Recensione lo stravagante mondo di greenberg regia di Noah Baumbach USA 2010
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Recensione lo stravagante mondo di greenberg (2010)

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locandina del film LO STRAVAGANTE MONDO DI GREENBERG

Immagine tratta dal film LO STRAVAGANTE MONDO DI GREENBERG

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Il regista e sceneggiatore statunitense Noah Baumbach firma scenografia e regia de "Lo stravagante mondo di Greenberg", dopo aver quasi sfiorato l'oscar nel 2005 con "Il calamaro e la balena" e aver scritto sceneggiature originali e divertenti come quelle di "Fantastic Mr. Fox" o "Le avventure acquatiche di Steve Zissou".
Questo film ruota completamente attorno al personaggio di Roger Greenberg (interpretato dall'ottimo Ben Stiller). Roger è un quarantenne appena dimesso da una clinica psichiatrica, dopo un forte esaurimento nervoso; a lui il fratello chiede di occuparsi della casa per sei settimane durante le quali con l'intera famiglia soggiornerà in Vietnam sia per motivi di lavoro (la costruzione di un albergo) sia per vacanza. Roger, di professione falegname, è alla ricerca di una vita nuova, è insoddisfatto del mondo che lo circonda; a dimostrazione di ciò scrive decine di lettere di protesta a ditte e società commerciali di ogni genere, inoltre fatica a instaurare sinceri e stabili rapporti interpersonali, anche con gli amici di sempre come Ivan (Rhys Ifans). Egli si ritrova spiazzato nell'accorgersi attratto da Florence (la brava Greta Gerwig), giovane venticinquenne, aspirante cantante, che per mantenersi aiuta la famiglia del fratello di Roger nelle diverse necessità domestiche. Roger e Florence sono accomunati da un forte senso d'inadeguatezza nei confronti della società circostante, dalla continua ricerca della propria realizzazione personale e dalle difficoltà di comunicazione con gli altri.

Greenberg sembra voler recuperare la propria giovinezza, non pienamente vissuta, tramite dinamiche alle volte risibili come quella del party, in cui ragazzotti ventenni continuano a chiedere a gran voce musica dei Korn mentre lui predilige l'ascolto dei Duran Duran. La sceneggiatura in questi punti è crudele, ma coraggiosa nel mettere in scena le problematiche della salute mentale in maniera dura ed efficace. Roger è reale nelle sue inattitudini, nelle sue gaffe e nel suo irritante approccio con gli altri. Certo nel suo percorso individuale di ri-costruzione di un'identità non è aiutato da un fratello, che anche dall'altro capo del mondo, è un continuo rimprovero nei confronti di chi, a suo avviso, non è affidabile e non è maturo quanto la sua età richiederebbe. Ma Roger non è realmente un fannullone egli coltiva il suo essere apatico: "io non faccio niente, non voglio fare niente. Non faccio niente per scelta".

Roger, come anche in certa misura Florence, hanno una propria prospettiva di come dovrebbero essere i rapporti sentimentali e di come dovrebbero comportarsi gli individui. Il loro modo di dialogare, o non-dialogare (lasciando messaggi in segreteria o scrivendo lettere in maniera maniacale) trova in loro stessi il criterio di verità. Roger, in particolar modo, ritiene di possedere la conoscenza delle cose senza rendersi conto che egli ne possiede solamente una rappresentazione. La rappresentazione è spirituale, riguarda l'anima, mentre la cosa in sé è materiale e oggettiva.

Greenberg incarna il soggetto di cartesiana memoria ovvero quell'io capace di filtrare tutto lo scibile attraverso il dubbio, quell'io in grado di rapportarsi all'intera gamma conoscitiva con parametri di negatività. Roger analizza la relazione con Florence spesso in termini di negatività, cerca più volte di interromperla, non sentendosi alla stregua dei suoi vecchi amici; l'ex-fidanzata Beth (Jennifer Jason Leigh) e Ivan, che hanno intrapreso un percorso e nonostante gli imprevisti e gli accidenti della vita lo portano avanti.
Il protagonista di questo film è, a suo modo, un romantico che concepisce il momento nella sua totalità. Egli vorrebbe che l'istante romantico eccedesse rispetto al semplice scorrere del tempo. Il sentimento, quello anelato e contemporaneamente rifiutato da Roger, è fascinoso, è pericoloso, è irrazionale, è la potenza del progetto del proprio io di divenire, è la forza interiore che permette all'io di porsi in maniera totale.
Per tali motivi è così difficile da attuare per Greenberg.
Anche se nel finale con ogni probabilità riuscirà, tramite due semplici parole pronunciate da Florence, ad accettare il proprio modo di essere.

Il film di Noah Baumbach ha un'altra protagonista ancora, la città di Los Angeles. Una città degli angeli per una volta a misura d'uomo, nella quale non occorre sempre e comunque spostarsi in auto (e questo si deve al protagonista che a quarant'anni ancora non guida), una città quasi confortevole, non tutta luci e locali ma composta anche di quartieri residenziali in cui crescere bambini e giocare con i cani, dove si può fare trekking all'aria aperta e trovare a soli due isolati da casa un supermercato.

La sceneggiatura del film, come già ricordato, scritta dallo stesso regista, adattando un soggetto ideato e scritto a quattro mani con Jennifer Jason Leigh, è solida e rende il film indubbiamente meritevole di una visione. In aggiunta si deve citare la perfetta colonna sonora firmata da James Murphy, con l'aggiunta di alcuni brani utili alla craterizzazione dei personaggi, ad esempio "The Chauffeur" dei Duran Duran, "Shot Down" dei Sonics o "It Never Rains in Southern California"di Albert Hammond.

Per quanto concerne il cast tutti gli attori centrano perfettamente i loro personaggi, dando personalità, vivacità e dinamicità che rendono lo spettatore vicino a essi. Bravissimo Ben Stiller in un ruolo drammatico ed emotivamente molto complesso; incantevole Greta Gerwig che incarna una ragazza tremendamente normale nell'aspetto esteriore, alle volte appare certamente bella altre volte una ragazza qualunque che passa tranquillamente inosservata; convincente anche Rhys Ifans. Nonostante alcune pretenziosità di stampo autorale, il film scorre bene, il ritmo è adeguato a quello di una commedia, i dialoghi sono curati e brillanti, le interpretazioni realistiche e quasi spontanee nell'effetto. Un film che richiama un po' il sapore delle commedie di Hal Ashby.

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Recensione a cura di foxycleo - aggiornata al 18/04/2011 15.37.00

Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell'autore e non necessariamente rappresenta Filmscoop.it

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