Recensione in cerca di amy regia di Kevin Smith USA 1997
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Recensione in cerca di amy (1997)

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locandina del film IN CERCA DI AMY

Immagine tratta dal film IN CERCA DI AMY

Immagine tratta dal film IN CERCA DI AMY

Immagine tratta dal film IN CERCA DI AMY

Immagine tratta dal film IN CERCA DI AMY

Immagine tratta dal film IN CERCA DI AMY
 

Tutti siamo in cerca di Amy. Ognuno di noi si è invaghito o innamorato una volta nella vita in maniera profonda, passionale, trascinante. Spesso, se non sempre, si rimane delusi da tali esperienze, per svariati motivi che è inutile elencare, perché nel film di Kevin Smith si vuole semplicemente far coincidere l'immagine ideale della suddetta persona, che si era creata nella nostra mente e aveva invaso il nostro cuore, con l'immagine reale, quindi piena di difetti e di dubbi, come qualsiasi persona reale si ritrova a essere.

La vita, al di là dal lavoro, dalla famiglia d'origine, dallo sport e dagli hobby vari è in cerca di Amy.

Siamo nel 1997, e "In cerca di Amy" è il terzo film di Kevin Smith, ambientato in New Jersey e appartenente a un'ideale trilogia che dovrebbe descrivere l'ambiente, la life style e il mood del Jersey.
Holden e Banky, due amici e colleghi, si stanno crogiolando nel successo del loro fumetto dal titolo "Bluntman and Chronic" quando occasionalmente incontrano per la prima volta la bionda, sorridente e piacevole Alyssa.
I tre giovani oltre che alle fiere dei fumetti e in occasioni pseudo - lavorative, grazie ad amici in comune, si frequentano. Ben presto Holden (Ben Affleck) inizierà a provare sentimenti più profondi e più coinvolgenti per la ragazza che quelli caratteristici di una semplice amicizia. Confidatosi con il collega e amico del cuore, non troverà una spalla e un appoggio su cui contare, probabilmente per gelosia o per insincera amicizia?
Questo è l'unico punto interrogativo che Smith farà risolvere a uno dei protagonisti quasi alla fine del film.

 Il costo di questa commedia, non amata all'unanimità, da critica e pubblico italiani in particolar modo, è di soli 250.000 dollari, una cifra esigua per una produzione dignitosa con attori abbastanza noti e varie comparse altrettanto famose. Il film però in patria ha conseguito abbastanza successo e un paio di riconoscimenti di critica, due agli Independent Spirit Award del 1998: miglior sceneggiatura e miglior attore non protagonista (Jason Lee).

Questo film può essere accusato di scarsa originalità nella storia e nella sua messa in scena, ma l'intrattenimento c'è. Seppur alcune situazioni si rivelino banali o semplicemente troppo sfruttate dalla filmografia americana.
In alcuni passaggi il film di Smith riporta alla memoria la bellissima commedia di Rob Reiner "Harry ti presento Sally" nei momenti in cui Holden inizia a capire di essere realmente innamorato di Alyssa, quando il turbamento si miscela al piacere e alla paura; sentimenti che si provano davanti a ciò che ancora non si possiede, a ciò che si brama e contemporaneamente si teme.

In questo film, però, le prime impressioni non peccano poi tanto di superficialità, anzi, in alcuni momenti sono istintive rivelatrici di ciò che uno sguardo nasconde. Il regista rimane fedele ad alcune caratteristiche e fili conduttori della propria filmografia e così anche qui compaiono i personaggi di Jay e Silent Bob (lo stesso Smith).
Silent Bob, come sempre, e come suggerisce il suo appellativo, rimane in silenzio mentre Jay, quando è in scena, si prolunga in sproloqui sopra le righe e piuttosto volgari, ma quando Holden avrà bisogno di una spiegazione sul proprio turbamento, sarà proprio Bob a spiegargli che è semplicemente "in cerca di Amy".

Il terzo film di Kevin Smith è una commedia adatta a un pubblico adulto, caratterizzata da una serie di battute piuttosto grossolane, ma che consentono al regista di rendere personale il film e di apporre una firma sul proprio lavoro. I personaggi sono ben caratterizzati e le spalle sono piuttosto divertenti, come Dwight Ewell che interpreta Hooper X, omosessuale di colore costretto a incarnare la parte del duro dinanzi ai fans , poiché disegnatore di fumetti inneggianti al potere nero, si deve mostrare arrabbiato e molto macho. Valida l'interpretazione di Jason Lee nei panni di Banky Edwards, così come quella di  Joey Lauren Adams in quelli di Alyssa Jones. Un po' meno incisivo Ben Affleck nell'interpretare il sognatore Holden McNeil.

Sempre coprotagonista delle commedie di Smith la colonna sonora che qui consta di brani come "Can't do nuttin' for ya man" firmata Public Enemy, "California" di Liz Phair, "Run's house" di Run-DMC, ancora "Puppy Love" di Barbara Lewis... Senza dimenticare "Alive" cantata dalla stessa Joey Lauren Adams:
"I'm feeling nothing
But all alone
Just missin someone
I don't even know

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Recensione a cura di foxycleo - aggiornata al 26/01/2012 13.10.00

Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell'autore e non necessariamente rappresenta Filmscoop.it

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