo soliti definire "lo spirito di un'epoca" sia una cosa a cui non possiamo tornare.
Il fatto che questo spirito tende gradatamente a dissiparsi è dovuto all'approssimarsi della fine del mondo. Pertanto sebbene coltiviamo il desiderio di riportare il mondo contemporaneo allo spirito di cento o più anni fa, ciò non è possibile, dunque è importante che da ogni generazione si tragga il meglio.
"

Nei sobborghi di una città come tante vive in completa solitudine un ragazzo afroamericano che si fa chiamare Ghost Dog. La sua vita sposa i precetti dell'antica filosofia del Samurai, attenendosi letteralmente ad essa. Fondametale, tra le altre, è la regola secondo cui deve porsi al completo servizio di un altro uomo. La scelta di Ghost Dog ricade su un malavitoso italoamericano che in passato gli salvò la vita: diviene così un killer per conto del suo signore, membro di un clan mafioso. Quando, nello svolgere l'ultima missione, la situazione prevista muta inaspettatamente, Ghost Dog dovrà uscire allo scoperto per affrontare "la famiglia" e il rapporto con il suo signore.

Nel buio e dal buio si dispiega il primo precetto della via del Samurai, racchiuso nell'"Hagakure", antica opera giapponese contenente massime sull'etica e la morale dell'antico guerriero. Un ispirato e silenzioso Forest Whitaker mostra la semplice vita di Ghost Dog, dedito alla spiritualità, all'osservazione dei suoi volatili e soprattutto all'arte del combattimento e della guerra. Il mondo in cui egli è immerso non è certamente quello giapponese del periodo Edo ma è l'attuale periferia statunitense, abitata da minoranze di ogni origine e fattispecie, nella più comune quotidianità americana. Ed essa è fatta ovviamente di solitudine e lotta alla sopravvivenza. Un ragazzo afroamericano può imbattersi facilmente in un nemico sconosciuto verso cui deve provare a resistere o rinunciarvi. Può capitare che la fortuna sia dalla sua parte e che quel giorno il nemico venga sopraffatto da qualcun altro, e a quel punto c'è la svolta. Quel ragazzo ha un debito e ha una filosofia di vita. Diviene Ghost Dog, un fedele servitore, un guerriero invisibile ma preciso. Scegliere la sopravvivenza è una crudele verità, visibile e non, che schiavizza le diverse realtà del nostro civilizzato mondo occidentale. Il bisogno di resistere esige stimoli, salvagenti psicologici che possano rendere la vita sopportabile, magari riuscendo ad rianimare la propria autostima e i propri princìpi. Uno di questi può essere il surreale (ma neanche più di tanto) attaccamento ad una morale distante dalla propria cultura, così come lo è quella giapponese per Ghost Dog. Il paradossale parallelismo di un mondo all'altro riesce ad apparire coerente, tanto da rendersi incorruttibile e totalmente efficiente.

Ghost Dog è perfettamente in linea col suo tempo e con la cultura dalla quale proviene: "la cultura della strada" è marcata a dovere e permea ogni aspetto della sua vita, dalla gestualità all'abbigliamento arrivando all'incessante sottofondo musicale. Malgrado tali premesse non appare minimamente forzato l'accostamento all'antica filosofia, la quale pretende onore, rispetto e determinazione al pari della concezione "street" della cultura hip hop afroamericana. Lo stesso pseudonimo del protagonista conferma questo connubio, omaggiando il moderno battesimo tramite nickname (con il valore di sigillo iniziatico, approccio rituale alla vita adulta) con l'enigmatica scelta di Ghost Dog che però cita fedelmente lo spirito del Samurai.

