Recensione il giorno degli zombi regia di George A. Romero USA 1986
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Recensione il giorno degli zombi (1986)

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locandina del film IL GIORNO DEGLI ZOMBI

Immagine tratta dal film IL GIORNO DEGLI ZOMBI

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Immagine tratta dal film IL GIORNO DEGLI ZOMBI
 

Subito dopo il successo di "Dawn of the dead" Argento e Romero si rimisero al lavoro per produrre il terzo e definitivo capitolo sull'apocalittica saga dei morti viventi. Argento ritardò per questo le riprese di "Inferno", film che avrebbe dovuto essere portato sugli schermi nel 1979 e che invece uscirà un anno più tardi.

Romero dal canto suo ha già pronto lo script di questa terza fatica zombistica: il mondo è oramai invaso dai morti viventi, sono passati oltre dieci anni dai fatidici fatti de "La notte dei morti viventi" e "Zombi". I pochi superstiti rimasti sono asserragliati dietro grosse mura che li dividono dal resto del pianeta, ormai invaso dai morti viventi. Nonostante la terribile minaccia tuttavia l'uomo rimane un essere individualista, incapace di associarsi agli altri anche per affrontare la più terribile minaccia, che potrebbe addirittura annientare il genere umano. Gli uomini continuano a farsi la guerra e differenti fazioni che vivono in diversi fortini isolati l'uno dall'altro, si combattono proprio come in un nuovo medioevo. Per riuscire ad avere il sopravvento sulle fazioni rivali un certo Cholo ha costituito un esercito di "zombie" modificato geneticamente e pronto ad essere utilizzato come nuova micidiale arma contro il nemico. Come si potrà notare parecchie di questi elementi verranno utilizzati nei successivi "Giorno degli zombi" e "La terra dei morti viventi" che verranno girati rispettivamente sette anni e ventisette anni più tardi.
Comunque questo soggetto piacque subito a parecchie case di distribuzione americane che, galvanizzate dal successo ottenuto da "Dawn of the dead" si dissero disposte a finanziare Romero per poter realizzarlo. Ma cosa accadde?
Accade che un regista geniale, tale Lucio Fulci, fiutato l'inghippo, prima che Romero ed Argento possano rimettersi al lavoro, decide di realizzare un film, tanto distante quanto vicino a "Zombi". Titolo del film: "Zombi 2"!

"Zombi 2" va abbastanza bene in Europa anche se gli incassi sono nettamente inferiori allo "Zombi" romeriano, ma negli Stati Uniti incassa tantissimo. 5,5 milioni di dollari solo sul mercato statunitense, più di quanto aveva incassato Zombi, che già era andato molto bene. I distributori a questo punto si ritirano dal progetto ed Argento e Romero s'infurieranno con Fulci il quale alle accuse di plagio risponderà seccamente:
"Zombi 2 è nato sicuramente sulla scia dei film di Romero, che però solo in Italia si chiamava Zombi. In Italia si producono film con questo sistema, il regista non può farci nulla. Il mio Zombi è completamente diverso da quello di Romero. Romero ha fatto un film sociale, la rivolta dei morti viventi rappresenta il grido di disperazione degli emarginati e degli oppressi, dei reietti dalla società. Io ho fatto un film avventuroso e, soprattutto, ho ricondotto la figura del morto vivente alla Jamaica e ai riti vodoo cui naturalmente appartiene. Non credo di averlo copiato, se i critici visionassero entrambi i film si renderebbero conto da soli dell'assurdità di tali affermazioni".
Ad ogni modo l'opera di Romero, negli Stati Uniti uscita come "Dawn of the Dead" ha dovuto fronteggiare il più evocativo Zombie di Fulci. In Inghilterra i distributori ottengono il permesso di distribuire il film del cineasta americano col titolo "Zombie: Dawn of the dead" costringendo l'opera fulciana a ripiegare in "Zombie Flesh Eaters".

Passeranno perciò sette anni prima che Romero torni ad occuparsi dei morti viventi. Nel frattempo il cineasta di Pittsburgh realizza altre due pellicole e mezzo. Nel 1981 esce "The knightriders" (edito da noi in Italia), una sorta di film medievale on the road narrante le avventure di alcuni cavalieri medievali, che si sfidano ai giorni nostri nelle cittadine statunitensi, con Harley Davison al posto dei cavalli. Costato la cifra di 4 milioni di dollari (circa trenta in rapporto ad oggi) il film si rivela un insuccesso, anche se per molti questo rimane in assoluto il miglior lavoro di Romero.
Ben diversa è invece la risposta degli spettatori al suo successivo film, "Creepshow", una serie di episodi horror da lui diretti ed ispirati ai fumetti dell'Entertaning Comics. Sceneggiato insieme a Stephen King e distribuito dalla Warner Bros, "Creepshow" si dimostra una miscela vincente: oltre 50 milioni di dollari d'incasso solo sul mercato americano. Un successo di tale portata da spingere Romero a sceneggiare e produrre l'anno successivo "Creepshow 2", affidando la regia al fido direttore della fotografia Michael Gornick. Anche questa seconda pellicola va molto bene ed alla fine i conti parlano chiaro: "Creepshow 1 e 2" hanno racimolato nel mondo oltre 100 milioni di dollari.

