Recensione ghost rider: spirito di vendetta regia di Mark Neveldine, Brian Taylor USA 2011
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Recensione ghost rider: spirito di vendetta (2011)

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locandina del film GHOST RIDER: SPIRITO DI VENDETTA

Immagine tratta dal film GHOST RIDER: SPIRITO DI VENDETTA

Immagine tratta dal film GHOST RIDER: SPIRITO DI VENDETTA

Immagine tratta dal film GHOST RIDER: SPIRITO DI VENDETTA

Immagine tratta dal film GHOST RIDER: SPIRITO DI VENDETTA

Immagine tratta dal film GHOST RIDER: SPIRITO DI VENDETTA
 

Nel secondo capitolo della saga del Ghost Rider, l'ormai esule Johnny Blaze (Nicolas Cage, "City of angels" e "Stregati dalla luna") cerca l'isolamento in Romania per cercare il più possibile di non scatenare lo spirito di vendetta che lo possiede, Zarathos. Ma quando non è lui a cercare i guai, sono i guai che trovano lui. E lo trovano nella persona di Moreau, un prete intento a salvare un bambino dalla dannazione e il mondo dai suoi effetti catastrofici.
Il padre del ragazzo in questione è niente meno che il Diavolo, e la madre, la bella Nadya (Violante Placido, "The american" e "Lezioni di cioccolato"), cerca con tutte le sue forze di fuggire al "patto" che ne prevede la rinuncia. Quando giunge il momento della riscossione della promessa fatta, Roarke (il Diavolo, lo stesso che aveva ingannato Johnny), incarica l'ex fidanzato, Carrigan, di trovarla, prendere Danny e portarglielo. Ovviamente Moreau tenta di nascondere in un luogo sicuro madre e figlio, ma per trovarli chiede aiuto a Blaze, promettendogli in cambio ciò che più desidera: la liberazione dallo spirito di Zarathos.

Inizia così una corsa all'ultimo respiro in cui il Ghost Rider sembra avere la meglio. Riesce infatti a portarli in una specie di monastero dove saranno al sicuro fino al giorno della cerimonia, giorno in cui i poteri del padre passerebbero nel corpo del figlio, in modo da poterli controllare e far così passare una pessima eternità al resto del mondo.
Moreau mantiene la sua promessa liberando Johnny dallo spirito di vendetta. Non sono fedeli invece alla loro parola i monaci, guidati da padre Methodius (Christopher Lambert, "Highlander - L'ultimo immortale" e "Subway") che, per non correre alcun rischio, è fermamente deciso a togliere la vita al ragazzo.
Purtroppo Carrigan, nel frattempo reso demone anche lui da Roarke, interviene uccidendo tutti i monaci e rapendo così Danny per portarlo al suo "padrone". Nel finale la lotta sarà all'ultimo secondo per fermare il rito che condannerebbe l'umanità ad una ben misera esistenza.

Esiste un solo motivo per vedere questo secondo e inutilissimo capitolo del motociclista dannato: Nicolas Coppola Cage che ha deciso di interpretare due ruoli (uno è troppo facile, non c'è gusto) e così, oltre ad essere Johnny Blaze, è anche il Ghost Rider, il che significa che la testa che brucia è proprio la sua.
Ignari se questa sia da considerarsi una speranza o una presa di coscienza (in fin dei conti un teschio che ride è esattamente l'immagine che abbiamo di lui in ogni suo film), fatto sta che sicuramente per gli altri attori, vedendolo con le lenti nere e il volto inespressivo, non si è trattata di una novità.
Ciò che maggiormente dispiace è vedere un personaggio Marvel dei più interessanti ridotto a pupazzetto da usare come tappabuchi tra uno sbadiglio e una corsa in moto. Privato di qualsiasi capacità di ironia o autoironia, e col fardello del 3D (che poi se qualcuno ci spiega a cosa serve in generale siamo tutti più contenti, se ce lo delucida per questo film nel particolare se non altro siamo liberi di scegliere di non mettere quegli odiosi occhiali, perché non c'è una sola scena che dia un senso all'uso di questa benedetta terza dimensione), si trova a combattere l'ennesimo caso di il-diavolo-fa-un-figlio-che-diventerà-l'antiCristo. Dai tempi di "Omen" questa trama è stata presa, capovolta, rigirata, infarcita, ma in pratica non ci si è mossi di una virgola dal capolavoro di Richard Donner. Anzi, troppe volte è stata un'autentica salva vita di poveri registi in cerca di idee. Fare un film d'azione con sottofondo horror? Facile! Basta metterci l'eroe che deve impedire la nascita del figlio del vecchio caprone e il gioco è fatto.

Da dimenticare poi la scena madre, quella che dovrebbe coinvolgere di più, che dovrebbe spiazzare il pubblico: quando in pratica Johnny si libera di Zarathos e quindi non dovrà più diventare il Ghost Rider. Già, peccato che il film si chiami proprio "Ghost Rider", che manchino ancora 30 minuti e che il diavolo s'è preso Danny e sta per compiere il rito che getterà nella miseria l'umanità, quindi in pratica qualsiasi spettatore normodotato si chiede soltanto QUANDO e COME riacquisterà il potere/maledizione appena perso. E qui il colpo di scena è veramente quanto di peggio ci si potesse immaginare: dato che, come dice Roarke, "tale padre tale figlio", ossia Danny ha i suoi stessi poteri con in più un corpo in grado di contenerli senza procurarsi ustioni di terzo grado ogni volta che li usa, è il bambino stesso a rimettere Zarathos nel corpo di Blaze, il Ghost Rider nel corpo di Zarathos, ed un attore nel corpo di Cage.
Purtroppo abbiamo visione solo delle prime due.
Il QUANDO è retorico: ovviamente poco prima che la cerimonia sia portata a termine.

Tornato tutto a posto, il finale da fumetto è solo una formalità. Così come una formalità sono i punti di domanda sulle teste di Mark Neveldine e Brian Taylor che, messi da parte i due bellissimi "Crank" e "Crank: High Voltage", volevano spingersi oltre il primo film, renderlo più aggressivo, e bla bla bla. In realtà a parte i vestiti e la moto cambiano solo gli sbadigli e la banalità della storia (almeno nel primo c'era la classica "nascita dell'eroe" che è sempre interessante). E il fatto di aver visto il povero Connor MacCleod pelato e coi tatuaggi in fronte.

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Recensione a cura di marcoscafu - aggiornata al 27/03/2012 15.38.00

Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell'autore e non necessariamente rappresenta Filmscoop.it

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