Il significato di "Ghost Dog" riprende infatti quello della titolatura della raccolta di precetti sul codice giapponese: hagakure significa infatti "all'ombra delle foglie", perciò nascosto e celato così come Ghost Dog è un cane fantasma, inavvertibile e fedele.
La questione della realtà suburbana e delle sfaccettature sociali intrinseche viene servita al pubblico anche sotto un'ottica meno grave e decisamente sarcastica. All'immagine di Ghost Dog, uomo tutto d'un pezzo, fuso nella frammistione di due culture, si contrappone l'immagine folkloristica e parodistica del clan mafioso italoamericano che dovrebbe assumere il ruolo del temibile antagonista. E antagonista lo sarà fino alla fine, ma i toni e le azioni utilizzate per rappresentarlo tendono maggiormente a mettere in ridicolo l'organizzazione criminale. Questi malavitosi non posso che farci sorridere di fronte alla loro inadeguatezza e ottusità, più volte rimarcate. Scene fortemente ironiche e situazioni divertenti sono create appositamente per sminuire l'immagine leggendaria della "famiglia" e del Boss sovvertendone sorti e intenti. Da menzionare è infatti la scena in cui avviene una conversazione in stile "Il Padrino", in cui Louie, il signore di Ghost Dog, è chiamato a riferire al Boss del suo uomo prediletto. Lo scambio di battute parrebbe serio, se non fosse per la comicità distaccata con cui viene messa in evidenza l'ignoranza delle convinzioni del clan. Le minoranze etniche diventano protagoniste di un discorso stringato ma memorabile che ritrae perfettamente l'assurdità di ritenere una cultura inferiore a un'altra, permettendoci di assistere ad una vera e propria gag.

A più riprese verrà proposto il tema della diversità/somiglianza fra le minoranze etniche che si incontrano e si scontrano sul territorio americano. La sensibilità di Jarmush sposterà la visuale dall'uomo contro uomo all'uomo contro l'animale, alternandole e intersecandole a piacimento. L'armonia tra Ghost Dog e i suoi piccioni dovrà scontrarsi contro l'ignoranza del clan, che userà questi ultimi per colpirlo e minacciarlo. Ghost Dog troverà accidentalmente sul suo cammino anche due presunti suddisti, vittoriosi assassini di un esemplare d'orso bruno; in quest'occasione Ghost Dog non mancherà di ricordare loro che un orso è ritenuto in antiche culture al pari dell'uomo e gli zotici non mancheranno invece di ricordare a lui che i "musi neri" sono al pari degli orsi. Jarmush inserisce poeticamente e con una buona dose di originalità momenti di affiliazione e contatto tra l'uomo e gli animali, senza rendere superficiale o retorica la scena presentata. A questo proposito è da segnalare la figura marginale ma significativa di un pitbull che in due occasioni appare ad osservare Ghost Dog: lo sguardo penetrante della creatura non potrà che suscitare empatia vista l'intensità espressiva che la invade. Si può interpretare come la proiezione animale dello stesso protagonista che sembra specchiarsi nel cane, il quale risponde fisicamente alle parole di Ghost Dog.

La struttura del film è scandita da elementi apparentemente decorativi ma effettivamente integranti la vicenda. Numerosi precetti dell'Hagakure vengono disseminati da Jarmush fra le scene del film e fungono essenzialmente da teoria su cui poi si baserà l'azione e la determinata scelta di Ghost Dog. La cultura nera, proveniente dalla strada, che ha trovato in quest'ultimo ventennio la piena espressione nell'hip hop come stile di vita (perché tale è, e non come superficialmente è vista, cioè una corrente musicale), erede di una lunga tradizione di stili espressivi che ha accompagnato gli afroamericani dalla schiavitù fino ad oggi, è la base. È l'habitat su cui si stende l'apparente contrasto con la cultura giapponese. Gli aforismi permettono al pubblico di conoscerne gli insegnamenti e di vedere come Ghost Dog ne mantiene il significato letterale nella sua vita e nelle sue missioni.

Un altro elemento, più marginale, ma ugualemente interessante dal punto di vista interpretativo è l'utilizzo di vecchi cartoni animati come introduzione ad alcune scene. In più momenti è visibile infatti qualcuno - prevalentemente membri del clan mafioso - assorto dallo scatch e poi sorpreso dall'arrivo prorompente di Ghost Dog. Vedremo di volta in volta il Boss, sua figlia, i suoi scagnozzi seguire una scena di Betty Boop, Felix the Cat, Picchiarello e altri (troveremo anche "grattachecca e Fichetto" dei Simpson) per pochi instanti prima di incontrare improvvisamente il protagonista. Di per sé, questi momenti, sebbene numerosi, potrebbero apparire come un vezzo del regista fine a se stesso, ma se si fa attenzione alle animazioni è facile trovare un parallelo con ciò che avviene nella vicenda. Senza entrare nel dettaglio, per non rovinare allo spettatore il gusto di trovare tali corrispondenze, si può aggiungere che, in ognuna delle animazioni, vi è uno "specchio" su Ghost Dog o un'anticipazione su ciò che sta per avvenire. Questo al pari della lettura dei precetti.