E' a questo punto di massimo splendore che Romero decide di portare sul grande schermo il terzo e, nelle sue intenzioni, definitivo, capitolo della saga dei morti viventi. Il regista di Pittsburgh e il produttore socio Richard Rubinstein vorrebbero che a produrre tale pellicola fosse la Warner Bros, così entusiasta dei risultati ottenuti al botteghino con i due Creepshow: ma la Laurel Production, la casa di produzione da loro formata, ha firmato un contratto con la United Film Distribution che prevedeva l'obbligo tassativo di affidarsi a loro nel caso che un terzo capitolo sugli zombi fosse stato mai realizzato.
È perciò con questo animo contraddittorio che Romero presenta nell'estate del 1983 alla UFD uno script di 204 pagine dal titolo (che non verrà più cambiato) "Day of the dead".

La storia era molto vicina allo script già progettato da Romero ed Argento nel 1978, subito dopo l'uscita di Zombi. Il costo preventivato è di 7 milioni di dollari. Fu a questo punto che Sallah Hassanein, produttore esecutivo della UDF, fece notare ai suoi "capi" questa caratteristica di Romero: alcuni suoi film a basso budget ("La notte dei morti viventi", "Zombi" e i due "Creepshow") avevano avuto successo, mentre nelle due occasioni in cui il regista si era cimentato in grosse produzioni ("The crazies", ovvero "La città verrà distrutta all'alba" e "The Knightriders") i risultati al botteghino erano naufragati paurosamente. Si temeva inoltre che il film sarebbe stato censurato e sarebbe uscito unrated sugli schermi americani, ed inoltre il precedente Zombi in molte nazioni europee non era ancora stato distribuito sul grande schermo.
Perciò la UFD propose a Romero un finanziamento di 4,5 milioni di dollari con la clausola di avere l'ultima parola sul montaggio finale. Romero si disse contrario ed alla fine Rubinstein e Hassane, dopo 24 ore consecutive chiusi negli studi delle UDF a discutere, arrivarono a questo compromesso: tre milioni di dollari d'ingaggio per realizzare "Day of the Dead" e totale libertà artistica al director, con decisione di montaggio finale. Romero ridusse notevolmente la sceneggiatura che venne compressa a poco più di cento pagine.

Con queste premesse si iniziò a girare nell'autunno del 1984, prima in Florida (dove è ambientata la scena iniziale che mostra come ormai tutte le città degli Stati Uniti siano invase dagli zombi) e successivamente in una gigantesca cava sotterranea di Pittsburgh (anche se in realtà tutto il film è ambientato in Florida).
Se con i precedenti "Night of the leaving dead" e "Dawn of the dead" erano sorti parecchi dubbi circa le reali intenzioni del cineasta di Pittsburgh riguardo il vero significato dei suoi film sugli zombi, con il terzo "Dawn of the Dead" il grande George Andrew Romero getta giù la maschera. Il giorno degli zombi è una delle più feroci e riuscite satire della società occidentale, e tocca dei livelli di dialogo assolutamente ineguagliati (si veda il discorso escatologico tra Sarah e l'elicotterista di colore). La follia dei militari unita a quella della scienza portano all'inevitabile disastro finale. L'unica possibilità di riscatto per l'umanità è una rinascita, ed il finale è uno dei più belli e riusciti della fimografia romeriana.
Come film horror "Dawn of the dead" è abbastanza riuscito, le scene splatter sono realizzate con ottimo mestiere dal sempre abile Tom Savini, tuttavia Romero non è riuscito a trovare quei finanziamenti necessari che gli avrebbero permesso di dare sfogo alla sua fantasia gore. Il film partì benissimo: terzo incasso americano del week end dietro blockbusters assicurati quali "Ritorno al futuro" e "Cocoon" (eravamo nella primavera del 1985). Il risultato finale, tuttavia, sarà nettamente inferiore a quelli ottenuti con i precedenti due capitoli della saga. In Italia "Day of the dead" venne distribuito quasi in contemporanea nell'estate del 1985 con il titolo "Il giorno degli zombi" ed non andò benissimo.

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Recensione a cura di paul - aggiornata al 03/08/2006

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