Recensione giallo/argento regia di Dario Argento Italia 2009
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Recensione giallo/argento (2009)

Voto Visitatori:   4,47 / 10 (88 voti)4,47Grafico
Voto Recensore:   3,50 / 10  3,50
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locandina del film GIALLO/ARGENTO

Immagine tratta dal film GIALLO/ARGENTO

Immagine tratta dal film GIALLO/ARGENTO

Immagine tratta dal film GIALLO/ARGENTO

Immagine tratta dal film GIALLO/ARGENTO

Immagine tratta dal film GIALLO/ARGENTO
 

E' sempre piuttosto penoso constatare l'incapacità di rassegnarsi al lento sbiadire del talento. Quando poi il talento, invece di limitarsi a sbiadire, scompare del tutto, la presa d'atto è ancora più dolorosa ed implacabile: eppure un tempo quelle mani e quella mente e quello sguardo producevano delle Opere, laddove adesso si limitano a rimestare immondizia credendola Arte.
E' quello che accade da oltre vent'anni a questa parte quando ci si trova a vedere un film di Dario Argento, ed è quello che è puntualmente accaduto vedendo "Giallo".

"Giallo" (ribattezzato "Giallo/Argento" in occasione della sua sfortunata sortita postuma nei cinema) è il nomignolo che viene affibbiato dalla stampa al classico serial killer che rapisce, tortura ed uccide bellissime ragazze straniere. A dargli la caccia c'è il classico ispettore di polizia (interpretato da Adrien Brody) ossessionato dal killer ed aiutato dalla classica sorella della classica ultima vittima. Ce la faranno i nostri eroi a fermare la sete di sangue di Giallo?

Dopo film come "La sindrome di Stendhal", "Il fantasma dell'opera", "Il cartaio" e "La terza madre" pareva difficile immaginare che Dario Argento potesse far di peggio. Ed in effetti, in tutta onestà, per quanto ci si sia impegnato, Argento sforna solo un film bruttissimo ma non ignobile. Intendiamoci: "Giallo" sembra scritto e girato da un gruppo di liceali coi fondi della scuola, ma rispetto ai quattro filmacci di cui sopra è "2001: Odissea nello spazio".

Ma procediamo con ordine, avvisando il lettore che da questo momento in poi potrebbero essere presenti degli elementi di spoiler, che comunque difficilmente rovinerebbero la visione del film più di quanto già non faccia la sceneggiatura.

"Giallo", lo sbandierato ritorno al thriller di Dario Argento dopo il flop de "La terza madre", non era partito sotto i migliori auspici: dopo l'abbandono del cast per vari motivi dei protagonisti originali Vincent Gallo, Ray Liotta ed Asia Argento, Dario Argento arruola il premio Oscar Adrien Brody ed Emmanuelle Seigner. Le disavventure produttive sono però continuate con il totale disinteresse da parte delle case di distribuzione, restie a mandare il film nelle sale dopo gli ultimi insuccessi di Argento, nonostante il nome di Brody nel cast. Quando poi, nel 2011, il film viene infine fatto brevemente circolare nei cinema, l'incasso è così misero (appena 25.000 euro a fronte di un budget stimato in 14 milioni di euro) da trasformare "Giallo" (o meglio, "Giallo/Argento") in uno dei più sonori tonfi al botteghino dell'intera carriera di Argento. Come se non bastasse, Adrien Brody ha citato in giudizio in California (vincendo) la produzione per non essere stato pagato e per aver usato illegittimamente la sua immagine.

Una simile Caporetto era però prevedibile per Argento, che si ostina a scrivere e dirigere film senza evidentemente farsi consigliare da gente capace.
Sì perché sarebbe bastato un qualsiasi studente fuoricorso del DAMS di Bologna per far notare a Dario i marchiani svarioni che costellano l'intera pellicola. Ma visto che evidentemente Dario non aveva studenti del DAMS sotto mano, ci permettiamo di segnalarglieli noi pro futuro.

(i) i dialoghi sono posticci, fasulli, inutilmente sopra le righe ("Sei brutta! Sei brutta!", urla il killer alla sua vittima, che gli risponde "No, tu sei brutto! Sei orrendo!", e via così).

(ii) La sceneggiatura saccheggia tutti i classici del genere ("Seven", "Il silenzio degli innocenti", "Psycho", addirittura "Twin Peaks"), uscendo demolito dall'inevitabile confronto. Inoltre, lo svolgimento è talmente convenzionale da oltrepassare la soglia della prevedibilità generalmente ritenuta accettabile.