Queste sottigliezze, esplicite o subliminali, arricchiscono il lungometraggio di venature diverse e complementari che aumentano la significanza stessa di questo. Applaudito dal pubblico ma completamente accantonato dalla critica, "Ghost Dog – Il codice del Samurai" è un prodotto buono in cui è visibile l'efficienza del regista, che si cimenta nella direzione di una storia nel suo complesso semplice e lineare ma condita da fattori che derivano unicamente dalla sua creatività e dalla sua spiaccata sensibilità.

Gli attori si dimostrano all'altezza dei loro ruoli. Forest Whitaker, spesso avvezzo all'interpretazione di personalità singolari e ambigui (come fu precedentemente per Charlie "Bird" Parker in "Bird" e come sarà per Idi Amin Dada ne "L'ultimo re di Scozia" successivamente), usa con padronanza e misura una monoespressività che profuma di spiritualità, senza cadere nell'incapacità di reggerne il peso. La sua fisicità è altrettanto ben impiegata: l'imponenza di Forest Whitaker non stona con la fluidità dei movimenti che richiede l'allenamento e l'attività di un guerriero. La corte che si forma intorno al personaggio di Ghost Dog è dignitosa: Sonny Valerio (Cliff Gorman) risulta essere un ottimo gangsta decadente, con le arroganze e la presunzione giuste, così come Raymond (Isaach De Bankolè), amico haitiano gelataio di Ghost Dog, prende il suo spazio per la freschezza e l'espressività sfoderata, seppure sia una presenza marginale.

La colonna sonora è convincente e coinvolgente, permettendo al pubblico di ambientarsi ed entrare pienamente nel mondo di Ghost Dog.
Il compositore è un ancora poco conosciuto (almeno in quest'ambito) RZA, il Robert Diggs già membro della famosa crew Wu-tang Clan. La musica risulta ben ancorata alle scene affidategli e lo stesso protagonista più volte la introdurrà facendo semplicemente play sullo stereo. Jarmush inserisce Robert Diggs con un breve cameo finale in cui quest'ultimo saluta in stile giapponese Ghost Dog quando i due si incrociano in un marciapiede mentre sfuma la lettura di uno degli ultimi precetti (si veda incipit).

Una nota di merito alla fotografia per alcuni primi piani a Forest Whitaker (si notino quelli in penombra) nei quali si sottilinea elegantemente l'idea di invisibilità e oscurità voluta per l'immagine del personaggio, e anche per il taglio dato all'inquadratura del pitbull, piccolo gioiello d'estetica istantanea.

Per incuriosire il cinefilo il film è disseminato di alcune citazioni interessanti. Lampante è sicuramente il paragone con "Le Samouraï" di Jean Pierre Melville avente come protagonista Alain Delon; altrettanto palese è l'omaggio a "Rashomon", libro che Ghost Dog riceve in prestito dalla figlia del boss mafioso e che lo accompagna durante tutto il film, e citandone il libro si riflette il richiamo al capolavoro del maestro Akira Kurosawa. Una citaziona più celata invece si trova in un'inquadratura in cui si può leggere "Birdland", che è sì il negozio di mangimi per volatili in cui entra Ghost Dog per comprarne per i suoi piccioni, ma è pure il nome dello storico jazzclub newyorkese che si chiama appunto "Birdland" in onore di Charlie "Bird" Parker, interpretato da Forest Whitaker nel film "Bird" diretto da Clint Eastwood.

"Ghost Dog" è un film che può mettere d'accordo chi vuole intrattenersi per due con un po' d'azione con chi ama scoprire sfumature e significati nascosti in un film. La critica avrebbe potuto considerare più accuratamente questo prodotto di Jarmush, ma comunque è sempre in tempo.

Commenta la recensione di GHOST DOG - IL CODICE DEL SAMURAI sul forum

Condividi su Facebook Condividi recensione su Facebook


Recensione a cura di ele*noir - aggiornata al 19/06/2009

Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell'autore e non necessariamente rappresenta Filmscoop.it

In programmazione

Ordine elenco: Data   Media voti   Commenti   Alfabetico


1014849 commenti su 44988 film
Feed RSS film in programmazione

Ultimo film commentato

Ultimo post blog

Speciali

Speciale SHOKUZAISpeciale SHOKUZAI
A cura di The Gaunt

Ultime recensioni inserite

Ultima biografia inserita

Casualmente dall'archivio

Novità e Recensioni

Iscriviti alla newsletter di Filmscoop.it per essere sempre aggiornarto su nuove uscite, novità, classifiche direttamente nella tua email!

Novità e recensioni
 

Site powered by www.webngo.net