(iii) Se ci si vuole cimentare nell'approfondimento psicologico dei personaggi bisogna farlo con dovizia e coesione, altrimenti le relative scene sembrano solo dei riempitivi del resto della pellicola. I flashback sull'infanzia dell'ispettore sembravano abbastanza centrati, salvo poi scadere nel grottesco quando mostrano la sua vendetta contro il macellaio che gli aveva ucciso la madre. Ma l'errore più grossolano Argento lo commette quando vuole presentare un frammento di infanzia del killer Giallo, che però merita un punto a sé.

(iv) Per fare un buon thriller serve un buon killer. Giallo, invece, probabilmente passerà alla (non) storia del genere come uno dei più buffi ed inadeguati villain di sempre.
Innanzitutto, è interpretato sempre da Adrien Brody (con il ridicolo pseudonimo di Byron Deidra) sotto un pesante ed insolitamente mediocre trucco di Sergio Stivaletti che lo fa somigliare più a Ruggero De Ceglie de "I soliti idioti" che ad un temibile maniaco omicida. La sua caratterizzazione, poi, è del tutto sciatta ed approssimativa: Argento accenna ad un flashback in cui il bimbo, abbandonato da una madre tossica, in una fiera del cliché d'accatto viene mostrato al centro di continue angherie a causa del suo colorito giallo, dovuto all'ittero.
Confrontando un flashback così superficiale, stereotipato e, sia detto fuori dai denti, idiota con i flashback di "Profondo rosso" non si può non avvertire subito come Argento sia sprofondato in basso. Laddove "Profondo rosso" riusciva con poche inquadrature a restituire un'inquietudine reale e totale, "Giallo" riesce solo ad apparire ridicolo ed amatoriale ai limiti della recita scolastica.
Inconcepibile poi la scelta di fare interpretare il killer a Brody.
Se all'inizio la cosa (molto evidente) sembrerebbe suggerire che lui e l'ispettore Avolfi siano la stessa persona o perlomeno consanguinei, col trascorrere della pellicola si capisce che i due non hanno nulla in comune. A questo punto le alternative sono due: o Argento ha voluto usare lo stesso attore per rappresentare l'ormai logora dicotomia bene/male come due facce della stessa medaglia, o più semplicemente l'ha fatto perché gli girava così in base ad un'intuizione del momento. Nel primo caso, le intenzioni di Argento possono dirsi completamente fallimentari, visto che dalla pellicola non traspare il benché minimo approfondimento in materia; nel secondo caso, non vale nemmeno la pena di sprecare parole su quella che sarebbe l'ennesima controprova dello stato confusionale in cui versa l'ex grande regista capitolino.

(v) "Giallo" è sconfortante anche dal punto di vista tecnico. Come spesso accade anche nei migliori film di Argento, gli attori offrono pessime prove recitative, incluso il povero Adrien Brody, soprattutto nella parte del killer Giallo. Se però questa caratteristica era ampiamente compensata, nei migliori film di Argento, da una certa perizia stilistica e da una fotografia sempre molto curata, in "Giallo" il miracolo non si ripete. La regia è infatti monocorde e la fotografia degna di "Centovetrine", con l'eccezione dello sforzo profuso nei flashback, girati in una pregevole tonalità giallognola (tanto per rimanere in tema). Incredibile poi come la mediocrità generale della pellicola abbia contagiato anche il sempre (in genere) ottimo Stivaletti: a parte il terribile trucco applicato su Adrien Brody per fargli interpretare Giallo, probabilmente riciclato da una vecchia puntata de "Il grande bluff" di Barbareschi, sono attribuibili a lui marchiane disattenzioni come un labbro ed un dito che, seppur amputati, ricompaiono ben saldi al loro posto nelle inquadrature successive. Cose simili sono inaccettabili per un professionista come Stivaletti, tanto da sperare che siano imputabili più a sciatterie di montaggio che a sue disattenzioni.

In conclusione, "Giallo" è l'ennesimo film sciatto, senz'anima e dilettantesco sfornato da un regista ormai in crisi di idee e di identità, che con i suoi continui passi falsi rischia di vanificare anche quanto di buono aveva girato negli anni '70 ed '80.
Nel momento in cui si scrive, Argento sta per tornare al cinema con "Dracula 3D", film già presentato fuori concorso a Cannes facendo incetta di stroncature. Prima di vedere quello che si annuncia come l'ennesimo tonfo al botteghino, riteniamo doveroso ricordare a Dario Argento che la pensione è come il diavolo: non è così brutta come la si dipinge.

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Recensione a cura di Jellybelly - aggiornata al 04/07/2012 14.50.00

Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell'autore e non necessariamente rappresenta Filmscoop.it

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